Spreca, e ti sarà dato. La storia della Hylobates Consulting

- Più lavoriamo su questa storia e più l’aspetto che ci colpisce non è solo il cavillo, il probabile bisogno di risorse che spiega il tutto, l’atteggiamento, ma il principio che non conta raggiungere l’obiettivo del progetto (occupazione e creazione d’impresa) ma spendere abbastanza soldi pubblici.

Ho chiesto a Luca Bucchini, dottore di ricerca in genetica matematica e specializzato in risk assessment alimentare, di darmi qualche informazione in più sulla vicenda della Hylobates Consulting, la società di consulenza nel settore della sicurezza alimentare da lui fondata, e che ora rischia seriamente la sopravvivenza, e questa è la frase che più mi ha colpito.

La storia della Hylobates l’ha già raccontata efficacemente lo stesso Bucchini alla “Nuvola del Lavoro”, il blog curato da Dario Di Vico sul Corriere.it:

Nel 2003 abbiamo fondato con mia moglie, a Roma, una società altamente specializzata in sicurezza alimentare e nutrizione, venendo da esperienza USA. Oggi siamo in nove – tutti laureati, due dottori di ricerca, ragazzi in gamba -, abbiamo clienti in tutta Europa, facciamo cose direi uniche e, se posso permettermi, stiamo andando sempre meglio. Nel 2003 ottenemmo un finanziamento da Sviluppo Lazio per mettere in piedi l’azienda. Dei 50.000 euro del progetto ne ottenemmo e spendemmo 20.000: ci rendemmo conto che alcune strade messe per iscritto non avevano senso reale. Tutto rendicontato, auditato; obiettivi occupazionali (il fine della legge) superati. Evidentemente però mancava qualcosa: nel 2008 Sviluppo Lazio ci revocò il tutto.

La revoca, e la conseguente richiesta di restituzione dei fondi già erogati, arrivò nel 2008, ma per un disguido (la segretaria del commercialista dove Hylobates aveva sede legale firmò la ricevuta di ritorno della raccomandata e poi se la dimenticò) nessuno se ne accorse fino al 2009. Un disguido che non ha certo contribuito a semplificare la situazione. “Da allora, documenti, scambi di lettere, suppliche, arrabbiature, richieste (tutte negate) di incontri, di prove, di controprove”.

La scusa accampata da Sviluppo Lazio, il fondo d’investimento gestito da Regione Lazio e Camera di Commercio di Roma con una dotazione di 50 milioni di euro, è che Hylobates non ha speso abbastanza rispetto a quanto preventivato, nonostante avesse raggiunto gli obiettivi occupazionali previsti. In più, Sviluppo Lazio avrebbe, nel rivedere i rendiconti, arbitrariamente spostato alcune significative voci di spesa tra le spese di rappresentanza, non coperte dal contributo, cosa che avrebbe ulteriormente abbassato le spese ammesse a finanziamento al di sotto della soglia minima del 51% dell’investimento preventivato, vanificando il tutto.

Una follia. Ti concedono un finanziamento per mettere su un’impresa, ed anni dopo rivogliono tutto indietro. Una somma che da sola vale un quarto del fatturato. Perché sei stato troppo bravo. Perché hai raggiunto gli obbiettivi riducendo i costi, rinunciando ad alcuni progetti semplicemente perché in corso d’opera non si sono rivelati redditizi “ma potevo in coscienza spendere 30000 euro in un progetto bello sulla carta e anche nei sondaggi di mercato astratti ma che di fatto capivo che non andava mentre la domanda era altrove?”.

Ora la speranza di Bucchini è di ottenere una rateizzazione, per evitare la chiusura, mentre Sviluppo Lazio da quest’orecchio sembra non sentirci. E pensare che sarebbe stato così semplice: bastava spendere di più, non importa come, non importa perché.


Autore: Giordano Masini

Agricoltore, papà e blogger, è titolare di una azienda agrituristica nell'Alto Viterbese e si interessa prevalentemente di mercato, agricoltura, scienze e sviluppo curando il blog lavalledelsiele.com. Prima di tutto ciò è nato a Roma nel 1971, ha studiato storia moderna e ha provato a fare politica qua e là, sempre con scarsa soddisfazione.

