La Russia, non democrazia ma silovikicrazia (3. Che fare?)

– In tre puntate, una al giorno, pubblichiamo un approfondito saggio di Olivier Dupuis sulla situazione attuale della Russia, definibile non come democrazia ma piuttosto come “Silovikicrazia”. Questo termine è stato coniato da Dupuis stesso a partire dalla parola russa “siloviki”, indicante le strutture statali che gestiscono l’uso della forza pubblica, come il Ministero dell’Interno o i servizi segreti, e vuole evidenziare come l’attuale élite che governa la Russia, a partire da Vladimir Putin, sia interamente composta da uomini provenienti da queste strutture. A questo link tutte le puntate.

Cosa può fare l’Unione europea?

Anche se è evidente che sono i cittadini russi ad avere in mano la chiave del rovesciamento del regime putiniano, il mondo delle democrazie in generale, e l’Unione europea in particolare, non possono continuare a trincerarsi dietro all’alibi della “democrazia decorativa” ed a rifiutare di prendere atto della vera natura dell’attuale regime russo. Allo stesso modo, non possono continuare a giustificare il loro atteggiamento attendista col fatto che non esisterebbe un’alternativa. Il margine di azione dell’UE è ridotto, però esiste. Alcune iniziative possono – e dovrebbero – essere intraprese rapidamente dall’Unione e dai suoi stati membri.

Adesione della Russia all’Unione europea, perché no?

Affermare chiaramente che la Russia ha nel lungo periodo una vocazione – se tale fosse il suo auspicio – a far parte dell’Unione Europea sarebbe il migliore segno di fiducia e di speranza che l’Unione ed i suoi stati membri potrebbero indirizzare ai cittadini russi. E’ il solo che consentirebbe di eliminare qualsiasi ambiguità sapientemente mantenuta dall’attuale regime intorno ad una pretesa irriducibilità dell’antagonismo Russia-Occidente. Scrivo “nel lungo periodo” perché è evidente, sia per i Russi che per i cittadini dell’Unione europea, che questa eventuale adesione della Russia non sarebbe possibile prima del ritorno del Paese sulla strada della costruzione della democrazia. Gli anti-europei di Russia e gli anti-russi dell’Unione europea possono quindi rassicurarsi. Non è una cosa che accadrà a breve. Se si aggiungono, ai tempi necessari al rovesciamento della silovikicrazia, i tempi della ricostruzione democratica ed i tempi dei negoziati di adesione, servirà qualche decennio. Ma – ed è questo l’importante – si tratterebbe almeno di un obiettivo, di un orizzonte verso cui tendere. Cosa non da poco nelle tenebre attuali.

Per l’abolizione del regime dei visti per i cittadini della Federazione russa

Mentre i membri delle mafie e di altre organizzazioni criminali, cosi come i membri dei servizi segreti russi, circolano senza alcun problema nei Paesi dell’Unione, i cittadini russi – turisti, studenti… – continuano a subire gli effetti di una politica estremamente restrittiva per quanto riguarda il rilascio dei visti. Gli effetti deleteri di questa politica sul clima di conoscenza, di comprensione e quindi di fiducia tra i cittadini russi e quelli dell’Unione sono enormi. E’ allora indispensabile accelerare il processo di creazione di uno spazio di libera circolazione delle persone, e respingere la clausola ipocrita introdotta dagli Europei che condiziona l’attuazione della libera circolazione alla ”relazione tra l’evoluzione dei flussi migratori e la protezione dei diritti dell’uomo e le libertà fondamentali, insieme al rispetto della primazia del diritto”(1). Questa condizione riguarda soprattutto la Russia, dove la situazione in materia di diritti umani e di primazia del diritto, secondo l’UE, è ben lungi dall’essere ideale. Ne testimoniano le recenti elezioni politiche, che “hanno provocato le proteste sia degli osservatori internazionali che dell’opposizione russa e dei difensori dei diritti dell’uomo.”(2)

Per la moltiplicazione degli scambi di studenti

I cittadini russi e quelli dell’Unione europea devono conoscersi meglio e conoscere meglio le loro rispettive aspirazioni e speranze. L’aumento degli scambi di studenti (programmi come Erasmus, dottorati, post-dottorati …), di attribuzione di borse di studio agli studenti della Federazione russa e dell’Unione europea, costituiscono degli strumenti che consentiranno, a medio termine, di rafforzare la conoscenza reciproca e quindi la fiducia.

