I fantasiosi dubbi dell’OUA sulla mediazione

– Di recente, l’Organismo Unitario dell’Avvocatura – meglio noto come OUA – ha diffuso un “Manifesto”, così denominato, con l’obiettivo di propalare in sei punti la tesi di presunta incostituzionalità dell’istituto della mediazione delle controversie civili e commerciali, ormai da un anno disciplinato all’interno dell’ordinamento giuridico italiano.

Premesso che un documento del genere è stato impropriamente definito “Manifesto”, dal momento che non espone i principi ispiratori di un movimento (l’OUA infatti non lo è), occorre chiarire che l’istituto mediatizio di cui si discetta non è affatto contrario alle disposizioni della Carta Costituzionale della nostra Repubblica.

I primi tre punti del pamphlet dell’OUA rimandano tutti a un presupposto erroneo, che è quello della configurazione della procedura di mediazione come anticamera del necessario processo giurisdizionale.

Sostenere che la mediazione determini un più difficile accesso alla Giustizia per il cittadino, un ulteriore dilatamento dei tempi per la presentazione della richiesta di giustizia al giudice naturale e un aumento delle spese di giustizia a carico del cittadino trae principio proprio da quella falsa ed incongrua rappresentazione della realtà.

La mediazione deve servire, e servirà, a comporre rapidamente e satisfattivamente le controversie tra privati, senza che queste sfocino nei Palazzi di Giustizia.

Il coefficiente probabilistico di riuscita della mediazione è direttamente proporzionale al grado di competenza ed affidabilità dei mediatori, peraltro costantemente obbligati a sottoporsi, dopo l’iniziale corso di qualificazione, a percorsi di aggiornamento formativo periodico rigidamente verificati quanto a forme e contenuti.

D’altronde, è da chiedersi, se non venga meno al dovere di realizzare la funzione sociale dell’avvocatura quell’avvocato che, con atteggiamento intriso di pregiudizio, rifiuti l’idea di comporre la lite del proprio assistito in una sede extraprocessuale rapida ed economica (i costi non sono certamente quelli dei processi, a partire proprio dagli onorari degli avvocati).

Fin dal 2008 l’attuale Presidente del Consiglio Nazionale Forense sosteneva, condivisibilmente, che la funzione sociale dell’avvocatura consistesse nella propensione di questa alla difesa incondizionata dei diritti del cittadino.

La scorsa settimana gli avvocati italiani a congresso straordinario si sono beati, e han fatto bene a farlo, di uno slogan, o più precisamente di un jingle, congressuale dall’indubbio appeal: «I diritti non sono merce».

L’ostracismo di taluni manzoniani azzeccagarbugli (fortunatamente non molti) può motivarsi soltanto in ragione del timore di vedere erosi certi intollerabili privilegi che mal coesistono con l’essenza più intima della funzione sociale dell’avvocatura.

Per di più, l’avvocato vittima di una visione preconcetta non sarà mai un buon avvocato perché non godrà mai dell’imprescindibile e peculiare suo status libertatis.

Kant esortava chiunque ad «osare di sapere»e a liberarsi di qualsivoglia tipo di oscurantismo collettivo.

Nel quarto punto del libello, l’OUA lamenta che la mediazione costituisce uno strumento dilatorio per chi non intenda conciliare le liti.

Orbene, chi instaura una lite non già per tutelare i propri diritti ma allo scopo di dar fastidio a chicchessia non può esser destinatario di sentimenti di benevola comprensione!

E difatti, ad esempio, gli atti emulativi sono vietati dal Codice Civile.

Al quinto punto del documento si accampano inspiegate, e come tali non replicabili (quasi tamquam non essent) disarmonie dell’istituto della mediazione con aspetti tecnico-procedurali della difesa dei diritti ed interessi.

Con tutto il rispetto per l’OUA, è difficile che qualcuno creda ai suoi dogmi, visto che sono in crisi perfino quelli teorizzati e codificati dall’Autorità Ecclesiale della Chiesa Cattolica, comunque provvista di un’autorevolezza storicamente conferitale quanto meno dalla propria secolare trascendenza temporale.

Ultimo punto del “Manifesto” incentrato sulla valenza negativa, in punto di spese, della eventuale proposta formulata dal mediatore (che per sciatteria o forse arroganza gli avvocati chiamano erroneamente “conciliatore”) nel giudizio che dovesse instaurarsi successivamente alla mediazione. Scrivono infatti dall’Oua, che la mediazione sarebbe incostituzionale «perché prevede la formazione di una proposta di conciliazione da parte del conciliatore, senza il consenso di entrambe le parti, che può avere ricadute pregiudizievoli nel giudizio di merito anche per chi non ha portato il consenso e non intende far ricorso alle procedure stragiudiziali di mediaconciliazione».

Forse senza accorgersene, e probabilmente per effetto di una non corretta lettura delle disposizioni normative in materia, chi ha vergato il contenuto di questo e degli altri punti in analisi ha di fatto delegittimato il ruolo del giudice, il quale è sempre titolare della potestà di vagliare l’operato di rito e merito del mediatore e non potrà mai automaticamente confermarne l’escreto.

