La Svizzera manda in ferie il populismo sindacale

– Quante volte alla fiera del luogo comune abbiamo sentito dire che la Svizzera è prosperosa per via dei capitali esteri e del suo regime da paradiso fiscale? Mai bufala più grande ha giocato così a vantaggio degli inferni fiscali come quello in cui viviamo. La verità è che la Svizzera è sì un paradiso, ma di civiltà. Come altro definire un paese in cui è proprio il basso prelievo fiscale a garantire servizi della massima efficienza e a impedire al potere politico di abusare dei contribuenti?

Invero, le ragioni del benessere e della qualità di vita svizzeri vanno ricercate nelle radici culturali di un paese fondato sui valori della libertà e dell’indipendenza. E’ grazie a quelle radici se l’istituto referendario fa della Svizzera la democrazia più matura e responsabile d’Europa, fornita di saldi anticorpi per impedire che la costituzione democratica si riduca a un’oclocrazia, una tirannide della maggioranza o un teatro di scontri tra gruppi d’interessi come accade altrove.

Il no degli svizzeri al referendum indetto dai sindacati sull’aumento da 4 a 6 settimane di ferie l’anno dimostra che una società forte e ben informata è in grado di prendere decisioni più razionali e lungimiranti della politica. Sono in fondo le prese di posizione come queste a decretare la superiorità di un paese e a spiegare perché in Svizzera il fisco è molto meno esoso che altrove. Con il loro voto i cittadini svizzeri hanno ribadito un concetto di fondamentale importanza: le ferie non sono un diritto acquisito ma un privilegio che soltanto una società estremamente produttiva può concedersi e per giunta senza mai abusarne, poiché la priorità rimane il lavoro, senza il quale non possono esservi né riposo né benessere.

La lucidità che puntualmente i cittadini dei cantoni esprimono ogni volta che vengono convocati alle urne dimostra che in realtà è molto riduttivo attribuire le colpe della crisi occidentale alla democrazia. La costituzione democratica è la migliore di cui disponiamo al momento e non vi sono alternative in grado di legittimarsi con il consenso. Le cause della crisi, piuttosto, vanno ricercate nel progressivo affermarsi dell’illusione che sia conveniente vivere gli uni alle spalle degli altri. Gli Svizzeri con il loro euroscetticismo, i referendum, il modello federalista sono lì a dimostrarci che alla base del degrado vi sono sempre ragioni culturali e che la direzione che prende una democrazia è sempre dettata dalla presenza o dalla mancanza di valori in una società. Il nostro è anzitutto un default valoriale


Autore: Daniele Venanzi

Romano, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza. Contributor di Libertiamo, Linkiesta, l'Occidentale e The Front Page; autore del blog Mercato & Libertà. È redattore di Disarming the Greens, blog che si occupa di questioni ambientali e green economy da una prospettiva di mercato. Nel 2011 ha tradotto l'appendice all'Autobiografia di Friedrich Von Hayek, edita da Rubbettino. È vincitore della Scuola di Liberalismo 2013 di Roma organizzata dalla Fondazione Einaudi, con tesina sulla public choice e la crisi del welfare state.

11 Responses to “La Svizzera manda in ferie il populismo sindacale”

  1. Ale scrive:

    Disarming the greens .. piu’ che da una prospettiva liberale direi da una prospettiva di devastazione ecologica, si occupa sì di ambiente ma per distruggere cio’ che e’ di tutti a favore del portafoglio di pochi, molto pochi. Se io fossi uno di quei “molto pochi” sarei enormemente felice di avere alcuni utili idioti (absit injuria verbis) come te che a mio solo vantaggio ipotecano il loro stesso futuro; Se pagassi tu solo per le tue idee non obietterei nulla, ognuno e’ libero di pensarla come vuole, il problema pero’ e che quelli come te fanno danno anche agli altri per cui la tua liberta’ di dire assurdita’ finisce dove inizia la mia di non subirne le conseguenze. Veniamo agli svizzeri, sicuramente una societa’ superiore alla nostra, ma anche le formiche lo sono; non per questo mi piacerebbe essere una formica, cosa che peraltro faccio ogni giorno per necessita’ imposta.

  2. Redazione scrive:

    ” il problema pero’ e che quelli come te fanno danno anche agli altri per cui la tua liberta’ di dire assurdita’ finisce dove inizia la mia di non subirne le conseguenze. ”

    La cosa può essere reciproca, gentilissimo Ale, ci ha mai pensato?

  3. Daniele Venanzi scrive:

    Ora che hai avuto il tuo momento di sfogo puoi tornartene nel formicaio

  4. foscarini scrive:

    La Svizzera è un paese odiato dalla sinistra e dai sindacalisti perchè la sua sola esistenza sta a testimoniare come la libertà e il liberismo producano crescita sostenibile e reale per i cittadini.
    Nell’italia della spesa pubblica e dell’assistenzialismo ci crogioliamo invece nella miseria. E la sinistra e i sindacalisti chiedono sempre più statalismo e sempre più spesa pubblica finanziata dalle tasse. Una via senz’uscita.

  5. Daniele Venanzi scrive:

    Totalmente d’accordo con Foscarini. Grazie per il commento

  6. Paolo scrive:

    Sei libero di pensare, con la tua forzata interpretazione del referendum svizzero, che le ferie non siano un diritto acquisito, bensì un privilegio che “le società estremamente produttive” possono “concedere”.