Per il rilascio di visti Schengen multi-entrata e di lunga durata ai militanti e giornalisti russi

Centinaia di persone – militanti politici, giornalisti, militanti delle associazioni … – sono in prima linea nella mobilitazione scatenata dalle frodi che hanno caratterizzato lo scrutinio legislativo di dicembre 2011. Sulla base della politica di repressione selettiva delle autorità russe, queste persone insieme a quelle che da anni difendono i diritti fondamentali rischiano di essere i primi bersagli del regime. Un regime che ci ha dimostrato di non tirarsi indietro mai, di fronte a nulla, pur di assicurare la propria permanenza al potere. Senza parlare della Cecenia, abbiamo tutti ben presenti le centinaia di omicidi mirati di militanti politici, di avvocati, di giornalisti (Anna Politkovskaja, Stas Markelov, Sergej Magnitski, Natalia Estemirova…)(3) che hanno tristemente scandito gli ultimi dodici anni della vita politica russa. L’Unione europea potrebbe, col rilascio di visti di lunga durata che diano la possibilità di entrare e uscire più volte, consentire a questi militanti di trovare rapidamente, all’occorrenza, rifugio in un Paese dell’Unione o, quanto meno, un luogo dove poter “respirare” per qualche settimana o mese.

Creazione di una radio dell’UE, “Russia europea”

Con l’imbrigliamento generalizzato di tutte le voci d’informazione indipendenti – radiofoniche e televisive – non rimane che Internet e qualche giornale, e non si sa fino a quando. L’Unione europea potrebbe, con l’aiuto dei giornalisti che sono dovuti fuggire dalla Russia e che si sono rifugiati nei paesi dell’Unione, creare una radio in lingua russa destinata all’informazione dei cittadini russi su ciò che succede nel loro Paese e sulla politica dell’Unione e dei suoi stati membri rispetto alla Russia.

Un’adesione rapida all’UE della Georgia e della Moldavia

Questi due “piccoli” Paesi sono particolarmente esposti alle ingerenze del loro grande vicino. Sono sottoposti alle sue interferenze perché è la Russia che li rifornisce di gas, perché l’esportazione dei loro prodotti avviene essenzialmente sul mercato russo, perché, tecnicamente all’interno dei loro confini, sorgono le cosiddette smuggling places, piattaforme di traffici di ogni genere, che sono poi la Transnistria e l’Ossezia del Sud, poste al di fuori di ogni controllo da parte loro e invece sotto il controllo di Mosca. Inoltre, come molti degli attuali stati membri dell’Unione – e molto meno di molti di loro – questi due stati non hanno il peso critico che consentirebbe loro di definire una prospettiva politica autonoma. Viste la dimensione e la fragilità di questi Paesi, il processo di adesione dovrebbe essere il più veloce possibile.

Per un allargamento dell’Unione all’Ucraina

Il primo obiettivo è quello di ridare una prospettiva a questo Paese ed ostacolarne la deriva cleptocratica e l’instabilità, l’una e l’altra in buona parte orchestrate da Mosca. Una nuova politica di containment, si potrebbe dire, visto che si tratta di contenere la propagazione delle metastasi del regime vigente a Mosca sia verso i suoi vicini non membri dell’Unione che verso i 27 stati membri.
Questa politica si articolerebbe intorno alla rapida apertura di un processo di adesione dell’Ucraina all’UE, dando, con questo segnale forte, una prospettiva chiara alla popolazione e alla classe dirigente di questo Paese. Con l’obiettivo, tra 15 o 20 anni, di allargare il perimetro dello stato di Diritto fino alle frontiere della Federazione russa. In altri termini si tratterebbe di consentire a questo Paese di consolidare lo stato di diritto e la democrazia, di favorire il suo sviluppo economico e di moltiplicare le possibilità di scambi economici tra l’Unione e l’Ucraina.

