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La Francia deve fare i conti con la violenza antisemita

Un uomo vestito di nero, a bordo di uno scooter, ha distrutto la normale vita scolastica di un istituto ebraico di Tolosa, nella Francia meridionale. Si è posizionato all’ingresso della Ozar Hatorah. Ha sparato per uccidere. E ha fatto una strage. Un insegnante di religione, Yonathan Sandler (30 anni), assieme ai suoi due bambini, Aryeh (6 anni) e Gavriel (3 anni) sono morti sul colpo, così come Miriam Monsonego (8 anni). Un ragazzo di 17 anni lotta tra la vita e la morte in un ospedale di Tolosa. E’ il bilancio di una strage commessa da mano ignota. L’attentato non è stato rivendicato da alcuna sigla terrorista. Il killer seriale ha fatto perdere le sue tracce.

Il fatto di sangue di Tolosa segue di soli tre giorni il fallito attentato alla Sinagoga di Milano. Chi lo stava pianificando era un giovane 20enne marocchino, considerato “integrato” nella società italiana nella provincia di Brescia. E il marocchino in questione aveva complici, in tutta Europa. Il primo pensiero, dunque, è andato al terrorismo jihadista.

E l’eurodeputato leghista Mario Borghezio è stato il primo a sfruttare questa opportunità per chiedere l’espulsione dei musulmani dall’Europa:Gli omicidi ‘rituali’ perpetrati in Francia prima contro i parà e poi contro israeliti innocenti, che fanno seguito al non meno preoccupante caso del terrorista bloccato a Milano prima di poter attuare i suoi propositi terroristici, dimostrano la concretezza del pericolo rappresentato dai fanatici islamisti presenti in mezzo a noi. E’ ora di domandarsi, dunque: cosa aspettiamo in Europa a buttarli fuori tutti?”.

Probabilmente il gallo leghista ha cantato troppo presto. Perché, nel caso della strage di Tolosa, potrebbe trattarsi di un assassino non islamico, ma neonazista. Nella settimana che ha preceduto il massacro alla scuola ebraica, infatti, sono avvenuti altri tre omicidi. A Tolosa, l’11 marzo, Imad Ibn-Ziaten, sergente dei paracadutisti di origine magrebina, è stato attirato in una trappola (l’assassino aveva risposto a un suo annuncio per la vendita della sua moto) e ucciso con un colpo di pistola alla testa.

Il 15 marzo, a Montauban, altri tre paracadutisti sono stati vittime di un attentato, mentre si trovavano, disarmati, a fare la spesa in un minimarket. Due di loro sono morti: il caporale Abel Chennouf e il soldato semplice Mohamed Legouard. Il terzo, il caporale Loic Liber, è rimasto gravemente ferito. Entrambe le vittime sono magrebine, il ferito è delle Antille francesi. Questi omicidi potrebbero essere collegati alla strage di ieri. Le telecamere di sorveglianza del minimarket di Montauban hanno ripreso un uomo su uno scooter (col motore truccato) che corrisponde, all’incirca, alle descrizioni dei testimoni della scuola Ozar Hatorah. L’arma usata per assassinare i paracadutisti è dello stesso modello dell’arma usata per compiere la strage nell’istituto ebraico.

Che cosa può legare l’omicidio di tre soldati magrebini musulmani, il ferimento di un militare delle Antille francesi e l’assassinio di 4 ebrei (di cui 3 bambini)? C‘è una possibile pista neonazista dietro tutti questi attacchi. Il sito del settimanale Le Point ricorda che nel 2008 tre soldati del 17esimo reggimento paracadutisti di Montauban erano stati espulsi per le loro simpatie neonaziste. La foto dei tre che facevano il saluto romano davanti ad una bandiera con la svastica era stata pubblicata anche dal giornale “Le canard enchainé”.

Di fronte al pericolo neonazista, la politica francese ha serrato i ranghi senza distinzioni partitiche. Nicolas Sarkozy ha annunciato che la sua campagna sarà sospesa “almeno fino a mercoledì”, giorno in cui si terranno i funerali dei militari uccisi negli agguati di Tolosa e di Montauban. “Oggi – ha dichiarato subito dopo la strage di Tolosa – è un giorno di tragedia nazionale. Questo crimine non riguarda solo la comunità ebraica. Tutta la comunità nazionale è scossa”.

