Monti-Cincinnato scrive che sparirà. È’ la verità, ma non tutta la verità

di CARMELO PALMA – La lettera del premier da Tokyo sembra una toppa sul buco dell’offesa che i partiti – tutti, chi più chi meno – avevano patito quando il premier, di fronte agli osservatori internazionali, aveva rivendicato un consenso e un credito superiore al loro, non solo all’estero, ma anche in Italia.

Non ci siamo capiti – dice Monti – i “miei” meriti sono i “vostri” meriti, la “vostra” capacità di interpretare l’interesse generale è la base su cui appoggia la costruzione delle “nostre” riforme, tutti insieme, “io” e “voi”, cioè “noi”, dimostriamo la maturità del Paese di fronte alla sfida dell’emergenza… Monti, insomma, si spiega – e lo fa con le parole “giuste” –  ma non si piega e tiene il punto sull’essenziale, cioè sulle cose “sbagliate” che Pd e PdL, in modo diverso, sono costretti ad ingoiare, ma non riescono a digerire.

Questa fase – lascia intendere il premier – non può essere una parentesi, che come si è aperta si chiuderà. Nulla politicamente può più essere come prima. Se così fosse, non si tornerebbe alla normalità, ma all’anomalia che aveva precipitato l’Italia nel discredito. La palla tornerà alla politica, ma non a quella “di prima”, e di un “prima” che peraltro non coincide solo con l’ultimo e tormentato periodo berlusconiano.

Le riforme non sono la medicina amara, ma la salute che la politica deve imparare a considerare come tale (il nostro amico Peppe Nanni direbbe che i sacrifici non valgano per quanto sacrificano, ma per quanto restituiscono, e solo così possono socraticamente “piacere”). Il governo Monti ha cambiato le coordinate del discorso politico e ne ha ripristinato la razionalità elementare e drammatica. Che l’Italia volti pagina non dipende (solo) dalla rottamazione del berlusconismo, ma anche dall’abbandono di quel “realismo” incapacitante che ha disarmato la politica fino a farne un mestiere gaglioffo o una militanza ottusa, e non una forma intelligente e responsabile di ragione pratica.

Monti – che ha onestamente istituito una relazione logica e retorica tra i problemi e le soluzioni e tra lo stare al governo e il governare – usa la lettera di chiarimenti innanzitutto per chiarire che la riforma del mercato del lavoro non può essere smontata senza smontare il nuovo gioco politico che l’esecutivo ha inaugurato e di cui vuole difendere le regole formali e morali. Sta insomma fermo sull’art. 18, che parte delle sue truppe parlamentari gli chiedono “realisticamente” di sacrificare. Si mostrassero loro, i partiti “vitali”, ancora partecipi di un’idea più creativa e meno conformistica delle responsabilità di governo.

Il premier nella sua lettera giocata come al solito sull’understatement – che è un registro retorico, non una forma di timidezza politica – ha ovviamente ripudiato il “montismo” e promesso di sparire di scena. Come Cincinnato, dopo la dittatura, tornerà al privato. E’ la verità, ma non è tutta la verità. Non ci sarà il partito di Monti, non ci sarà una candidatura di Monti alla premiership. Non ci sarà nulla che ricordi e richiami il berlusconismo e neppure il prodismo e il loro carisma, la loro oggettiva potenza politica e capacità mimetica e sintetica delle ragioni del proprio “popolo”.

Però, che alle prossime elezioni sia destinata ad esserci una “offerta politica” montiana, una sintesi ambiziosa ed auspicabilmente non caricaturale di questo governo moderato e radicale e delle sue più interessanti stranezze, è ormai evidente a tutti. Quale sarà la forma e il perimetro di quest’area, chi ci starà dentro e fuori, chi davanti e chi dietro, è ancora presto per saperlo e anche per capirlo. Ma non è irragionevole sperare che questo rassemblement non sia mediano, né classicamente centrista.

I partiti che stanno accompagnando la Seconda Repubblica al cimitero non sono un parente del morto, ma ciascuno un pezzo del morto. Monti, che non è un politico, è politicamente più vivo dei partiti che sono, in teoria, più politici di lui. Che le prossime elezioni si giochino, in tutto o in parte, attorno a questo paradosso è obiettivamente assai probabile, al di là delle lettere di chiarimento e di circostanza.

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Twitter @carmelopalma

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Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

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