Un ufficio europeo di controspionaggio

In risposta alla libera circolazione dei membri dei servizi segreti e delle mafie russe sul territorio dell’Unione, verrebbe istituito dagli stati membri dell’Unione che lo auspicano un coordinamento dei dipartimenti dei servizi segreti, un Centro Europeo di Controspionaggio, incaricato di raccogliere le informazioni da ciascuno degli stati membri sulle attività (economiche, finanziarie, di intelligence…) di queste persone e di metterle a disposizione di tutta la rete formata dai servizi segreti nazionali degli stati che partecipano al progetto.

Una lista nera degli ufficiali russi

La maggior parte degli omicidi di giornalisti, di avvocati, di militanti dei diritti dell’uomo compiuti nel corso di questi ultimi 12 anni sono rimasti impuniti. All’iniziativa di Bill Browder, il padrone del Hermitage Capital per cui lavorava il giurista Sergej Magnitski, il democratico Benjamin Cardin e altri senatori americani hanno depositato un progetto di legge battezzato “Magnitski Act” . “Se adottato, questo testo amplierà l’elenco delle personae non gratae a tutti i responsabili russi implicati da vicino o da lontano negli omicidi mai chiariti di militanti dei diritti dell’uomo e di giornalisti e nell’occultamento delle prove e dei colpevoli.” Il Parlamento europeo ha votato nel dicembre 2010 una risoluzione che invita l’Unione europea a fare lo stesso. “Per il momento, Parigi e Berlino vi si oppongono.” (5) Fino a quando?

Una politica energetica europea

Al fine di ridurre la dipendenza degli stati membri dell’Unione europea nei confronti di uno stato produttore, la Commissione europea potrebbe proporre una direttiva europea che limiti al 30 % massimo del fabbisogno dei singoli stati membri la parte di approvvigionamento per paese produttore per ciascuna delle fonti di energia (gas, petrolio, carbone, torba, uranio…).

Istituzione nei parlamenti degli Stati membri e nel PE di commissioni di verifica dei precedenti

Queste commissioni, composte da un numero limitato di parlamentari (della maggioranza e dell’opposizione) sarebbero incaricate di verificare, nella più rigorosa confidenzialità, la non-appartenenza passata e/o presente dei propri membri, dei membri dell’esecutivo nazionale e degli alti funzionari nazionali ai servizi segreti nazionali o a qualsiasi servizio segreto di un Paese terzo.

Nel Parlamento Europeo potrebbe essere istituita una commissione simile, incaricata di verificare i precedenti dei suoi membri, dei membri della Commissione europea, della Corte europea di Giustizia, della Banca Centrale e di tutti gli alti funzionari dell’Unione. Nella stessa logica, converrebbe instaurare presso i parlamenti degli stati membri e presso il PE una procedura che preveda che all’inizio della legislatura ciascun parlamentare comunichi insieme alla sua situazione patrimoniale, una dichiarazione di non-appartenenza passata o presente ad un servizio d’informazioni, di qualsiasi Paese esso sia. L’obiettivo di una tale iniziativa è doppio. Impedire, nei Paesi dell’Unione e nelle istituzioni europee, la confusione dei generi tra le istituzioni incaricate della gestione dello stato e quelle incaricate della sua protezione ed evitare che i membri di queste ultime possano ritrovarsi, in ragione delle loro attività passate o presenti, al di fuori della logica democratica. A maggiore ragione, una tale precauzione si dimostra indispensabile per quei Paesi dove le istituzioni soffrono ancora di fragilità ereditate da un passato dittatoriale recente.