8 Responses to “Spreca, e ti sarà dato. La storia della Hylobates Consulting”

  1. Damiano scrive:

    Ma perché i signori di Hylobates Consulting non chiedono un finanziamento sul mercato? Non è che il mercato chiederebbe interessi più alti di Sviluppo Lazio o non concederebbe il finanziamento?
    Se il loro business plan fosse solido non dovrebbero temere nulla.
    Se invece vivono di sussidi, forse questa azienda non è così sana, ma è un costo per la collettività, ed è meglio che chiuda.

    • Luca Bucchini scrive:

      Damiano, ti rispondo a nome di Hylobates. Non chiederei oggi un finanziamento alla Sviluppo Lazio né a nessun ente analogo, né lo richiederei – indipendentemente dalla situazione di adesso – tornando indietro. Allora ci sembrò una possibilità di avere più risorse per il nostro business. E – in linea generale – ti pongo una domanda: se le nostre tasse servono per pagare quei finanziamenti, perché un’impresa dovrebbe – almeno in teoria – non giovarsene? Se dici di abolirli, riducendo tasse, mi trovi al 100% concorde: fanno più male che bene. Da allora infatti non abbiamo più chiesto alcun finanziamento per lo sviluppo dell’azienda.
      ciao e grazie,
      Luca

  2. Paolo scrive:

    I finanziamenti pubblici sono erogati sulla base di regole.
    E’ chiaro che queste regole possono essere condivisibili o meno: ma sono regole scritte nel bando di finanziamento, quindi non ci sono scuse: se un’azienda le rispetta, bene; altrimenti il finanziamento deve essere revocato.
    Altro che “sei stato troppo bravo”!

    • Luca Bucchini scrive:

      Paolo, buongiorno,

      ti posso assicurare che non è così. Disponibile a farti vedere tutti i documenti, compresi bandi, che stiamo pubblicando. Credo peraltro che tu non abbia – dal di fuori – molta esperienza di burocrazia perché non è affato così. Altrimenti non saremmo messi come la Grecia, ma magari come la Finlandia o la Germania.
      Ciao
      Luca

    • gustavo scrive:

      Certo, sempre che non ti cambino le regole del gioco durante la partita. Cosa che a quanto pare è avvenuta.

      “Sviluppo Lazio avrebbe, nel rivedere i rendiconti, arbitrariamente spostato alcune significative voci di spesa tra le spese di rappresentanza, non coperte dal contributo, cosa che avrebbe ulteriormente abbassato le spese ammesse a finanziamento al di sotto della soglia minima”

      A cui personalmente aggiungo: E’ aberrante che esista una soglia minima. L’unico minimo ammesso dovrebbe essere sui risultati conseguiti, non sui soldi spesi. Ma in che razza di paese viviamo?!

      Lasciamo poi perdere sul fatto se sia il sabato ad essere fatto per l’uomo o l’uomo per il sabato.
      Caro Paolo, le regole dovrebbero servire a far girare meglio la macchina, non a ingripparla.

    • Andrea B. scrive:

      @ paolo
      commento burocratico-borbonico, di chi, invece che ai risultati è più attento al formalismo ( che però ha il “pregio” di far passare lisce e tranquille le otto ore di lavoro, giorno dopo giorno fino al 27 del mese, al lavoratore pubblico italiota).

      Sono stati risparmiati soldi di tutti, quindi davvero “è stato troppo bravo”, ma forse il responsabile di questa azienda non aveva amicizie altolocate tra la casta ed i suoi stipendiati formalisti, quindi…

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  1. […] Libertiamo – 13/01/2012 Più lavoriamo su questa storia e più l’aspetto che ci colpisce non è solo il cavillo, il probabile bisogno di risorse che spiega il tutto, l’atteggiamento, ma il principio che non conta raggiungere l’obiettivo del progetto (occupazione e creazione d’impresa) ma spendere abbastanza soldi pubblici. […]