– Avete presente il curling? La sottoscritta si innamorò (platonicamente: nella pratica aveva e continua ad avere la tipica sportività del bradipo morto, dunque è sempre rimasta sul livello teorico) di questo sport durante le Olimpiadi invernali di Torino, e a tempo perso cerca di seguirne qualche partita su qualche sfigato (cfr. il viceministro Martone) canale del digitale terrestre. Molti di voi, però, probabilmente, non sanno o non ricordano cosa sia, e già staranno sbuffando contro i liberali elitari che usano termini sconosciuti all’umile popolo che tira la carretta.

Calmi, ve lo spiega Wikipedia (che più popolare di così si muore, è pure gratis, che vogliamo di più?).
E’ uno sport in cui (grossomodo) i giocatori, divisi in due squadre, fanno scivolare sul ghiaccio una pietra grossa e pesante, che deve centrare un bersaglio con la massima esattezza possibile. Mentre uno lancia la sua pietra (stone), altri due faticano come matti a strofinare il ghiaccio lungo la traiettoria del lancio, per renderlo più liscio e ridurre così l’attrito della stone, che scorre in maniera più pulita.

E’ uno sport lento, pesante, sgraziato, di strategia, di precisione, di fatica e di forza insieme, che coniuga elementi dell’hockey, del gioco delle bocce, del baseball. Uno sport con regole complicate e rigorose, controintuitive e difficili da ricordare, e con le misure in piedi e pollici, tutte cose che certo non aiutano a renderlo gradito a chi vi si dovesse imbattere per caso (cosa comunque improbabile). E’ popolare, è vero, in parecchi Paesi nordeuropei e nel mondo anglosassone, ma qui da noi non se lo fila praticamente nessuno, se non per riderne.

Ecco, l’appassionato giocatore di curling a voi non fa venire in mente, mutatis mutandis, l’appassionato liberale italiano?

Ha pochissimo seguito e ancora meno soldi.
Pochissimi hanno presente davvero che cosa significhi quello che fa, e quali ne siano le regole.
Va avanti fra il disinteresse, quando non lo scherno, generale.
La realizzazione dei suoi progetti ha di solito tempi biblici, ammesso che riesca.
Deve maneggiare temi pesantissimi con estrema attenzione, ché se no non si sa dove vanno a finire (e la colpa di qualunque deriva essi prendano è sempre e comunque tutta sua).
Deve faticare come un matto perché questi temi arrivino dove devono arrivare, e il più delle volte la sua fatica va sprecata, perché ecco che un avversario, senza pensare al proprio gioco ma solo alla distruzione di quello altrui, li “boccia” lontano.
Se anche qualche volta un’imprevista buona sorte lo colloca per un po’ al centro dell’attenzione, il suo destino è quello di venir dimenticato quasi istantaneamente.
Le belle ragazze (i bei ragazzi) non lo guardano nemmeno di striscio, nemmeno per compatirlo, preferendogli campioni di ideologie ben più popolari e remunerative.

Eppure continua. Quasi tutti quelli che si collocano alla sua sinistra reputano necessario ripetergli ossessivamente che sbaglia, che è un affamatore di bambini innocenti, un distruttore di edeniche valli e rigogliose foreste, uno schiavista ottocentesco col cilindro in testa, un raditore al suolo della biodiversità e della solidarietà insieme (questo ai giocatori di curling forse lo dicono giusto i due più sfegatati fra i cinque tifosi avversari, mentre i loro cinque ribattono come più sotto indicato, ma non sottilizziamo, il concetto è quello).

Quasi tutti quelli che si collocano alla sua destra trovano opportuno ricordargli che sbaglia, che andando avanti così come minimo se non sta attento estirperà le Radici Cristiane dell’Europa™ (mica cotica), che il suo lassismo fomenta il disordine sociale, che insomma, che (un’unione omosessuale, l’eutanasia, l’occasionale canna) si faccia va anche bene, ma che si dica pure, eh via, dove siamo?

Ma lui continua. Sempre più persone lo odiano in quanto rappresentante dei poteri forti che hanno provocato forti crisi (mai però che questi poteri gli allunghino, non so, uno stipendio, una ricompensa, un piatto di cozze, un manifesto segno di gratitudine. Ingrati), ma lui continua. Sempre più spesso ha la sensazione di essere utilizzato come assurdo capro espiatorio di un sistema ormai al collasso proprio per la mancanza di liberalismo, ma lui continua.

Fatica come un matto*, ma non si arrende. Ben lungi dall’avere tifoserie organizzate, procede con pochi, e nemmeno sempre buoni, compagni di viaggio, che come lui vogliono un Paese in cui l’essere liberali sia facile come lo è il far finta di esserlo.

I liberali italiani, olimpionici del curling della politica, faticano troppo a praticarlo per trovare la forza e il tempo di promuoverlo; in più, anziché organizzarsi quantomeno in una lega, preferiscono andare ciascuno per proprio conto, con la propria sparuta squadretta, a sfidare quelli che la pensano più o meno come loro, ma non proprio uguale uguale. Certo, le partite sono poche, ma tutte all’ultimo sangue, e succede che si finisca a tirarsi le stone in testa, anziché avviarle morbidamente verso il bersaglio.

Guarda un po’ quella proposta di legge, sì, sarà pure liberale, ma la carta su cui è scritta? Ma l’avete vista? Di quel colore? No, non la posso sostenere.
Ecco, qui vogliono abbassare le tasse, ma vorranno anche abolire lo Stato fra pianto e stridore di denti? No? Il pianto sì ma lo stridore no? Via, non fatemi perdere tempo, non sono abbastanza liberali, non mi abbasso al loro livello.
Per non parlare di quelli che, oltre allo Stato italiano, vorrebbero abolire anche l’Europa, il mondo, il sistema solare e l’universo, tanto per non rischiare, e chiunque non la pensi come loro merita solo compatimento e pure un pochino di schifo.

E così, in questi scontri ideologici all’ultimo austriaco vanno sprecate molte energie che si potrebbero più utilmente impiegare nel cercare una piattaforma comune su cui si sia tutti d’accordo e nel portarla avanti. Si preferisce, piuttosto che farsi passare l’orticaria all’udire la parola “compromesso”, invocare le solite tifoserie contrapposte italiane, che però rispondono, e non hanno tutti i torti, “se ci dobbiamo scannare tra noi, che sia almeno per qualcosa di figo”.

C’è chi sogna un’Italia bellissima, chi un mondo migliore, chi una società più libera. Non arrivo a tanto, ma un sogno ce l’ho anch’io: sogno una nazionale di curling liberale. E sogno che non rimanga un sogno.

[*Sento già ribattere “Sì, vabbè, fatica, ma quanto siete snob, a lavorare in miniera sì che si fatica”. Libertiamo.it, il sito preferito dei minatori e dei loro fan]