– Prima di tutto il Vero Conservatore si guarderà bene dal confondersi con i reazionari, i retrogradi, i tradizionalisti, i nostalgici; perché il Vero Conservatore intende “continuare mantenendo”, e non tornare indietro e rifare esperienze fallite. Il Vero Conservatore sa che a problemi nuovi occorrono risposte nuove, ispirate a principi permanenti.

Il Vero Conservatore è persuaso di essere, se non l’uomo di domani, certamente l’uomo del dopodomani.
Il Vero Conservatore accetta la necessità di cambiamenti politici, poiché la storia è cambiamento continuo; ma vuole che il cambiamento avvenga con prudenza, con calma, con successivi e tempestivi gradi.
Il Vero Conservatore è per la natura contro l’astrattismo, per il provato contro il teorizzato, per il permanente contro il transeunte.

Il Vero Conservatore sa che la fonte maggiore del rispetto sociale è l’autorità , che l’esempio vale più dei discorsi; e quindi cercherà di essere un campione, insieme con la propria famiglia, delle virtù che fanno generalmente guadagnare l’autorità : ossia il compimento dei propri doveri, l’onestà personale, la capacità di giudizio non partigiano, il mantenimento della parola data, la specchiatezza dei costumi, la coerenza dell’azione con il pensiero, la modestia nella vita sociale.

Il Vero Conservatore rispetta la libertà dei culti religiosi, ma non permette ad alcun gruppo religioso di esercitare influenza sulla vita politica della società.
Il Vero Conservatore si guarderà bene dal dare un sigillo religioso alla propria dottrina, perché la dottrina del Vero Conservatore non è fondata sopra una rivelazione ma sopra i fatti e il ragionamento.
La religione ha certamente un grande valore. Ma quando il sentimento religioso si va logorando o scompare, come accade oggi da per tutto e per tutte le religioni, non lo si può far rivivere semplicemente per ragioni e con mezzi politici.

Il Vero Conservatore è piuttosto pessimista per natura; non crede che gli uomini nascano buoni e siano fatti cattivi dalla società, bensì che quel poco di buono che ci si può aspettare dagli uomini è il risultato lento di secoli di lotta e di compressione della società per ottenere da esseri naturalmente aggressivi uno sforzo alla collaborazione. Il Vero Conservatore sa che la devozione alla patria, il senso del dovere, il rispetto umano sono virtù di pochi.

Il Vero Conservatore non ha nostalgia del passato, giudica severamente il presente, e non gli sorride l’immagine del futuro; egli sa che i governi son tutti, all’incirca, oppressivi, tutte le rivolte creatrici di tirannie, e le felicità sognate tutte irraggiungibili; perciò teme i trapassi, le rivoluzioni, le agonie delle attese, le turpitudini delle promesse, i trionfi dei profittatori; e dice agli uomini di contentarsi di ritocchi sensati, di riforme serie, di pazienti creazioni di nuovi sistemi.

Il Vero Conservatore sa che l’estensione della burocrazia, l’aumento progressivo delle tasse, la svalutazione della moneta sono stati sempre il principio della decadenza delle società e hanno annunziato il principio della fine della loro indipendenza.

Evidentemente un conservatore è uno che vuol conservare qualche cosa. Ma pochi si accorgono che per poter conservare qualche cosa, bisogna che un individuo, una classe o un popolo siano anche in possesso di qualche cosa. Ecco un primo punto, proveniente dalla logica del termine stesso, che per avere realtà richiede la necessità di un possesso. Di qui deriva l’impossibilità di una propaganda conservatrice se non a gente che possieda qualche cosa e la senta propria.

Il Vero Conservatore ha rispetto piuttosto per il tempo che per lo spazio, e tiene conto della qualità piuttosto che della quantità. Non disprezza le cognizioni, ma sa che non hanno valore senza principi. Sa andare all’indietro perché, per andare avanti, bisogna qualche volta arretrare per rendere meglio la spinta.
Il conservatore non è contrario alle novità perché nuove; ma non scambia l’ignoranza degli innovatori per novità.

Le parole che avete letto fin qui sono di Giuseppe Prezzolini. Le scrisse, a novant’anni suonati, nel suo Manifesto dei conservatori del 1972.
Suggestivo personaggio Prezzolini – mente fertile – difficilmente riducibile in una sintesi che possa collocarlo per bene da una parte o dall’altra
Di sé ha scritto: “Fui denunciato, in Italia, come antifascista, al tempo del Fascismo, e, denunciato, in America, al tempo dell’Antifascismo, come fascista… I fascisti mi davano dell’antifascista e gli antifascisti mi davano del fascista. Si mettano d’accordo loro. Io mi limito a dire che è molto difficile far ragionare la gente ed ad essere indipendente in mezzo ai fanatici. Guai a chi ha la testa indipendente”.

Alcuni lo hanno definito “un conservatore anarchico”. Quando il presidente Pertini gli consegnò il premio Penna d’oro gli chiese come mai non si decidesse a tornare a vivere in Italia, Prezzolini, che all’epoca viveva a Lugano, gli rispose: “Stia tranquillo, Presidente, ci vengo tutti i giorni a comprarci la verdura”.

Io non sono mai stato un conservatore. O forse lo sono sempre stato senza saperlo. Vai a capire.
Ma in questi giorni sento strani proclami su cosa debba essere una futura grande forza politica conservatrice in Italia. Proclami che fanno accapponare la pelle. Assurde riflessioni su famiglia, sesso, staticità sociale e cose del genere. A questi residuati ideologici sarebbe molto facile contrapporre le complesse teorie politiche liberali contemporanee che fanno della trasformazione sociale e della salvaguardia dei diritti la ragione dell’essere sociale. Ma il dato tragico è che queste teorie liberali terrorizzano molti, moltissimi, conservatori italiani. Fermi al passato. Alla stasi ideologica. Alla rendita di posizione culturale.

E allora non rimane che fargli leggere Prezzolini. Così, questi giovani fuori ma vecchi dentro, sentendosi sconfessati anche dalle voci del loro caro tradizionale passato… forse… si spera… potranno cambiare idea, almeno un po’.
Ma la vedo difficile.