– Sui temi eticamente sensibili lo scontro politico è destinato a diventare incandescente non solo perché la materia, per sua natura, si presta ad un uso facile, ma perché le questioni in campo sono destinate a diventare tra le più difficili da governare in modo efficiente.

Ieri il voto del Parlamento europeo contro una definizione troppo restrittiva del concetto di famiglia ha riacceso ovviamente la polemica e basta guardare le prime pagine del Giornale (Hanno vinto i Gay) e di Libero (Vince la lobby gay) per capire dove si andrà a parare. Con l’Italia “moderata” schierata a difesa di un  bidone vuoto, non solo di consensi, ma anche di soluzioni.

Che infatti la famiglia “tradizionale” non sia più la forma esclusiva della sostanza civile, a cui ci riferiamo con il termine “famiglia”, lo hanno drammaticamente compreso anche i sociologi cattolici. Si pensi all’ultimo rapporto del Censis, che spiega come il “ritorno alla famiglia” faccia emergere con ancora maggiore chiarezza “i diversi format  familiari”. Che le famiglie di fatto siano per l’appunto un fatto, che il diritto non riesce più ad ordinare e finisce invece per escludere dall’ordine giuridico, è dunque un problema di governo, non solo morale.

La regolamentazione ostruzionistica del divorzio ha comportato la creazione di palinsesti familiari di cui è difficile capire dove sia il capo e dove la coda e in cui la natura disuguale del rapporto giuridico consolida disuguaglianze di fatto a danno del partner più debole (più povero, più ingenuo, più innamorato…). Il divieto alla regolamentazione delle unioni omo-affettive – i gay si tollerano uno per uno, ma non si sopportano a due per due, dice il Presidente di Gay-Lib Enrico Oliari – ha confinato nell’irresponsabilità coatta relazioni impegnative, ma private della “carta” su cui scrivere la natura dell’impegno.

Il vuoto di diritto crea vuoto di doveri. Questa è la ragione per cui Cameron dice di volere le nozze gay: perché è un conservatore e non malgrado lo sia. Perché la famiglia – nel senso dell’impegno responsabile per la vita comune – rischia di sfasciarsi per effetto non del relativismo culturale, ma dell’assolutismo giuridico e della pretesa di trattenere un istituto storico come quello familiare nella sua definizione “naturale” e originaria.

Il problema in Italia non è capire come – se con l’estensione dell’istituto del matrimonio o con forme “speciali” di riconoscimento delle famiglie di fatto – ci si possa muovere su di una strada che la grandissima parte dei Paesi civili ha iniziato a battere da almeno un decennio. Il problema è addirittura se occorra farlo e non si debba invece resistere, con tutti i mezzi, a questo desiderio di “normalità”.

Che però l’insostenibile leggerezza della famiglia irregolare sia molto meno sexy della famiglia-famiglia, con tanto di carta bollata, è una notizia che i conservatori seri – quelli come Cameron, non come Alfano – dovrebbero salutare con salti di gioia. Ma questo il Cav., che forse un giorno l’avrebbe nasato, non è più in grado di capirlo e se anche lo capisse non saprebbe politicamente che farsene, poveraccio, stretto com’è tra le debolezze proprie nelle questioni di sesso e il fanatismo altrui nelle questioni di diritto.

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Twitter @carmelopalma