I sindacati hanno una paccata di ragioni per rifiutare una paccata di miliardi

di LUCIO SCUDIERO – Che la Fornero ci metta o meno una «paccata di miliardi» da distribuire, per esempio, a chi non sa cosa sia un assegno di disoccupazione perchè coi propri contributi paga solo quelli altrui, ai sindacati non importa.  Quello che chiedono –  gli stessi ammortizzatori sociali di oggi, solo più lunghi e per tutti – e il modo in cui lo giustificano – cioè la difesa di spannometrici livelli inderogabili di diritti sociali – appartiene al mondo dell’irrealtà e dell’inquità, e non è una cosa seria bensì un pretesto per rompere, presto o tardi.

I sindacati italiani sono purtroppo delle monadi in pieno cortocircuito. Parlano a nome di molti – i precari – che non conoscono e di cui non rappresentano gli interessi, ben attenti per converso a non mollare la presa in favore di quei lavoratori (e pensionati) per così dire old fashioned, quelli della fabbrica fordista del Novecento, che sono sempre meno e diminuiscono ogni giorno che passa anche a causa dei sindacati medesimi, la cui presenza e azione è, tra i vari, un potente inibitore di investimenti industriali di scala ampia.

Perciò perfino quel poco che è trapelato della perfezionanda riforma di lavoro e welfare è per lorsignori inaccettabile. E lo è nella misura in cui costituisce redistribuzione delle tutele sociali a un numero maggiore di soggetti esterni al perimetro della rappresentanza sindacale “classica”, nonchè un abbattitore di discrezionalità sindacale nella fase di negoziato degli ammortizzatori sociali. Perchè questo sarebbe, dal punto di vista di chi pretende la conservazione dell’esistente, l’introduzione di una indennità di licenziamento annuale di circa 1100 euro mensili condizionata alla proattività del percipiente. E non rileva che la misura in questione sarebbe talmente bella da non poter essere vera, visto che costerebbe una quantità di risorse che il Governo neppure ha. Essa è irricevibile perchè disegna un mercato del lavoro “aperto” in cui i diritti tornano ad essere un attributo degli individui, e smettono di essere l’oggetto eslcusivo dell’amministrazione della giustizia sociale da parte di chi, dall’ingiusta distribuzione di garanzie, deriva la propria ragion d’essere.

Ma se questo è dal punto di vista della Camusso, dal nostro l’indennità automatica universale sarebbe una misura di civiltà, oltreché il sollievo all’ansia grigia che sta divorando una generazione di figli italiani incastrati tra l’inattività disarmata e la disoccupazione disperata. Questi ultimi sono gli invisibili per i quali l’unica rappresentanza possibile è quella di cui il Governo deciderà di darsi carico e pena.

E sono pure quelli a cui interessa di meno l’ormai appestato dibattito sull’articolo 18, su cui questo studio avrebbe già calato una pietra tombale se a difenderlo non ci fosse uno stuolo di leader politici dediti all’eristica o alla reclame del Viagra.

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Twitter @Antigrazioso


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

2 Responses to “I sindacati hanno una paccata di ragioni per rifiutare una paccata di miliardi”

  1. foscarini scrive:

    Ma certo.
    I sindacalisti da decenni non fanno altro che i loro interessi di casta. Loro sono i mediatori per eccellenza, i rappresentanti anche di chi non chiede la loro rappresentanza.
    La loro posizione di “rappresentanti” si è istituzionalmente incacrenita e da questo essi derivano rendite di posizioni potenti.
    “Vuoi qualcosa? Allora concedimi questo, concedimi quello.”
    I sindacalisti vogliono quello che i politici vogliono: soldi e potere.
    La questione dei fondi pensione è un esempio di come i sindacalisti cercano di acquisire sempre più peso. Per favorire fisclamente i loro fondi pensione hanno chiesto e ottenuto di caricare fiscalmente il risparmio degli italiani, favorendo così la fiscalità dei loro fondi. E prima ancora hanno chiesto e ottenuto la gestione del TFR e ogni tanto salta fuori il Bonanni che mugugna sul fatto che i lavoratori non sono del tutto obbligati a contribuire a questi fondi.
    La tassazione sul risparmio dei cittadini è terribilmente deleteria, perchè ha effetti depressivi come la tassazione sui redditi se non di più. Per non parlare della fuga di persone e capitali dall’italia. Nonostante questo in Italia il ritornello populistico demagogico sulla tassazione dei “ricchi” è all’ordine del giorno. Peccato che questi ricchi altri non sono che piccoli risparmiatori che incidentalmente sono anche lavoratori.
    Il gioco è quello di contare sempre più nell’economia e nelle istituzioni. Nell’interesse dei lavoratori? Macchè. Nell’interesse della casta sindacale spesso composta di parassiti, arruffoni e maneggioni.
    Anzi più i lavoratori e la popolazione stanno peggio, più favorevole è l’ambiente per far crescere il potere sindacale. Ai sindacalisti la miseria generale piace da matti.

  2. Paolo scrive:

    Non facciamo confusione, per favore.

    La cassa integrazione ha uno scopo completamente diverso dall’indennità di disoccupazione: Cig e Cigs consentono di mantenere il rapporto contrattuale di lavoro anche in periodi critici, e questo è auspicabile non solo per il dipendente, ma è pure opportuno per le aziende.

    L’indennità di disoccupazione, invece, interviene come puro sussidio quando il rapporto di lavoro è sciolto.

    Quindi le funzioni sono completamente diverse e non sovrapponibili.

    Certo è che se il governo proponesse un’estensione delle tutele a soggetti attualmente privi di tutto (co.co.pro., finte partite IVA, ecc.) seppur a parziale scapito di quei “privilegiatoni” che hanno la Cig (che c*lo, eh?), allora i sindacati dovrebbero comunque dare segni di apertura.

    Ma la proposta di Fornero sembra soprattutto un taglio generalizzato, i cui costi sarebbero tra l’altro maggiormente addossati alle PMI: e infatti la più significativa opposizione a Fornero arriva da Rete Impresa Italia, non da Camusso!

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