Il successo del vertice? ‘Sopire, troncare, padre molto reverendo, troncare, sopire’

di CARMELO PALMA – “Con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così, che abbiamo noi quando andiamo al vertice…”. Una delle tracce residue della Seconda Repubblica sul sentiero che dovrebbe portare alla Terza – e dal fare finta al fare sul serio – è quella degli incontri di vertice, degli accordi giurati per essere spergiurati, degli impegni contratti da politici disimpegnati e appassionati alle questioni “politiche” per scansare quelle di governo.

Se il governo Monti fa eccezione – il suo “mestiere” non è di manutenere il consenso necessario a tenere in piedi la baracca della maggioranza – i partiti che lo sostengono sono invece comprensibilmente interessati a non farsi spiazzare dalla piega che prenderanno le cose e a cercare una quadra tra gli oneri e i vantaggi, tra il prima e il dopo, tra Monti e chi gli succederà, in una stagione ben poco propizia, che rischia di fare del “partito dei tecnici” la prima e la più presentabile tra le forze politiche italiane.

Così in questi vertici in cui la “politica” prende la sua parte, si finisce per parlare d’altro e di niente. Se, ad esempio, la prossima legislatura debba proseguire o meno sulla strada della “grande alleanza” tra le forze che sostengono l’attuale governo, o debba avere un perimetro più definito e imputabile di responsabilità politica, spetta agli elettori, non all’esecutivo, né all’attuale maggioranza, deciderlo. Il governo Monti è, per tanti versi, eccezionale e non è detto che abbia senso prorogarne la costituzionale eccezionalità, ma la sua agenda è drammaticamente “normale” e forse merita un secondo tempo, con o senza Monti e con o senza la compagine di protagonisti e comprimari, di nani e ballerine, che si sono rassegnati a lasciargli il volante, dopo essersi resi conto di non tenere la strada.

Riguardo ai vari punti su cui ieri sera sembra essersi trovata un’intesale norme anti-corruzione, la responsabilità civile dei magistrati, le intercettazioni telefoniche, l’articolo 18 – temiamo, in assenza di più precisi dettagli, che si tratti di accordi al ribasso, di compromessi assai poco compromettenti e impegnativi, di tregue, come si dice, “politiche”, come se il problema fosse di scansare le conseguenze del fare, non quelle del non fare e tutto si potesse aggiustare ridimensionando la portata delle riforme, allungandone i tempi e smussandone gli spigoli.

“Sopire, troncare, padre molto reverendo, troncare, sopire”. E da che mondo e mondo, non è così che “politicamente” si fa giustizia delle ragioni e dei torti. Se le mediazioni trovassero un equilibrio baricentrico tra le diverse indisponibilità dei partiti di maggioranza – è questo il successo del vertice? – si giungerebbe ad un Governo “di grado zero”, che per non dare fastidio a nessuno finirebbe per non servire a nulla.

Comunque, ieri sera Pd e PdL sembrano avere portato a casa l’idea che i paletti delle riforme – di quelle sgradite e di quelle volute – li pianteranno loro. Non so cosa il Terzo Polo abbia invece guadagnato dallo stare a mezza strada tra gli uni e gli altri, dall’enfatizzare una lettura così geometrica e impolitica del proprio ruolo, accontentandosi della “fotografia di gruppo”.

Se il Terzo Polo ha un senso, non è quello del partito mediano, né di quello mezzano dei matrimoni d’interesse tra Pd e PdL. E anche al governo avrebbe forse fatto gioco una difesa politica più appassionata e intransigente delle ragioni “tecniche” dell’esecutivo, degli spigoli della realtà, dell’urgenza dei tempi e della virtù della chiarezza.

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Twitter @carmelopalma


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

2 Responses to “Il successo del vertice? ‘Sopire, troncare, padre molto reverendo, troncare, sopire’”

  1. lorenzo scrive:

    Hai ragione Carmelo! Basta……non se ne può più e soprattutto non si capisce quale sia la visione del terzo polo e di Fli. Quali interessi tutela, quali istanze porta avanti, che società intende costruire. Per non parlare di politica industriale, di sanità, di fisco, di politica delle inftrastrutture, di concorrenza, di media. Magari sono cose difficili per questa politica, ma imprescindibili per avere una strategia e soprattutto una declinazione politica della società e per il perseguimento degli obiettivi politici che ci si dovrebbe porre.

  2. lodovico scrive:

    Al FLI resta uno stratega che è anche presidente della camera: dovreste esser soddisfatti. Un poco liberali e vicini allo Stato in attesa di un altro balzo.

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