– Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha stigmatizzato per l’ennesima volta lo scandaloso e terribile malfunzionamento della giustizia italiana, emettendo un giudizio di netta condanna: «La situazione concernente l’eccessiva durata dei processi e il malfunzionamento del rimedio (legge Pinto, ndr) esistente è estremamente preoccupante e richiede l’adozione urgente di misure su larga scala in grado di risolvere il problema». E’ un giudizio severo e, al tempo stesso, coerente con le condanne giudiziarie più volte emesse dalla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo,presso la quale sono già pendenti oltre duemila casi contro il nostro Paese: un numero che continua a crescere per l’eccessiva durata dei processi e i tempi troppo lunghi dei relativi risarcimenti, regolati appunto dalla legge Pinto.

Nell’impietoso documento approvato dal Consiglio d’Europa, il funzionamento attuale della giustizia italiana «costituisce un serio pericolo per il rispetto della supremazia della legge, che risulta in una negazione dei diritti sanciti dalla convenzione europea dei diritti umani e crea una minaccia seria per l’efficacia del sistema che sottende alla stessa convenzione».

Sono parole che fanno rabbrividire e, di fronte ad esse, Marco Pannella ha deciso di riprendere la sua lotta non violenta: «Prendo la decisione – che non è solita e deve essere eccezionale – di iniziare uno sciopero della fame ad oltranza. La mia è una risposta, una decisione che prendo sulla base della notizia che ci è giunta dal Consiglio d’Europa oggi (lo scorso 14 marzo, ndr). O si danno un obiettivo che sia intellettualmente onesto paragonare all’amnistia e all’indulto – vasti e immediati – o noi continueremo ad oltranza la nostra lotta, non motivata dall’esasperazione» bensì «dalla speranza forte che riusciremo a venire a termine di questa situazione criminale che connota la realtà formale e sostanziale della giustizia italiana. Si continua a parlare delle carceri , e nessuno mi può rimproverare di non averne parlato evidentemente , – ha aggiunto Pannella – ma questo è un modo che le istituzioni italiane, le forze politiche e gran parte del mondo ‘democratico hanno per eludere in modo ignobile un altro fatto sul quale la giurisdizione europea e noi insistiamo da trent’anni. Le condanne del Consiglio d’Europa riguardano ciò che fa meno impressione quando la si enuncia: la lunghezza irragionevole dei processi!».

E’ un richiamo molto forte al ministro Paola Severino, al premier Mario Monti, ma soprattutto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che il 28 luglio dello scorso anno, nel corso del convegno promosso dal Partito Radicale, parlò di «una questione di prepotente urgenza sul piano costituzionale e civile».

Dieci milioni di processi intasano i tribunali e producono cinquecento prescrizioni al giorno: l’arretrato è impossibile da smaltire. Nello stesso tempo, le carceri italiane producono decine di suicidi, sia tra i detenuti che tra gli agenti di custodia. Del resto, siamo i peggiori in Europa per sovraffollamento, ma è solo un esempio del drammatico stato delle carceri.

L’unica soluzione è un’amnistia che possa ridurre per i tribunali il peso immane di un arretrato impossibile dasmaltire e che sia la necessaria premessa di una più ampia riforma dellagiustizia.

Per rilanciare queste istanze, i Radicali organizzeranno la Seconda Marcia per l’amnistia,la giustizia e la legalità” nel giorno di Pasqua, il prossimo 8 aprile. La Prima si svolse nel 2005, a Natale, e, come allora, anche questa volta a guidarla ci sarà, assieme ai Radicali, il più celebre nonviolento italiano: Marco Pannella.

Nota della Redazione: anche Benedetto Della Vedova ha dato la sua adesione alla marcia.