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Esteri, basta con la retorica. Cominciamo a riformare

– Nella valutazione dell’operato del Governo Monti, vi era un elemento comune alla stampa nostrana e a gran parte delle forze politiche, un elemento capace di mettere in ombra anche le decisioni più contestabili: il nuovo ruolo dell’Italia nel Mondo.

Secondo la retorica “salvazionista” sbandierata tanto a destra come a sinistra, la sola personalità di Monti sarebbe stata sufficiente a rimettere saldamente in carreggiata una macchina, quella degli Affari Esteri, che almeno da un decennio stenta a trovare la propria strada. Questo approccio semplicista capace solamente di contrapporre ad un Grande Male (Silvio Berlusconi) un Grande Bene (i Tecnici) sta ora dando i suoi primi e avvelenati frutti diventando un’arma alquanto affilata per quelle forze parlamentari intenzionate a ridicolizzare l’operato del Governo o dei suoi singoli componenti.

Come è possibile, si chiede un attonito Maroni su Facebook, che il Ministro Terzi mandi i figli a scuola in auto blu mentre un ostaggio italiano, Franco Lamolinara, muore in un blitz deciso da Cameron senza consultare il suo omologo italiano? Le dimissioni sono ovviamente l’unica azione accettabile per lavare l’oltraggio subito.

Retorica, per l’appunto. Una retorica incapace d’interrogarsi sui motivi profondi per cui l’Italia arranca nel far valere la propria linea di difesa in India e per cui non è stata minimamente coinvolta nel raid. Una retorica incapace di comprendere che 100 giorni non sono sufficienti a cancellare bacia-mani a dittatori poi bombardati, viaggi della speranza in Bielorussia, future forze di governo che chiedono di azzerare gli investimenti militari e molto altro ancora.

Il problema non è l’ (inesistente) incapacità del Ministro Terzi, il problema è la decennale assenza di una linea di politica estera che vada oltre l’europeismo di facciata e l’agilità nel saltare all’ultimo secondo sul carro delle azioni riuscite. Considerati i presupposti e la reale (scarsa) considerazione di cui gode un governo di tecnici tra i Conservatori britannici, ci si può davvero stupire dei fatti avvenuti l’8 Marzo? Evidentemente no.

Questo non vuol dire che la scriteriata azione britannico-nigeriana avvenuta in pieno giorno non debba lasciare alcuna traccia nei rapporti tra i due paesi, ma che le azioni che il Governo Monti intraprenderà non dovranno essere limitate a ferme e circostanziate note diplomatiche come sta avvenendo per l’India. Se esiste veramente la volontà politica necessaria a far sì che in futuro azioni del genere non si ripetano, allora sarà necessario affrontare in profondità le mancanze che caratterizzano il nostro sistema di rappresentanza esterna. Questo non deve riguardare solo gli specifici rapporti coi britannici, ma passare anche per il servizio Consolare e l’efficienza dell’AISE, i Servizi per la Sicurezza Esterna.

Se è vero che una volta toccato il fondo non si può che risalire, questa è l’occasione per Monti di rendere un buon servizio al paese permettendo al futuro governo eletto di basare la propria politica estera su una struttura adeguatamente funzionante. Come tecnico chiamato a “salvare” l’Italia da se stessa, dovrebbe possedere i mezzi e la volontà per farlo anche oltre le naturali resistenze di chi vedrà una necessaria ristrutturazione come la morte delle proprie rendite di posizione.

Qualora così non fosse, il Governo dovrà essere pronto a difendersi da accuse decisamente più serie dello sproloquio del fanciullin Maroni. Non l’essere stato ignaro responsabile delle conseguenze del blitz di Cameron, ma il rivelarsi consapevole complice del continuo sfascio delle nostre Istituzioni.


Autore: Federico Mozzi

22 anni, pavese. Fresco di laurea in Studi Internazionali presso l’Università di Bologna, si trasferisce prima in Belgio dove lavora come Project Assistant presso il “Security & Defence Agenda” e in seguito in Armenia, dove sta svolgendo un tirocinio per il Ministero degli Affari Esteri.

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