Tutti i candidati hanno cancellato i loro impegni per andare ad incontrare le famiglie delle vittime. Le Tv francesi hanno annullato i dibattiti politici. “In momenti come questo – ha dichiarato Marine Le Pen, candidata del Fronte Nazionale – non c’è più politica, né destra, né sinistra”. A Parigi, una folla di oltre mille persone si è radunata ieri sera davanti alla sinagoga parigina Nazareth, nel Marais, dove si è svolta una cerimonia di commemorazione. Una parte della folla, raccontano i media francesi, si è unita a un corteo-fiaccolata che da Place de la République ha sfilato in silenzio fino a piazza della Bastiglia, una manifestazione convocata su iniziativa dell’unione degli studenti ebrei (Uejf).

Manifestazioni simili si erano viste anche in occasione dell’omicidio di Ilan Halimi. Il giovane ebreo parigino, rapito dalla “banda dei barbari” di Youssouf Fofana (un ivoriano fondamentalista islamico), rimase per 24 giorni nelle mani dei sequestratori. Siccome era ebreo lo credevano ricco, ma la famiglia, di medio-basso reddito, non poteva nemmeno lontanamente permettersi di pagare il riscatto. Il 13 febbraio 2006, Halimi fu ritrovato agonizzante dalla polizia, alla periferia di Parigi.

Quell’atto di antisemitismo brutale, evidentemente, non ha insegnato nulla ai francesi. Perché gli attacchi anti-ebraici sono continuati, anno dopo anno. Un rapporto presentato dal Mininistero degli Interni proprio in questi giorni ne registra praticamente uno al giorno, nel corso del 2011. La politica francese può stringersi quanto vuole attorno alle vittime e sospendere la campagna elettorale. I cittadini possono sfilare quanto vogliono, in silenzio e con le candele in mano. Ma poi, passata l’emozione, chi farà cosa per prevenire altri atti di violenza (di destra, di sinistra e islamici) contro la comunità ebraica?

C’è chi non attende nemmeno che sia passata l’emozione del momento, prima di rovinare il lutto. E stiamo parlando, nientemeno, che della Alta Rappresentante della Politica Estera e di Sicurezza Comunitaria, la baronessa Catherine Ashton.

La quale, subito dopo la strage, trovandosi a parlare con un’organizzazione giovanile palestinese a Bruxelles, non ha trovato di meglio che questo paragone impossibile: “Quando pensiamo a quel che è successo oggi a Tolosa, ci ricordiamo anche di quel che è successo in Norvegia l’estate scorsa e quel che sta avvenendo anche adesso in Siria e a Gaza e in altre aree del mondo”. Che c’entra Gaza? Cosa c’entra la Siria? A Tolosa non c’è una guerra civile. In Francia, 3 bambini e un insegnante di religione non sono vittime collaterali del fuoco dell’Idf israeliana. In Francia c’è un problema di antisemitismo. E grave, anche. La responsabile della politica estera europea non lo sa distinguere da altre forme di violenza? O non lo vuol distinguere?


Autore: Stefano Magni

Nato a Milano nel 1976, laureato in Scienze Politiche all’Università di Pavia, è redattore del quotidiano L’Opinione. Ha curato e tradotto l’antologia di studi di Rudolph Rummel, “Lo Stato, il democidio e la guerra” (Leonardo Facco 2003) e il classico della scienza politica “Death by Government” (“Stati assassini”, Rubbettino 2005).

One Response to “La Francia deve fare i conti con la violenza antisemita”

  1. Andre scrive:

    “Che c’entra Gaza? Cosa c’entra la Siria? A Tolosa non c’è una guerra civile. In Francia, 3 bambini e un insegnante di religione non sono vittime collaterali del fuoco dell’Idf israeliana. In Francia c’è un problema di antisemitismo. E grave, anche. La responsabile della politica estera europea non lo sa distinguere da altre forme di violenza? O non lo vuol distinguere?”

    Col senno del poi (di 24 ore dopo, forse bastava aspettare un pò) credi ancora in questa conclusione del pezzo?

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