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Il Papa a Cuba porta più disillusione che speranza

– Un uomo solo contro la polizia. Un uomo solo ha gridato “Abbasso il comunismo!”, poco prima della messa del Papa a Santiago de Cuba.

E’ bastato solo questo episodio per cambiare il volto di una visita pontificia ufficiale a Cuba. Non deve stupire il numero singolare: le proteste contro il comunismo sono storicamente individuali. E, a meno che il regime non sia già marcio e pronto a cadere, non possono che essere individuali, visto il grado di controllo e repressione. Il cinese che si è posto, da solo, davanti a una colonna di carri armati a Tienanmen. I tibetani che, uno dopo l’altro, si danno fuoco per protestare contro il regime di Pechino. Lo studente cecoslovacco Jan Palach, a suo tempo, che si diede alle fiamme come un bonzo orientale per protestare contro l’invasione sovietica del suo Paese e la “normalizzazione” stalinista. I dissidenti intellettuali russi hanno sempre agito da soli: Sacharov, Solzhenitsin, Bukovskij, hanno tutti una storia di solitudine, anche nei Paesi che li hanno accolti.

E’ per questo che il gesto coraggioso, praticamente folle, di un singolo manifestante cubano, non deve essere sottovalutato. E’ solo la punta di un iceberg. Il regime ce l’ha messa tutta per accogliere il Papa a modo suo. “Il Papa troverà un popolo nobile, istruito, equo e organizzato”, scrive il Granma. I non “nobili, istruiti, equi e organizzati” sono già finiti tutti in galera: 150 arresti “preventivi” nei giorni che hanno preceduto la visita pontificia. E’ stata una “pulizia ideologica”, come l’ha battezzata la dissidente Yoani Sanchez nel suo blog.

Il dissidente Guillermo Farinas è tra gli ottanta oppositori che firmano un documento online in cui si denuncia un “coprifuoco” da parte delle autorità contro gli attivisti dei diritti umani. “Sua Santità arriva in un Paese dove coloro che esercitano i diritti umani fondamentali sono stati sottoposti ad un coprifuoco”, dichiarano i dissidenti. Nel loro testo si parla di arresti e minacce a numerosi oppositori nelle ultime ore che hanno preceduto l’arrivo del Papa. Si afferma che il governo cubano “esige” che i “suoi militanti comunisti” partecipino alle messe del Papa, e al tempo stesso “ferma o arresta la grande maggioranza degli attivisti”, che “sono quasi tutti cristiani”.

La dura realtà della repressione fa ancora più male se messa a confronto con le parole retoriche e blande delle autorità cubane. Raul Castro, accogliendo Benedetto XVI, ha solo accennato ad astratte promesse di riforme, in un modo che sembra un vuoto gioco di parole: “cambiare ciò che doveva essere cambiato, sulle basi delle aspirazioni del popolo”. Ci ha pensato il suo vicepresidente, Marino Murillo, a ridimensionare ulteriormente il discorso: “A Cuba non ci saranno cambiamenti politici, ma aggiorneremo quanto necessario il modello economico, per rendere sostenibile il nostro socialismo”.

Qualsiasi discorso di apertura, tra l’altro, è soffocato dalla consueta retorica anti-americana: “La nazione più potente che abbia mai conosciuto la storia – ha dichiarato Raul Castro nel suo discorso di accoglienza del Pontefice – ha cercato senza riuscirci di toglierci la libertà. Il cerchio nei confronti di Cuba è sempre in piedi, soprattutto nei confronti dei settori dell’economia e della finanza”, aggiungendo che gli Usa stanno facendo di tutto per “calunniare” Cuba. E’ la solita tattica totalitaria: se il tuo Paese muore di fame (perché l’economia pianificata non è sostenibile) devi sempre trovare un nemico esterno a cui dare la colpa.

