-Sul Web sta circolando un video cool, molto cliccato dalla gente smart, per far vedere di essere social e di non essere out. Uso apposta il “code-switching” (questo odioso modo di passare dall’inglese all’italiano e viceversa, tipico degli snob degli anni 2000) per far capire di che tipo di gente sto parlando: animali da social network, gente nata nell’era digitale. Menti veloci, alla moda, ma molto spesso prive di bussola. Pronte a inseguire immagini virali, ma non a controllare se esistano o siano solo illusioni.

Ma di che video stavamo parlando? Non importa. L’importante è che sia cool. Questo è quel che starà pensando la maggior parte dei circa 100 milioni di utenti che lo hanno visto (record imbattuto nella storia di Internet). Per la cronaca, comunque, stiamo parlando di “Kony 2012”, il fenomeno del momento. Non solo video, ma anche braccialetti (cool!), poster con la stessa grafica della campagna di Obama (very cool!) e testimonial quali George Clooney e Angelina Jolie (too cool!).

Passando alle cose meno importanti, “Kony 2012” è una campagna di sensibilizzazione promossa dall’associazione non-profit americana Invisible Children, che da anni si batte per la difesa dei diritti dei bambini dell’Uganda, reclutati con la forza nelle file della milizia del signore della guerra Joseph Kony, la Lord Resistance Army (Lra). “Kony 2012” si pone come obiettivo la cattura, entro il 2012, del leader guerrigliero ugandese. Che, dal 2005, è incriminato dalla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità, ma è ancora a piede libero.

Il video più cliccato della storia di Internet inizia con una serie di argomenti ad effetto, tipici della nuova generazione digitale: siamo tutti connessi, il mondo cambia, i potenti crollano, i giovani avanzano. Le immagini sono quelle tipiche del repertorio buonista, degno di una “pubblicità progresso”: la Primavera Araba, bambini che nascono, fanciulle e vecchietti che si parlano in chat.

Dopo averci propinato questi luoghi comuni degli anni ’10 del 2000, Jason Russell, uno dei fondatori di Invisible Children, ci fa conoscere suo figlio. E il povero spettatore capisce ancora meno dove voglia andare a parare. Poi ci parla della sua esperienza in Africa, di come abbia salvato dall’inferno della guerra civile in Uganda (perché c’era la guerra? Da chi era combattuta? Boh?) un ex bambino soldato, diventato suo amico. E quindi, a questo punto, ci sembra un video auto-promozionale.

Infine si capisce (e siamo quasi a metà dei 30 minuti di video) che l’orco che rapisce i bambini è Joseph Kony. A questo punto il co-fondatore di Invisible Children ci fa vedere quanto è brava la sua organizzazione a raccogliere fondi e promuovere iniziative. Poi, a oltre metà del video, si vede la sua azione concreta: fare pressione sul Congresso per ottenere fondi e un intervento militare in Uganda. Hai capito i pacifisti? Sì. I quali confessano anche quanto sia difficile ottenere soldi e soldati, perché tutti gli interventi militari sono basati sull’interesse nazionale e “finanziario”. Loro invece vogliono un intervento che non rientri assolutamente negli interessi dei cittadini americani, ma sia comunque pagato da loro. La vittoria arriva quando Obama firma l’ordine per mandare consiglieri militari al fianco dell’esercito ugandese: lacrime e gioia tra i militanti pacifisti. (Gli stessi che, 40 anni fa, avrebbero urlato di rabbia per i consiglieri militari in Vietnam). Ma allora, se sono già stati mandati i militari sul terreno, perché è necessaria questa campagna? Lo spiega Russell: far sì che i soldati Usa restino in Uganda. Finché non avranno trovato l’orco.

Ci sono, però, un paio di problemi in questa campagna. La guerriglia della Lra in Uganda si è praticamente estinta dal 2006, quando l’esercito ugandese l’ha scacciata dal suo territorio. Ora l’Lra di Kony è un gruppo di circa un centinaio di combattenti, sparsi fra Sudan del Sud, Congo e Repubblica Centrafricana. Non solo l’arresto di Kony non è un’emergenza internazionale, ma quasi nemmeno più locale. A giudicare dalla campagna di Invisible Children, la sua cattura sembrerebbe più una fissazione personale di chi ha girato il video. E allora, come si faceva ai bei tempi di Rambo: si armi, vada nella jungla africana e faccia giustizia. Senza spendere milioni di dollari del contribuente americano.

Sui 100 milioni di utenti, almeno qualche milione si è reso conto che “Kony 2012” è un caso quantomeno bizzarro. Purtroppo, le critiche che prevalgono sono quelle tipiche della paranoia anti-americana: Invisible Children vuole solo “fare soldi” (come se fosse una colpa), in Uganda c’è il petrolio, gli Usa vogliono impossessarsene, questa campagna è propaganda occulta del Pentagono…

L’amministratore delegato di Invisible Children, Ben Keesey, ha giustamente difeso l’onestà della sua associazione, dimostrando che i fondi che riceve vanno realmente a coprire le spese sul campo e l’attività di pressione sul governo. Che gli orrori della Lra sono reali e non un’invenzione. Niente da dire.

Quel che, semmai, preoccupa, è che “Kony 2012” può essere inteso come un bell’esperimento di condizionamento di massa. Parla (in modo molto superficiale) di una guerra sconosciuta, di crimini sconosciuti, di un argomento che, normalmente, interessa a pochissimi. Convince a far pressione sul governo per ottenere il prolungamento di un’altra missione militare all’estero. Proprio in un periodo in cui gli americani hanno le tasche vuote e le scatole piene di conflitti in altri continenti.

Eppure, pur dicendo cose che dovrebbero essere sconosciute e/o impopolari, le veicola in modo tale da renderle un fenomeno di massa. Quel che non esisteva fino a pochi secondi fa, ora è virale. Una tecnica della comunicazione straordinaria, ma straordinariamente pericolosa se usata male: può far credere qualsiasi cosa a chiunque. Personalmente, io spero solo che non diventi virale il messaggio “Kill Stefano Magni 2012”, perché sono certo che qualcuno mi darebbe veramente la caccia. Potrebbe succedere questo e altro, nell’eroico nuovo mondo.