Tenga infine conto l’OUA che molte associazioni, fra queste APM-Avvocati per la Mediazione, sono favorevoli all’istituto in parola: è questo allora il modo di rappresentare l’integralità dell’avvocatura italiana?


Autore: Mario Tocci

Nato nel 1979, è avvocato in Cosenza. Autore di pubblicazioni di carattere giuridico, è dottore di ricerca in “Impresa, Stato e Mercato” presso l’Università Statale degli Studi della Calabria e già membro del Consiglio Esecutivo Nazionale dell’Associazione degli Avvocati Giusconsumeristi Italiani.

4 Responses to “I fantasiosi dubbi dell’OUA sulla mediazione”

  1. Ciò che limita l’accesso alla giustizia è l’obbligo di rappresentanza da parte di un causidico. Adottando le parole del Consiglio d’Europa, “la tesi in base alla quale una parte dovrebbe essere rappresentata da un avvocato al fine di difendere il proprio caso va rigettata, per il semplice fatto che ciò limiterebbe il diritto di ricorso alla giustizia”. Chi interpreta i diritti alla stregua di merci, tende a disapprovare questa disposizione; ci risulta che gli avvocati respingano la suddetta posizione espressa dal Consiglio d’Europa.

    La mediazione è un istituto che ha dei punti lodevoli, salvo laddove viene consentito agli azzeccagarbugli di intervenirvi, sia in qualità di rappresentanti che di mediatori.

    Risulta irriconoscibile l’ostentata funzione sociale dell’avvocatura; piuttosto, è individuabile la sua funzione privatistica per la difesa del monopolio dei servizi legali.

    Le statistiche dimostrano che la giustizia è più equa e rapida in quei Paesi dove l’importanza ricoperta dagli avvocati è minore; l’Italia si trova al 158° posto nel mondo per quanto concerne l’efficienza della giustizia. Seguono Djibouti, Liberia e Slovenia.

    Riteniamo che le maggiori responsabilità vadano fatte ricadere sui cittadini piuttosto che sui legulei. Se ci si trova di fronte ad una questione di natura giuridica da risolvere, è pressoché automatico che ci si rivolga ad un mozzorecchi nell’infondata convinzione che: a) egli sia il solo a potere disporre delle risposte adeguate; b) comunque, chi necessita della soluzione non possiede gli strumenti adeguati per procurarsela autonomamente.

    Se è vero, dunque, che gli azzeccagarbugli riportano gravi implicazioni per i danni causati ai clienti, è forse giunto il tempo per valutare se non sia pure il consumatore medio a dovere essere sottoposto ad un vaglio di responsabilità; nel senso che egli, ancor oggi, pretende dal cavalocchio ciò che quest’ultimo non sembra più in grado di svolgere: ossia la consulenza, l’assistenza e la rappresentanza legale.

    © responsabilitaavvocati.com

  2. Luca scrive:

    Grandissimo Mario, come sempre. Per quanto riguarda il sig. responsabilitaavvocati.com, che offende l’intera categoria (riporto la definizione di “causidico” da Wikipedia: nel diritto romano e medievale, figura attoriale che rappresentava in giudizio una delle parti, senza essere un avvocato. Quest’ultimo si occupava invece di dirimere la questione in punta di diritto
    ((scherzoso), (ironico), (dispregiativo) per indicare un avvocato di bassa lega, poco abile, avvocatucolo), ovviamente per poi pubblicizzare il suo sito di avvoltoi, direi che il suo è ovviamente un atteggiamento da “ignorante”, nel senso che ignora molte cose. Posso immaginare che il suo odio verso gli Avvocati dipenda da questioni personali di cui mi dolgo, e il suo intento sia chiaramente quello di guadagnare sulle disgrazie altrui; ma la realtà è che la categoria degli Avvocati è una delle migliori che esista, in questo Paese. La responsabilità dello stato della Giustizia, in Italia, è solo ed esclusivamente dello Stato e dei Magistrati, non certo degli Avvocati. Ma dialogare con uno che sa solo offendere (azzeccarbugli…gravi implicazioni per i danni ai clienti…) mi pare inutile. Per conto mio, continuo a portare i miei clienti in Mediazione e a far evitare i Tribunali appena possibile, nonché a fare il Mediatore nel miglior modo possibile. Arrivederci.

  3. mario scrive:

    a parte la posizione oua, la mediazione non funziona.
    Ne ho fatte due come legale e ci siamo trascinati stancamente anche oltre i 4 mesi previsti (forse perchè c’era valore e i mediatori avevano visto un guadagno?): alla fine ho scoperto che io (il cliente) ha versato gli 800,00 euro per la mediazione, chi lha introdotta manco quelli, e la mediazione gliela hanno accettata cmq…
    mah

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  1. […] Articolo avv. Tocci 29 marzo 2012 Rate this: Share this:EmailStampaFacebookTwitterLinkedInLike this:LikeBe the first to like this post. Avvocati Conciliazione, Mediazione, OUA mediazione […]