Just in case

In Russia, i periodi elettorali sono particolarmente propizi al mostrare i muscoli, alle dichiarazioni nazionaliste virili. Tutti si ricordano dell’annuncio di Putin: “spaccare la faccia ai terroristi ceceni fino nei cessi”. Ora meno che mai il candidato Putin avrebbe potuto rinunciare a questo rituale che ha costituito, sin dall’inizio della sua folgorante carriera, uno dei principali numeri del suo repertorio politico, peraltro assai sommario. Di fronte alle proteste cittadine che salgono in Russia, il candidato Putin non esita quindi a “viziare” il suo pubblico. Malgrado la moltiplicazione ad infinitum et ad nauseam delle sanzioni al regime di Bashar al-Assad e l’indebolimento rapido del regime di Damasco, continua a giocare la carta dell’intransigenza anti-occidentale. Dal canto suo, l’esercito russo non è stato dimenticato: 590 miliardi di euro vi saranno investiti nel corso dei prossimi dieci anni. Sarebbe ovviamente sbagliato prendere tutto ciò alla lettera: le promesse elettorali impegnano solo chi le riceve. Di fatto, non si capisce perché mai la silovikicrazia si dovrebbe adoperare a rafforzare una delle strutture più in grado di contestarle, un giorno, il potere.

Ciò detto, l’UE dovrebbe senz’altro cogliere l’occasione di cominciare sin d’ora a creare le condizioni di uscita dal suo stato di “letargo strategico”. Se l’attuale regime russo è interamente fondato e concentrato sull’accaparramento da parte dell’oligarchia della rendita energetica, e avrebbe enormemente da perdere a lanciarsi in avventure militari, niente garantisce che la situazione tra dieci o vent’anni sarà immutata. Il minimo sarebbe quindi che i Paesi dell’Unione europea o, quanto meno, quelli di loro che lo vogliono, cominciassero adesso a lavorare alla costruzione di un esercito comune e comunitario. La costituzione di un esercito europeo in grado di condurre operazioni di mantenimento o di ristabilimento della pace potrebbe, oltre la sua utilità intrinseca, servire come banco di prova nel caso in cui la politica anti-occidentale della Russia smettesse di essere ciò che oggi è: essenzialmente declamatoria.

Note al testo:

  1. “Tappe congiunte della transizione verso l’esenzione dal visto per i viaggi di breve durata per i cittadini russi e dell’UE.”, documento adottato dalla Russia e dall’UE in occasione del vertice Russia-UE dei 14 e 15 dicembre 2011. Citato da Vladimir Soloviev, La Russie d’Aujourd’hui, 20 dicembre 2011
  2. Vladimir Soloviev, “La Russie et l’UE s’attaquent aux visas”, “La Russia e l’UE affrontano la questione dei visti”, La Russie d’Aujourd’hui, 20 dicembre 2011
  3. Tra il 2000 ed il 2010, 210 giornalisti sono stati assassinati in Russia. Altre decine sono morti in “incidenti”. Citato da Tania Rakhmanova. Vedere l’elenco dettagliato sul sito Http://journalists-in-russia.org
  4. “Sergueï Magnitski, le mort qui fait trembler le Kremlin”, “Sergej Magnitski, il morto che fa tremare il Cremlino”, Vincent Jaubert, Le Nouvel Observateur, 25 agosto 2011
  5. “Poutine promet un réarmement massif de la Russie”, “Putin promette un riarmo massicio della Russia”, L’Express, 20 febbraio 2012

 


Autore: Olivier Dupuis

Nato a Ath (Belgio) nel 1958. Laureato in scienze politiche e sociali all’Università di Lovanio, è esperto di politica internazionale e europea. E’ stato prima dirigente e poi segretario del Partito Radicale Transnazionale dal 1995 al 2003 e deputato europeo, eletto in Italia, per due legislature (1996-2004). Gestisce il blog leuropeen.eu .

2 Responses to “La Russia, non democrazia ma silovikicrazia (3. Che fare?)”

  1. silvana Bononcini scrive:

    Veramente una bella analisi, che parla della realtà politica in Russia e pure del disastro della repressione Cecena!
    Complimenti all’autore….

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