    Ma così stai gettando nel cesso tutte le conquiste sociali dall’800 ad oggi, elemento fondamentale per la nascita e lo sviluppo delle democrazie occidentali attuali.

    Le ferie sono un DIRITTO DI CIVILTA’.

    In gran parte del mondo lavorativo occidentale c’è la possibilità di mutarne durata e modalità di fruizione, tramite contrattazione tra le parti. Se occorre maggiore flessibilità in tal senso, discutiamone: partire dalla dicotomia “diritto acquisito” vs/ “privilegio” non aiuta.

    Teniamo presente che in Cina c’è “una società estremamente produttiva”, che (guarda caso) alla maggioranza degli schiavi-lavoratori, anche minori, non “concede” alcun giorno di ferie: fino a quando saremo disposti ad accettare la libera concorrenza sul mercato mondiale in assenza di un minimo di diritti garantiti?

  7. foscarini scrive:

    x paolo
    Paragonare la Cina e la Svizzera non ha senso.
    Nella liberale e liberista svizzera i cittadini hanno redditi e qualità della vita molto alti. In un simile contesto i sindacalisti hanno scarso seguito e così le loro proposte.
    Nella Cina totalitaria la qualità della vita è pessima, i salari sono bassi e i sindacalisti hanno il partito unico che dirige ogni cosa.
    I sindacalisti italiani secondo me hanno come modello la Cina, per ovvie ragioni. Più la popolazione è impoverita, debole e misera, maggiore è il peso nella società delle forze populiste del sindacato. Purtroppo i sindacalisti italiani di oggi costituiscono una sorta di mafia istituzionale che è assolutamente deleteria per il benessere generale.
    La Cina produttiva? Se la produttività cinese è il modello, meglio rimanere un’economia agricola fondata su principi liberali.

  8. Viktor scrive:

    Sorvolando sull’inutilità del commento di “Ale” vorrei dire che questo articolo é uno dei pochissimi articoli riferiti alla Svizzera che meglio si avvicina alla realtà dei fatti. Gli italiani quando sentono parlare di Svizzera e di democrazia impazziscono e iniziano a dire che è impossibile perché la Svizzera è un paese fatto di banche per i mafiosi.. (che poi, la mafia è un problema inizialmente italiano ma che, purtroppo, adesso è un problema di tutti noi europei, e svizzeri inclusi).
    La verità e l’esattezza di questo articolo risiedono proprio nel concetto di prelievi fiscali relativamente sotto la media che garantiscono servizi efficienti. E’ vero, la sanità é privata e l’assicurazione è obbligatoria (e costa minimo 300CHF al mese) ma se ci pensate sempre meglio che il sistema italiano, dove tutti i medici approfittano usando strutture pubbliche per fini di lucro e i pazienti rimangono seduti ad aspettare un miracolo.
    Da noi in svizzera i politici guadagnano pochissimo, e tutti hanno il loro lavoro principale ed il lavoro di politico è piu’ una missione, un onore, piuttosto che un lavoro lucrativo.
    L’Italia potrebbe fare le scarpe a non so quanti paesi europei, altro che Francia e Germania, ma il problema è che avete una gestione terribile delle vostre risorse, i vostri politici e il vostro sistema politico vi stanno divorando.
    Io come svizzero amante del vostro paese vi dico che è incredibile pensare che la Svizzera ha la piu’ elevata densità di musei di tutta europa, quando invece questo primato spetterebbe a voi italiani.. così ricchi di storia, di arte.
    Che dire, vi puo’ salvare solo una bella rivoluzione, una rivoluzione del popolo.
    ciao!

  9. Paolo scrive:

    @foscarini
    In Italia, come nel resto delle democrazie occidentali (Svizzera compresa) c’è piena libertà sindacale. In Cina no.

    Non posso paragonare Cina e Svizzera?

    Ma è proprio in nome della lotta alla concorrenza cinese che vedo proporre una continua erosione dei più elementari diritti civili!

    Se il libero mercato deve servire per spingere la Cina, anche grazie alla crescente importanza della classe media imprenditoriale, verso una progressiva democratizzazione, ben venga.

    Se invece è solo un alibi per sfruttare le misere condizioni lavorative che la dittatura comunista impone ai suoi sudditi, e pagarne le conseguenze pure nell’occidente, allora sono per il massimo protezionismo.

    No democracy, nor human rights?
    No trade, nor business.

  10. marcello scrive:

    Non sono un privilegio, come non lo è avere il beneficio dell’art. 18. E, al riguardo per l’ennesima volta chiedo perché chi ha uno stipendio con cui non arriva dopo la seconda settimana se deve mantenere delle persone è considerato uno che ha delle prerogative ingiuste da togliere quanto prima, e poi se si pensa a far concorrere ai sacrifici quelli che hanno dei grossi redditi e patrimoni questi sono delle vittime perseguitate dai comunisti?

  11. foscarini scrive:

    x paolo
    Ma infatti l’idea di far concorrere l’italia con la cina è profondamente sbagliata.
    La Svizzera concorre con la cina? Manco per nulla. La Svizzera se ne sbatte dei cinesi.
    I sindacalisti e la sinistra italiana stanno facendo diventare l’italia come la cina.
    Il modello per l’italia dovrebbe essere la Svizzera, non un paese governato da una casta di burocrati iscritti al partito comunista.
    Le caste sindacali e dei politici mirano a schiavizzare il popolo italiano. Altro che difenderne i diritti.

Trackbacks/Pingbacks