La tempesta politica perfetta. Ma Monti è ‘tecnico’, mica scemo

di CARMELO PALMA – Sulla riforma del mercato del lavoro rischia di scatenarsi una tempesta politica perfetta. Il dossier è tra i più delicati e le perturbazioni che si addensano all’orizzonte del dibattito parlamentare non sembrano promettere nulla di buono.

A rendere “perfetto” un uragano è la concomitanza di eventi che singolarmente non produrrebbero troppi danni, ma combinati insieme determinano catastrofi. A “perfezionare” l’uragano della riforma potrebbe essere il concomitante disimpegno del PdL e del PD. Nel primo caso, con la volontà di scassare gli equilibri della maggioranza, nel secondo con l’interesse esclusivo di non farsi scassare dal peso della riforma.

Il PdL – che è liberale solo con gli elettori degli altri, e mai coi propri e che sostiene o avversa le riforme dolorose a seconda di chi le paga – getta benzina sul fuoco e spera che l’incendio divampi nelle file della maggioranza. Il Pd continua invece a tenere una sorta di contabilità separata – di là i conti del governo, di qui quelli del partito –  e quando è chiamato a scegliere tra il bilancio del Paese e quello della “ditta” privilegia ovviamente il secondo.

Il PdL non vede l’ora che il governo si schianti contro il muro del PD e lo invita ad accelerare. Il PD, messo alle strette dalla CGIL, preferirebbe chiudere la parentesi del governo tecnico per tornare nei panni larghi, comodi e sformati della sinistra di Vasto. Fino ad oggi, inoltre, si è pensato che né il PdL né il Pd avessero veri incentivi a rompere con l’esecutivo. Ora che il rischio del default sembra più lontano (ma è davvero così?), disarcionare il governo, isolare il Terzo Polo e riproporre lo scontro tra gli “amici” e i “nemici” del Cav. potrebbe diventare per entrambi una tentazione irresistibile. Fatta fuori l’alternativa migliore, si tornerebbe all’alternanza tra i peggiori, nelle macerie del bipolarismo italiano.

Ma il Terzo Polo, Monti e il suo “partito” possono fare ancora molto per rompere questo gioco. Se non in Parlamento oggi, nelle urne quando sarà. Monti, che è “tecnico”, ma non è scemo, e capisce il giro del fumo nelle stanze della politica, ha ieri chiarito in modo abbastanza eloquente che se il Parlamento non va dove vuole lui, non sarà lui a farsi portare dove le strategie di sopravvivenza parlamentare condurrebbero un esecutivo qualunque – di quelli compresi nell’alternativa tra il “tirare a campare” e il “tirare le cuoia” – ma non possono trascinare un governo “strano” come quello che abita pro tempore le stanze di Palazzo Chigi.

Monti, giusto per far capire che  l’ingenuità è un vezzo (a questo punto perfino rinunciabile, noi diremmo) ha anche precisato che la “politica tradizionale”, a cui lascerà il campo, tanto tradizionale non sarà. Neppure la sfida del consenso sembra inquietarlo: “Finora il Paese si è mostrato più pronto di quello che immaginassi e se qualche segno di scarso gradimento c’è stato è andato verso altri protagonisti del percorso politico. Ma non verso il governo”. Il linguaggio è un po’ doroteo, il concetto per niente.

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Twitter @carmelopalma


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

2 Responses to “La tempesta politica perfetta. Ma Monti è ‘tecnico’, mica scemo”

  1. Vincenzo scrive:

    A mio modestissomo modo di vedere il vero problema è che quanto finora ha fatto Monti, aggiustamenti sulle pensioni, riformetta delle norme sul lavoro, qualche tassa qua e là giusto per trovare i soldi per pagare i conti urgenti, è nulla rispetto a ciò che dovra fare in futuro.
    1) Taglio dei costi della Pubblica Amministrazione riducendone il personale o comunque destinando il personale ad incarichi dove non ci si limiti a perepire uno stipendio scaldando la sedia ma si faccia qualcosa di effettivamente utile ma faticoso (che ne direste di mandare un burocrate scalda sedia armato di pala e piccone a sistemare gli argini di qualche fiume che regolarmente straripa?).
    2) Taglio delle sovvenzioni, dirette o indirette, alla grande industria, cioè quella che non vuole l’articolo 18 ma si prende la cassa integrazione; imparassero a competere sui mercati internazionali e si confrontassero faccia a faccia, anche a muso duro, con i lavoratori nei casi di crisi aziendale.
    3) Niente più chiudere gli occhi sull’evasione fiscale di PMI e professionisti vari. Questo non perché le tasse siano giuste e sia bello pagarle, ma perché l’evasione è stato lo strumento con cui i piccoli imprenditori hanno potuto permettersi fino a oggi di mantenere piccola la loro azienda evitando così di perderne il controllo assoluto nel momento in cui si fossero dovuti cercare dei soci per crescere. E il “piccolo è bello” non funziona più, anzi forse non ha mai funzionato.
    4) Un bel calcio nel posteriore ai disoccupati cronici che però a raccogliere pomodori non ci vogliono andare lasciando il compito ad immigrati di varia provenienza cosa che, favorendo pratiche non certo pulitissime, altro non fa che accrescere il business delle varie mafie
    5) Taglio delle pensioni in essere per coloro che sono andati inpensione con sistemi generosissimi e che gododno magari di due o tre trattamenti pensionistici mentre comunque continuano l’attività lavorativa.
    6) Niente più influenza politica, ovvero poltrone e prebende assegnate agli amici degli amici, in municipalizzate, fondazioni bancarie e quant’altro.
    7) Far tornare i magistrati ad amministrare la giustizia e non a partecipare ai talk-show o a prendere incarichi extra-giudiziali mentre i processi, soprattutto civili, languono.
    8) Tutto il resto che andrebbe fatto (sindacati, tassisti, farmacisti, notai, ecc. ecc. ecc.)

    Vuoi vedere che cose del genere non vanno bene nè al PD nè al PdL e a larga parte del loro elettorato di riferimento?

  2. marcello scrive:

    L’evasione dei piccoli imprenditori, pur non essendo una cosa piacevole, è dovuta alla necessità. Diverso è il caso di quelli che dicono di essere nullatenenti, ricevono anche i benefici dello stato e poi hanno le barche o le case di lusso (uno dovrebbe chiedersi anche perché ci sono ancora molte auto in giro). E poi ci sono i grossi gruppi che spostano i capitali all’estro o come l’Eni non pagano le imposte in Italia.

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