Cuba ha bisogno di un risveglio, non solo di un “aggiornamento del modello economico”. E’ l’unico Stato totalitario marxista-leninista ad essere rimasto immutato, a non aver vissuto una sua primavera, ad esser sempre sigillato, da 53 anni, entro i suoi confini. Benedetto XVI, il papa teologo, risveglierà le coscienze? Sarà solo un’impressione. Ma nella sua critica al marxismo “che non riflette più la realtà” (frase pronunciata ben fuori dai confini di Cuba) e nelle sue parole di “rinnovamento”, “speranza” e “libertà” (nell’obbedienza a Dio), c’è sempre un che di estremamente astratto. L’opposto di un Giovanni Paolo II che parlava direttamente al cuore dei polacchi nel bel mezzo della Guerra Fredda.

Le agenzie stampa si rincorrono per capire se Benedetto XVI incontrerà uomini di regime e loro alleati, quali Fidel Castro o Hugo Chavez. Il popolo, che ha affollato Santiago e L’Avana, resta in secondo piano. Un po’ come i cinesi nelle Olimpiadi di Pechino: ci sono, ma potrebbero anche essere ricreati al computer. L’unico tocco di realtà e umanità, appunto, è e resta l’uomo che, sfidando la sorte e prendendosi una manica di botte, è riuscito a gridare “Abbasso il comunismo!”. Padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano, lo ha definito “un piccolo incidente”.


Autore: Stefano Magni

Nato a Milano nel 1976, laureato in Scienze Politiche all’Università di Pavia, è redattore del quotidiano L’Opinione. Ha curato e tradotto l’antologia di studi di Rudolph Rummel, “Lo Stato, il democidio e la guerra” (Leonardo Facco 2003) e il classico della scienza politica “Death by Government” (“Stati assassini”, Rubbettino 2005).

3 Responses to “Il Papa a Cuba porta più disillusione che speranza”

  1. Bell’articolo! Interessante e convincente. Mi permetto al riguardo di segnalarLe il mio libro “Raul Castro” (Greco e Greco editori, Milano) dove arrivo alle stesse sue conclusioni.
    Con i migliori saluti
    Domenico Vecchioni

  2. edoardo scrive:

    io sono stato a cuba più volte come volontario ed ho visto cose che nessuno dice,ad esempio il fatto che tutti i cubani hanno la sanità gratuita,la scuola gratuita,lo sport gratuito. purtroppo hanno anche loro una forte corruzzione tra alcuni burocrati e forze di polizia. non ho certo trovato il paradiso in terra,ho visto però nonostante il blocco economico di 50 anni da parte degli usa (nonistante 20 anni di votazione a favore di cuba da parte dell’onu 97 paesi su 100),ho visto la gente,ho parlato con la gente, non ho la verità in tasca ovviamente. all’autore del libro che sembra avere la verità vorrei chiedere solo alcune cose e mi piacerebbe avere delle risposte:
    1. conosce l’USAID? 2. è a conoscenza che da qualche anno sono in corso delle modifiche dell’economia? supportate anche dall’intervento del Prof.Vasapollo italiano? 3. conosce che 9.000.000 di cubani hanno partecipato alle assembleee dei CDR (conosce vero cosa sono queste strutture). 4. ovviamente per fare il libro e dare la verità sarà stato a cuba? 5. conosce che la legge torricelli,la legge burton americana è ancora in vigore? 6. sa che gli usa finanziano i dissidenti con milioni di dollari per sovvertire il governo attuale,non lo dico solo io,ma il sig. vayne smith (ex incaricato usa)intervistato dal giornale messicano LA ORNADA.? POTREI ANDARE AVANTI DELLE ORE: ripeto cuba è un paese povero ma ha dimostrato di riuscire ad andare avanti con difficoltà ma sta andando avanti come una formica. grazie

  3. Panda Molesto scrive:

    Gli sprechi che il papa ha causato a Cuba non sono su nessun giornale… tutti parlano di evangelizzazione e politica e mai di quello che c’è dietro : http://pandamolesto.com/1205-papa-benedetto-visita-cuba/

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