di SIMONA BONFANTE – Aumenta il recupero dell’evasione fiscale (+15,5 nel 2011). Merito dei blitz? No, merito – conferma l’Agenzia delle Entrate – “della strategia da tempo messa in campo dall’Agenzia, che si basa su controlli sempre più mirati grazie ad analisi del rischio di evasione molto approfondite”.  Ciononostante, le incursioni a sorpresa nelle località delle vacanze vip continueranno. Perché? Effetto pedagogia. L’approccio pedagogico un suo senso ce l’ha. Nell’encomio pubblico al nostro Presidente del Consiglio, il Wall Street Journal  ha sottolineato proprio questo aspetto, la funzione virtuosa della pedagogia, per desumere il beneficio che il pur transitorio governo tecnico potrebbe arrecare al nostro sindacato-succube, investment-unfriendly, innovazione-refrattario paese. “Mr. Monti (…) has a rare opportunity to educate Italians on the consequences of opposing reform” – scrive, per l’appunto WSJ.

Il valore dell’insegnamento, d’altronde, è stato esplicitamente indicato dal Governo dei prof come principio ispiratore dei progetti riformatori avviati (pensioni) e/o proposti (lavoro). Progetti che stanno dando l’idea di essere stati avviati, appunto, più per educare gli italiani che per conseguire ponderati obiettivi di policy. Ma educare gli italiani a che?
A capire che quelli di cui si è goduto in passato non erano diritti ma improvvidi, insostenibili, socialmente distorsivi privilegi. Educarli ad imparare che il mondo è cambiato, che è cambiata la composizione socio-anagrafica del paese, cambiato il lavoro, il suo valore, la stessa possibilità di associarlo al concetto di ‘certezza’. Educarli a capire, piuttosto, che il lavoro è da ascrivere alla categoria delle opportunità – che si devono saper cogliere e continuamente rinnovare, non pretendere di assumerle come dati acquisiti. Gli italiani devono capire anche altro. Ad esempio che lo Stato non è un prestatore di ultima istanza di garanzie, che non è suo compito fissare redditi e creare occupazione. Ché quello, piuttosto, è compito del paese nel suo insieme – dei lavoratori come degli imprenditori, degli amministratori pubblici come dei manager privati: dei cittadini individualmente intesi, insomma.

Gli italiani devono capire, ok. Ma sono disposti a farlo? Non lo sono stati sino ad ora, non lo sono stati in questi vent’anni quando invero le buoni ragioni, le circostante e le chance per predisporsi al cambiamento c’erano tutte. E dunque perché dovrebbero esserlo ora, oltretutto in flagrante mancanza di un esempio macroscopicamente virtuoso che ne soffochi sul nascere le eventuali (ma legittime) refrattarietà? Perché cioé io lavoratore, io imprenditore, io contribuente generalmente inteso dovrei accollarmi il costo di una svolta di sistema epocale se quei costi l’amministrazione pubblica è incapace ed addirittura impermeabile ad assumerne la relativa parte su di sé? Ne scriveva giusto ieri Lucio Scudiero: “Falcidiare la spesa pubblica non è un’opzione. È un obbligo.”  Ed allora, com’è possibile immaginare che l’azione di pedagogizzazione possa rivelarsi efficace quando nulla viene fatto per arginare, contrastare e dunque annichilire il vizio contro-pedagogico per eccellenza del nostro paese: il soverchio senso di indifferenza, insensibilità e sostanzialmente non-responsabilità morale per il denaro che si chiede ai cittadini di affidare alla gestione pubblica?

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