Sto nel Ppe ergo son moderato

di SIMONA BONFANTE – Hanno dato del comunista a chiunque ritenesse opinabile l’affermazione ‘Berlusconi è un santo’. Hanno dato dell’assassino a Beppino Englaro, praticato il respingimento di natante carico di poveracci, imposto per legge la pratica della fecondazione artificiale multipla, e creato cimiteri dove piangere le spoglie di quegli ovuli con la suddetta pratica resi umani, potenziali ma già orfani. Hanno risolto il problema dei tempi inaccettabili della giustizia negando la possibilità di addivenire a giustizia; hanno assicurato l’impossibilità di un regime dell’informazione plurimo ed indipendente  inventandosi il criterio del beauty contest per l’assegnazione di nuove frequenze, dove le bellezze in concorso non avrebbero dovuto essere altre che i due solissimi poli dell’anti-concorrenziale, economicamente tramortito, culturalmente sepolto bipolio televisivo. Quanto alla famiglia, ne hanno onorato sì tanto il valore sacrale da rendere socialmente impossibile per i generazionalmente e sessualmente diversificati componenti liberarsene, ovvero farsene una propria. Estremisti? Macché: moderati.

Moderati come Fabrizio Cicchitto e Daniela Santanché, Maurizio Gasparri e Maurizio Sacconi, Niccolò Ghedini e Carlo Giovanardi – che stanno tutti nel Ppe. Come d’altronde ci sta il più moderato di tutti, Silvio Berlusconi, quello che – unico leader di forza politica occidentale – era l’altro giorno in una Mosca appena ripulita degli oppositori, a festeggiare la ri-elezione di quell’altro maestro di moderazione che è il siloviko Vladimir Putin.

Di moderatismo, d’altra parte, si sente un gran bisogno nel nostro paese. Se ne sente così tanto che agli italiani non è parso vero di lasciarsi rivoltare come un calzino da quel professore da nessuno eletto, ma così serio da non risultare manco noioso: anzi, da sembrare addirittura più nuovo, motivante e certamente più rassicurante di quel prestigiatore mediatico del suo universalmente dileggiato predecessore.

Ma il problema è che Angelino Alfano vuole esser lui a piantare la bandierina sul territorio – che si presume più densamente popolato – del moderatismo. E i numeri per meritarsi l’intestazione, poverino, li avrebbe pure. Ha l’Iphone e l’Ipad con cui twitta e chatta, in diretta dagli avvenimenti, come i comuni mortali. Se interrogato nel merito, prova ad argomentare, se stuzzicato non dileggia – se non nei limiti del socialmente accettabile – gli interlocutori non omogenei. Certo, l’interazione libera imposta dai social network non gli riesce ancora così facile da governare – i follower che non gli garbano, per dire, ha la spiacevole propensione a bloccarli come spammer, ma tant’é.

Alfano dunque è da un po’ che lavora al re-branding del partito ereditato da Berlusconi: mesi di convegni sull’identità popolare e la missione moderata, un percorso comunicativo-mediatico costruito con attenzione a segnare il territorio – quello semantico, quanto meno – del senso non troppo fuori dal comune. È solo che una cosa è il brand un’altra il prodotto. E il prodotto è sempre lo stesso: quello uscito dalla fabbrica populistico-paracula berlusconiana. E così un giorno sono i 46 colleghi senatori di partito che vanno fuori di matto per licenziare il ministro, già fondatore della Comunità di Sant’Egidio, che ne liquida l’agire parlamentare spregiudicato come roba da far schifo; un altro giorno è la giustizia, ché non si può mica permettere ad un governo terzo di occuparsi di una questione eminentemente privata come quella; infine è il must: il meglio puttanieri che froci, che ci sta sempre nel paese dove del peccato si fa reato, con la condizionale morale tuttavia per chi s’intesta l’onere della traduzione normativa del dominio ecclesiale.

In Italia chiamiamo ancora ‘servizio pubblico’ la Rai, ‘impresa’ l’oligopolio Mediaset, ‘mercato’ la struttura castale del mantenimento al lavoro. Ci sta che il Pdl si auto-appropri dell’aggettivo ‘moderato’. Tanto, non indica nulla di realisticamente esperibile se non, forse, la sua sperimentabile alterità al moderatismo praticato, al moderatismo vero: il senso consapevole delle scelte al quale sta abituandoci la ratio operativa del governo Monti.

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Twitter @kuliscioff


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

2 Responses to “Sto nel Ppe ergo son moderato”

  1. foscarini scrive:

    La qualifica di moderato non vuol dire proprio nulla. E’ solo un etichetta in cui tanti sguazzano perchè pensano erroneamente che il “centro” sia il luogo dove ci sono i voti.
    Peccato che il centro non esista.
    Quando si vota non si vota per il moderato, si vota per un partito che si presume migliori la condizione economica dell’elettore.
    L’inesistente centro destra, belursconiano o non burlusconiano, è solo un branco di politici affamati di spesa pubblica, in tutto e per tutto simili alla sinistra. Tutti costoro sono felici e d’accordo nel sostegno a Monti.
    Monti non è altro che un pupazzo che nasconde politici fondamentalmente socialisti e che siedono in parlamento da decenni.
    Monti sta solo scaricando il debito statale sulle spalle dei privati per conto di D’alema, Berlusconi e Casini.
    Questo è essere moderati in Italia. Un moderatismo che va dal Pd al PdL passando per l’ineffabile Casini. La quintessenza del moderato: “come inc..lare l’elettore, ma con moderazione”. Un bel circo di buffoni socialisti, ladri e truffatori.
    In più i “moderati” stanno pensando ad una riforma elettorale per penalizzare artificiosamente i non moderati. Pia illusione: mi auguro che alle prossime elezioni il centro destra italiano sia cestinato in toto: fini,casini e berlusconi. Identica poltiglia basata sulla spesa pubblica e sulle tasse.
    Quasi, quasi meglio i pagliacci nordisti della lega o il comico Grillo.

  2. alex PSI scrive:

    Intanto il 2013 si avvicina e tra poco avremo le amministrative. Gli italiani sono ansiosi di infliggere una cocente lezione al partito che stava portando nel baratro il paese. E sarebbe ora di costruire anche un’alternativa seria, laica, liberale e socialista.

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