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Un’Agcom troppo potente sarebbe pericolosa per la libertà della Rete

- La tormentata storia tra l’Agcom e il diritto d’autore online sembra non conoscere tregua. L’ultimo colpo di scena è arrivato ieri, quando, sul sito de La Stampa, è comparso il testo di una norma di matrice governativa che consegnerebbe all’Autorità pieni poteri di intervento.

Ma facciamo un passo indietro. Da circa un anno a questa parte l’Autorità ha intrapreso un percorso finalizzato all’adozione di un regolamento con il quale disciplinare i propri poteri in materia di diritto d’autore nelle reti di comunicazione elettronica.
In particolare, l’Autorità ha sempre ritenuto di avere una competenza generalizzata in subiecta materia sulla base di tre presupposti normativi: in ordine rigorosamente cronologico, l’articolo 182-bis della Legge sul diritto d’autore, gli articoli 14, 15, 16 e 17 del D.lgs 70/2003 e, infine, l’articolo 32-bis del d.lgs 177/2005 (introdotto dall’articolo 6 del D.lgs 44/2010, c.d. Decreto-Romani).

Questo assunto è stato contestato da più parti: invero, l’articolo 182-bis (una disposizione del lontano 18 agosto 2000) non fa minimamente cenno alle reti di comunicazione elettronica, basta scorrere il testo della disposizione per rendersene conto.
A ciò aggiungasi che esso deve essere essere letto necessariamente in combinato disposto con il successivo art. 182-ter che chiarisce quale siano le conseguenze che l’ordinamento ricollega alle attività poste in essere da AGCOM in materia di diritto d’autore. Su questo la norma lascia pochi dubbi: in caso di accertamento di violazione di norme di legge, va compilato processo verbale da trasmettere immediatamente agli organi di polizia giudiziaria.

Dunque, l’AGCOM controlla, ma ad agire deve essere l’autorità giudiziaria.

L’Agcom, come detto, ha invocato altresì a fondamento della propria competenza il D.lgs 70/2003, con cui si è recepita nel nostro ordinamento la direttiva comunitaria sul commercio elettronico. In particolare le disposizioni del decreto che si occupano della responsabilità dei provider (artt. 14, 15, 16 e 17) dispongono tutte, con formula identica, che l’Autorità giudiziaria o quella amministrativa, avente funzione di vigilanza, possa esigere, anche in via d’urgenza, che l’intermediario ponga fine alle violazioni commesse dai propri utenti tramite  i servizi offerti (accesso ad internet, caching, spazio web).

Ci troviamo di fronte, dunque, ad un dato normativo che necessita di etero integrazione per poter essere correttamente applicato: nel nostro caso AGCOM ritiene di essere quella “autorità amministrativa sopra citata” in forza del richiamato articolo 182 bis, che tuttavia, come si spera di aver chiarito, si riferisce ad altro.

E veniamo all’ultimo tassello, l’articolo 32-bis del D.lgs 177/2005. Ancora una volta è la semplice lettura della norma che rende agevole comprendere per quale motivo la pretesa di una competenza generalizzata dell’Agcom in materia di diritto d’autore sia infondata.

La norma attribuisce sì all’Agcom un potere regolamentare, ma si premura di confinarlo in un ambito soggettivo ben preciso: non qualunque realtà presente in Rete, ma solo e soltanto i fornitori di servizi media audiovisivi, che, per i non addetti ai lavori, sono coloro che organizzano un palinsesto e ne hanno la responsabilità editoriale, non i siti privati, non i siti amatoriali, non le comunità di condivisione di UGC.
In buona sostanza, un universo estremamente limitato e ben definito.

Per mesi Agcom ha respinto al mittente le critiche sopra evidenziate, chiudendosi in una totale autoreferenzialità: chiunque sollevava critiche veniva additato, nelle migliore delle ipotesi, alla stregua di “studente al secondo anno di giurisprudenza”.
Poi, nei giorni scorsi, il clamoroso dietrofront: il presidente dell’Autorità, Corrado Calabrò, nel corso di un’audizione al Senato, ha candidamente ammesso che si era in attesa dell’approvazione di una norma predisposta dal Governo che chiarisse i poteri di intevento di Agcom (sì, proprio quelli che Agcom – o forse sarebbe meglio dire, TrAGCOM – aveva sempre sostenuto di avere!).

E veniamo alle ultime ore e al testo trapelato sulla stampa.
La norma è talmente raffazzonata da indurre il lettore a pensare ad uno scherzo. Si tratta di un vero e proprio capolavoro di pressappochismo giuridico che, in un sol colpo, da un lato vanifica le competenze delle altre autorità di garanzia (da quella della Concorrenza e del Mercato, a quella per la tutela dei dati personali), dall’altro, fingendo di interpretare una legge, ne abroga un’altra!

Sì, perchè il vero capolavoro sta nel fatto che la norma viene presentata come di “interpretazione autentica”: in sostanza, non servirebbe ad innovare l’ordinamento, ma solo a chiarire il significato di disposizioni esistenti. La logica è sottile e perversa: come si può non screditare un’Autorità “tecnica” che per mesi ha accampato competenze che non aveva e nel contempo dotarla di poteri nuovi? Semplice, si fa finta di interpretare quanto già esiste, inserendo dei correttivi qua e là.

Capita allora che la norma “chiarisca” che l’Agcom è “l’autorità amministrativa avente funzioni di vigilanza di cui agli articoli 14, 15, 16 e 17 del D.Lgs 70/2003”: nel farlo, però, finisce per chiarire un po’ troppo. L’Agcom voleva solo i poteri in materia di diritto d’autore ed invece si ritrova (rectius: si ritroverebbe) ad essere l’autorità competente su tutto ciò che capita in Rete: diffamazione, farmaci, pratiche commerciali scorrette, vendite su Ebay e chi più ne ha più ne metta.

L’altro aspetto inquietante è che, sempre nell’enfasi chiarificatrice, all’Autorità viene (rectius: verrebbe) attribuita anche la possibilità, in caso di violazioni ripetute del diritto d’autore, di “disabilitare l’accesso al servizio”: un’espressione talmente vaga da ricomprendere anche l’ipotesi della disconnessione dell’utente da Internet sul modello Hadopi francese.

Un governo tecnico, composto da eminenti Professori, non può macchiarsi di una disposizione del genere.
E’ tempo di invertire la rotta, di uscire dalla logica emergenziale imposta al Paese dalla lobby dell’intrattenimento e di affrontare con serietà ed in sede parlamentare una riforma complessiva del diritto d’autore che tenga conto del mutato scenario tecnologico e delle nuove opportunità offerte da Internet.


Autore: Marco Scialdone

Avvocato, responsabile del Team Legale di Agorà Digitale, associazione che si batte per la tutela dei diritti digitali e dei diritti civili di nuova generazione. E' docente in digital copyright presso la facoltà di Scienze della Comunicazione della Link Campus University di Roma.

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