Categorized | Economia e mercato

Stampa, il problema non è l’equo compenso ma i sussidi

– Pare che il Parlamento italiano, impegnato a liberare da lacci e lacciuoli l’asfittica economia italiana, voglia spingersi ancora più in là rispetto a quanto già fatto, risolvendo definitivamente la piaga principale che affligge il settore giornalistico.

Peccato che la proposta di legge redatta dall’ex colomba Silvano Moffa fallisca clamorosamente l’obiettivo, scambiando i sintomi con la causa.
L’idea è che stabilendo un equo compenso (equo secondo decisione di chi, poi?) per quei giornalisti freelance che collaborano con testate percipienti contributi pubblici, si possa debellare una volta per tutte il fenomeno del precariato, in effetti molto diffuso tra chi scrive per la carta stampata. In linea di principio non sembra errato ipotizzare una sorta di vincolo all’erogazione dei contributi pubblici, proprio come non è sbagliato, al di là di problemi di efficienza che ne derivano, che gli istituti di credito beneficiari di sussidi pubblici siano in qualche modo soggetti all’indirizzo e al controllo dello Stato.

I proponenti sembrano tuttavia dimenticare il motivo principale per il quale si è avuto un sì dilagante aumento dei compensi irrisori nel settore giornalistico. E il motivo è che il mercato dei quotidiani e delle riviste italiane è completamente drogato dall’intervento della mano pubblica, che pompa da decenni centinaia di centinaia di milioni in prodotti editoriali che nessun cittadino sarebbe mai disposto a comprare quotidianamente o settimanalmente.

Prodotti senza consumatori che da decenni possono vivere di vita propria, senza che i loro ideatori siano chiamati a risponderne. Incentivare l’apertura di decine di nuovi giornali stampellandoli con il denaro pubblico e quindi garantendone sempre e comunque la sopravvivenza non può che incoraggiare modelli di business fallimentari. Se il “lavoro svolto” il mercato non lo apprezza, è inutile interrogarsi “sulla quantità e sulla qualità” dei singoli contributi, nella speranza di poter migliorare le cose, rendendo più facile l’esistenza di chi scrive per giornali non letti.

E a ciò si deve aggiungere il fatto che lo statuto speciale dei giornalisti professionisti, che possono fare affidamento su un ordinamento ipertutelato ed iperpagato e bloccano i processi di ristrutturazione del settore, non fa altro che spaccare il mercato dei lavoratori in due, proprio come nel settore pubblico o in altri comparti del settore privato.

Il combinato disposto di sussidi e insider iperprotetti ha come conseguenza che ci sono molti non protetti in circolazione che decidono di accettare compensi minimi o addirittura di lavorare gratis per diventare, un giorno, chissà, insider a loro volta. Siccome il premio per l’insider è grande, vale la pena anche di lavorare a basso costo.

Dare un compenso equo ai freelance, qualsiasi cosa ciò significhi, avrebbe come conseguenza inintenzionale non la riduzione degli abusi, ma il loro trasferimento sulle spalle dei collaboratori non iscritti all’ordine, perlopiù giovani stagisti e praticanti o esterni alla redazione cui viene talora esternalizzato il lavoro. L’incremento dei costi derivanti da un simile impianto legislativo potrebbe paradossalmente condurre alla liquidazione di molti prodotti editoriali, anche se, conoscendo i meccanismi perversi indotti dalla mano pubblica, è più facile che ciò trascini con sé una richiesta di sussidi ancora maggiore.

In conclusione, una piccola considerazione personale. Anche nel mercato del lavoro del migliore dei mondi possibili, davvero competitivo e aperto senza distinzioni di rango tra professionisti, freelance e paria esterni, ci sarà sempre chi accetterà di scrivere un articolo per pochi euro, senza che si tenga conto dello sforzo fatto e delle risorse impiegate. Non deve però comunque essere il legislatore a impedire tutto ciò, pena una deresponsabilizzazione dei giornalisti stessi.

Starà all’intelligenza, alla bravura o alla necessità contingente di ciascun freelance o collaboratore esterno accettare o rifiutare un determinato compenso o addirittura accettare di scrivere gratuitamente, dandosi da fare per sommare collaborazioni con questo o quel giornale per sbarcare il lunario.
Nel frattempo incominciamo ad eliminare i sussidi, ad abbattere le barriere all’ingresso e a ridurre i privilegi. Per discutere delle storture del mercato ci sarà tempo quando esso tornerà a funzionare.


Autore: Giovanni Boggero

Nato nel 1987, si è laureato in giurisprudenza a Torino con una tesi in diritto internazionale. Ha studiato anche a Gottinga e Amburgo. Svolge un dottorato in diritto pubblico presso l'Università del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" e si occupa di Germania per il quotidiano Il Foglio, la rivista Aspenia e per FIRSTonline.

3 Responses to “Stampa, il problema non è l’equo compenso ma i sussidi”

  1. Vincenzo scrive:

    Una domanda banale: dovendo stabilire un “equo compenso” non sarebbe forse il caso di stabilirlo per i giornalisti professionisti che operano in giornali sussidiati? Oveero stabilire che nessun giornalista che lavora in un giornale che percepisce anche un euro di contributo publlico, direttamente o indirettamente con le tariffe postali agevolate, possa percepire più di, che so, 5000 € al mese?
    Per quale ragione io, contribuente, debbo pagare un faraonico stipendio ai direttori, vicedirettori, redattori capo di Corriere, Stampa, Repubblica, Sole 24ore, Giornale etc. etc. etc.? Ovvio che lo stesso debba valere in RAI e in qualsiasi azienda comunque sussidiata con i soldi pubblici.
    Paradossalmente credono molto di più nel mercato quelli del periodico del Partito Marxista-Leninista (mi sembra che si chiami così), Lotta Comunista, che se ne vanno in giro porta a porta diffondendo il loro fogli e cercando contributi. Quando passano da me gli do sempre qualcosa non perché condivido le loro idee, ma perché condivido il loro modo di operare, sul mercato.
    Ma d’altra parte il più bell’elogio del capitalismo che mi sia mai capitato di leggere lo ha scritto Marx; peccato che poi sbagliò alcuni conti e fini sulla strada sbagliata.

Trackbacks/Pingbacks

  1. […] Leggi il resto dell’articolo → Condividi su:Like this:LikeBe the first to like this post. This entry was posted in Opinioni and tagged contributi, Giovanni boggero, Libertiamo, ordine dei giornalisti, statalismo, sussidi editoria by morghiz. Bookmark the permalink. […]