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Nuovo centro: tutto pronto?

– Tempo di fermentazione per il Terzo Polo.
L’apertura iniziale è tutta del Presidente della Camera Gianfranco Fini che dal palco di Pietrasanta, dove si è tenuta la convention di Futuro e Libertà, ha “licenziato” il partito, aperto alla società civile, predicato movimentismo e posato lo sguardo su Italia Futura, il think tank di Luca Cordero di Montezemolo.

Segue a ruota il leader dell’Udc Pierferdinando Casini: anche per lui, partito in soffitta, possibilità di nuovo soggetto e restyling dell’area democristiana per il dopo Monti. Il Terzo Polo si prepara ad una nuova forma più snella e più moderna.

I due leader hanno capito prima degli altri che la generazione della quale fanno parte è ad un passo dall’uscio così come le vecchie metodologie di organizzazione politica. E allora spingono su due fronti. Da un lato promuovono lo sviluppo del Paese sostenendo senza riserve le riforme del governo Monti, senza incorrere nei problemi lobbistici o ideologici dei due partiti maggiori, e dall’altro si preparano ad elaborare insieme un nuovo soggetto politico.

E Montezemolo? Italia Futura ha delineato un percorso ben chiaro sino ad oggi. Dapprima si è costituita come pensatoio di giovani intellettuali, poi ha allargato il suo bacino di utenza con forme di partecipazione del pubblico della rete, a questo è seguito un incipit di radicamento territoriale e oggi si è aperta la fase “Cantiere Italia 2013” con il proposito di costruire un’offerta politica alle prossime elezioni. Il sostrato sociale ed economico a cui attinge è molto vicino a quello di Confindustria e Confartigianato, con uno sguardo che si allunga sul mondo della cultura e del volontariato. Come evolverà? Difficile dirlo, ma i sintomi perché partecipi concretamente alla nuova fase politica ci sono tutti.

E’ noto che i tre leader si sentano spesso e che oggi il Terzo Polo sia l’interlocutore privilegiato del Presidente della Ferrari e dei suoi uomini. Complesso azzardare ipotesi di confluenza tra il polo di centro ed Italia Futura, almeno nella tempistica, probabile però che le forze si uniscano in qualche forma e che cerchino di rompere le catene di partiti vecchi che non attirano né coinvolgono più nessuno, eccezion fatta per chi occupa posizioni di potere all’interno degli stessi o è inglobato nella rete delle clientele.

Ragionando sui temi politici potrebbe emergere un contenitore da riempire con i principi di un conservatorismo liberale e moderno. Modello Cameron, per intenderci. Italia Futura ha prodotto molto in tema di tagli agli sprechi della politica, della Pubblica Amministrazione, della sanità. La riduzione della spesa pubblica è uno dei temi forti dei montezemoliani. Sulle riforme economiche le forze in questione sono sostanzialmente sulla stessa linea d’onda: più flessibilità per il mercato del lavoro, più concorrenza, tasse più basse per le imprese.

Futuro e Libertà potrebbe arricchire l’offerta con le riflessioni tematiche relative a legalità, diritti civili, immigrazione e rispetto delle istituzioni. Dall’Udc potrebbe essere ereditata l’attenzione alla famiglia, all’istruzione e al mondo della solidarietà. Se mai un nuovo soggetto vedrà la luce, esso  dovrà essere aperto e contendibile con meccanismi di democrazia interna, composto dalle migliori risorse vecchie e nuove, con capacità di attrazione di esponenti ed elettori di Pd e Pdl e soprattutto della società civile. Innovativo nella comunicazione, riformatore nella società e rigido sulle credenziali dei propri candidati.

Tutti si chiedono come possa essere gestita la leadership, se sarà condivisa dai leader politici, se prevarrà un outsider o se magari si possa trovare un uomo in continuità con il Governo Monti. Lo scenario è ancora nebuloso, ma è certamente da evitare l’errore di costruire un soggetto dall’alto ed in pura logica di spartizione. Sarebbe un’architettura destinata a crollare.

Il tempo dei leader’s party è terminato, come pure quello dei partiti di massa. E’ venuto il momento dei comitati elettorali organizzati, capaci di muoversi intorno a precise coordinate culturali e aperti alla competizione interna. Per ora siamo ancora nel campo delle ipotesi e della pura teoria, ma i primi movimenti tellurici si avvertono e l’esperimento potrebbe rivelarsi interessante.


Autore: Lorenzo Castellani

Studia Giurisprudenza alla Luiss Guido Carli di Roma. Appassionato di diritto, politica e giornalismo. Ha diretto un giornale universitario e fondato il network studentesco LUISS APP, è promotore dell'associazione ZeroPositivo. Liberale e liberista, sogna un’Italia dinamica, aperta e competitiva. Tw:@LorenzoCast89

2 Responses to “Nuovo centro: tutto pronto?”

  1. foscarini scrive:

    I temi sembrano quelli di un partito della confindustria. E la confindustria altro non è che una lobby imprenditoriale anche peggiore di quella dei sindacalisti.
    Nessuna tracca di tea party o di qualsiasi cosa che sia veramente nuovo.
    Casini, Fini e Montezemolo sembrano tre cariatidi del passato che puzzano di muffa lontano un miglio.
    E quanto a clientele, beh c’è da ridere con questo parterre.
    Se il centrodestra italiano si riduce ai socialisti di Berlusconi e alla muffa clientelar-democristiana di Buttiglione,Bocchino e Montezemolo allora, cari miei, la sinistra vincerà per i prossimi cinquant’anni.
    Questa frittata socialista in salsa confindustriale è assolutamente indigeribile.
    Il centro destra in Italia non esiste. Meglio votare per l’incognita Grillo piuttosto che per la solita m..rda. E mi si perdoni il linguaggio tecnico.

  2. non vedo quale modernità possa portare montezemolo. è un uomo della vecchia industria che succhia alla mammella dello Stato e quando i soldi pubblici finiscono invece di investire in innovazione, preferisce portare le imprese nei Paesi dove la manodopera costa poca.
    alla continua ricerca che qualcuno, operai o Stato, sopperisca alla sua incapacità imprenditoriale.

    in quanto a casini, farà il solito sindacalista di qualche boiardo di Stato, qualche ras locale che campa sulle clientele e del vaticano.

    insomma… il terzo polo più che liberale, sembra democristiano.

    ps.
    fini è da 30 anni in parlamento, sarebbe ora di andare in pensione? negli altri Paesi i partiti restano e gli uomini cambiano, in Italia uno come Fini ha già visto MSI,AN,PdL,FLI…

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