OGM, Mario Catania tiene in vita una politica nemica della libertà economica e del progresso

– Deve essere un paese piuttosto strano quello in cui fanno più scalpore le dichiarazioni del Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, che in un’intervista al Corriere della Sera aveva espresso dubbi sull’opportunità di continuare a tenere lontana l’Italia dall’innovazione rappresentata dall’uso degli OGM in agricoltura, di quelle del suo collega delle Politiche Agricole, Mario Catania, che ha chiuso il dibattito ancor prima che cominciasse: “Sono contrario all’ uso di OGM in agricoltura, l’ Italia non ne sente assolutamente il bisogno”. Eppure, come ha ricordato Carlo Stagnaro sul Foglio,

dire che l’Italia non ha bisogno degli OGM presuppone due assunzioni “eroiche”. Primo: che abbia un senso sostenere che al paese serva questa o quella tecnologia. L’Italia non è un unico organismo, è un mercato popolato da una miriade di aziende che hanno strategie e fini differenti. Se anche una sola di esse volesse sfruttare i prodotti dell’ingegneria genetica, l’affermazione di Catania sarebbe automaticamente falsificata. E, come dato di fatto, ci sono diverse realtà agricole che lo farebbero, se solo potessero; e non possono a causa di un assurdo oscurantismo normativo. Secondo: anche ammesso che tutte le imprese italiane (o i consumatori) fossero unanimi nel rifiutare gli OGM non ci sarebbe alcun bisogno di imporre divieti anacronistici. Sarebbe la mano invisibile del mercato a fare pollice verso. Il niet della politica sarebbe superfluo.

Oltretutto, l’idea che i produttori italiani non vogliano coltivare varietà geneticamente modificate, oltre ad essere un “non argomento”, è anche un dato clamorosamente falso, ed il fatto che venga ripetuto a macchinetta dai politici di ogni colore (l’unico in controtendenza è stato Benedetto Della Vedova) non basta a fargli acquisire una sostanza che non ha: basti pensare che Confagricoltura, la più grande e rappresentativa delle associazioni di categoria, è da sempre favorevole tanto all’impiego degli OGM ammessi sul mercato internazionale che alla rimozione del bando alla ricerca biotech in campo aperto, e il suo presidente Guidi ha salutato con soddisfazione le parole del ministro Clini.

Nel frattempo registriamo l’approvazione, in Francia, dell’etichettatura OGM-free per tre categorie di prodotti: vegetali con meno dello 0,1% di materiale geneticamente modificato, animale (con due diverse citazioni a seconda che siano stati alimentati con mangimi contenenti rispettivamente meno dello 0,1 e 0,9% di OGM) e miele prodotto a più di tre km da campi coltivati con varietà transgeniche.

Quella che a prima vista potrebbe sembrare una vittoria del fronte anti OGM deve, a mio avviso, essere considerata una buona notizia: mentre da noi è opinione largamente diffusa che la presenza di materiale geneticamente modificato debba essere riportata in etichetta, per la prima volta viene stabilito correttamente che l’onere della garanzia e della riconoscibilità del prodotto OGM-free debba pesare sulle spalle di quegli imprenditori che ritengono di trarre un beneficio economico da questa riconoscibilità, come già avviene per i prodotti dell’agricoltura biologica.


Autore: Giordano Masini

Agricoltore, papà e blogger, è titolare di una azienda agrituristica nell'Alto Viterbese e si interessa prevalentemente di mercato, agricoltura, scienze e sviluppo curando il blog lavalledelsiele.com. Prima di tutto ciò è nato a Roma nel 1971, ha studiato storia moderna e ha provato a fare politica qua e là, sempre con scarsa soddisfazione.

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