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8 marzo: ripensare il femminismo/.2 “My body, my choice”

 – In occasione della Festa della Donna proponiamo un’intervista a Wendy McElroy, studiosa canadese ed una delle massime esponenti del “femminismo individualista”, una corrente di pensiero che esalta i princìpi della libertà individuale e del mercato come chiavi dell’emancipazione femminile.
Ha scritto e curato numerosi libri, tra cui “Freedom, Feminism and the State”, “Sexual Correctness” e “Liberty for Women”. In italiano ha pubblicato “Le gambe della libertà” . La prima parte dell’intervista è disponibile a questo link.

Un dibattito ricorrente in Italia è sul modo in cui le donne sono rappresentate in un paese abbastanza tradizionalista. Recentemente il tema è tornato di attualità in seguito agli scandali sessuali che hanno colpito Silvio Berlusconi ed ad alcuni programmi televisivi accusati di perpetuare una visione della donna come oggetto sessuale. Molti, in particolare, stanno puntando il dito contro quelle donne, come le modelle o le vallette, che sarebbero “complici” della cultura della donna oggetto. Non è che il femminismo moderno sta finendo per seguire i passi del vecchio tradizionalismo patriarcale nella sua pretesa di definire un modello di ruolo “buono” per le donne e di colpevolizzare le “cattive ragazze”?

WME: Giusta osservazione. Certo la condanna “da destra” delle donne che “usano” la loro sessualità è espressa in termini diversi; è espressa in termini religiosi o di preoccupazione per l’indebolimento della famiglia, spesso è motivata da un profondo desiderio di imporre una morale conservatrice.
La condanna “da sinistra” è espressa in termini politically correct; si parla del rischio di trasmettere immagini sbagliate alle ragazzine e spesso è motivata da un profondo desiderio di imporre una visione “di sinistra” dell’essere donna.
E’ interessante, tuttavia, che entrambi gli estremi dello spettro politico scelgano di censurare lo stesso tipo di donna. Perché trarre vantaggio di un bel corpo è così più sbagliato che trarre vantaggio da una bella mente?
Penso che si dovrebbe chiedere scusa a certe donne. Le vere femministe dovrebbero sostenere qualsiasi scelta pacifica una donna voglia fare con il proprio corpo – casalinga o amministratore delegato, showgirl od avvocato. My body, my choice” dovrebbe essere lo slogan di ogni femminista che rispetti davvero le scelte e l’autonomia di ogni donna adulta. Invece, purtroppo, per il femminismo mainstream, ogni volta che c’è un conflitto tra una scelta femminile e la loro ideologia, è l’ideologia che deve prevalere. Ma allora in che cosa questo è diverso rispetto al patriarcato che dicono di combattere?Sostengono di avversare il patriarcato perché nega alle donne la possibilità di scegliere. Ma loro agiscono davvero in modo differente?

Negli ultimi anni alcune donne di destra, come Sarah Palin e Michelle Bachmann, hanno avuto un impatto sulla politica nazionale ed allo stesso tempo, all’interno del movimento conservatore, sono sempre di più le donne (es. Suzanne Venker e Phyllis Schlafly) che affrontano in modo aperto da destra il femminismo americano. Come vivi questa ascesa di donne conservatrici? Pensi che ci sia il rischio che vogliano ricondurre le donne ad un modello di genere più restrittivo?

WME: Se temo l’ascesa delle donne conservatrici? La mia risposta è “sì” e “no”.
Comincerò a spiegare perché “no.” Io non ho paura di nessuna scelta pacifica che le donne compiano in un contesto di libertà. Non ho paura del fatto che alcune donne scelgano di essere casalinghe ubbidienti, purché non esistano barriere legali o politiche al fatto che altre donne scelgano di essere scienziate.
Certo, la cultura potrebbe cambiare e divenire più ostile alle donne ambiziose, come me, ma questa è una questione che deve essere indirizzata attraverso tattiche non violente, come l’educazione e la militanza sociale. Io non ho paura di imbarcarmi in questo tipo di dibattito e quindi non ho paura della prospettiva conservatrice. E resto ottimista per le donne perché, se la libertà prevale, l’evoluzione è destinata ad essere nel senso di maggiore diritti e maggiore giustizia.

Adesso invece dirò perché “sì”. Ho paura che siano varate leggi che limitino o ribaltino alcune delle libertà per le quali le donne hanno combattuto per decenni. Per esempio, lo zelo antiabortista è così forte nell’estrema destra americana che ci sono serie discussioni sulla restrizione o sul divieto di metodi contraccettivi come la pillola del giorno dopo.
A livello dei singoli stati sono in atto campagne, anche con qualche successo per dare ai feti uno status di persona, con associata tutta una serie di diritti. Questo tipo di misure e l’atmosfera che tali campagne creano stanno già facendo sì che alcune donne siano perseguite penalmente per non essersi prese abbastanza cura dei loro feti, magari perché hanno bevuto alcool o assunto altre sostanze che possono impattare il feto. Ci sono già “precedenti” e la giustizia comincia a servirsene. Questo è un territorio molto molto pericoloso.
Così, di nuovo: la mia risposta è “sì” e “no”.

Di recente Lei ha generato un po’ di controversia in alcuni ambienti libertari perché ha scelto di non appoggiare Ron Paul? Quali sono le ragioni per le quali non condivide il libertarismo alla Ron Paul?

WME: Ci sono temi specifici ed importanti nei quali mi distinguo in modo netto da Ron Paul; tra questi l’immigrazione, l’aborto ed alcune sue votazioni al Congresso.
Tuttavia la vera questione è se la libertà può essere davvero raggiunta attraverso la politica elettorale. Io vedo la politica elettorale come il problema, non come la soluzione – come la malattia, non come la cura. Ed anche se mi sento più vicina a quello che dice Ron Paul che a quello che dicono gli altri candidati, alla fine Paul resta comunque un politico.
Quei libertari che vogliono consegnargli “l’anello per governarli tutti” (per dirla alla Tolkien) sono un po’ troppo ottimisti sul fatto che, al contrario di tutti gli altri politici, lui invece manterrà le promesse.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

4 Responses to “8 marzo: ripensare il femminismo/.2 “My body, my choice””

  1. prendo la tangente: personalmente sarei favorevole a concedere al feto/embrione uno status giuridico.
    non è detto che questo debba essere eguale ai nati così come i bambini non hanno gli stessi diritti degli adulti
    ma comunque penso che uno status giuridico per i non-nati sarebbe un’ottima cosa.
    il problema di molte femministe, anche la su intervistata individualista, è che pensano sempre che la volontà delle donne valga di più di qualsiasi altro diritto di chiunque.

  2. Parnaso scrive:

    La pillola del giorno dopo non è un contraccettivo, ma un metodo abortivo; contraccettivo è tutto quello che previene l’impianto del seme nel’utereo; abortivo tutto quello che viene dopo; per essere precisi: se la donna è stata ingravidata è abortiva, se non è stata inseminata, ma prende lo stesso la pillola del giorno dopo, non è niente. Lo zelo antiabortista nasce dal desiderio di dare voce a chi non ha voce; non c’è differenza tra eliminare un embrione un feto un bambino dopo 3 mesi , dopo 6 mesi con il terapeutico o dopo la nascita; se quell’embrione eri tu l’unico effetto è il medesimo per tutti gli stadi della vita umana: tu non saresti qui a scrivere le tue opinioni. Di quale libertà vanno parlando le donne? quella di uccidere i propri figli? Manco la gravidanza fosse una malattia come l’ernia da asportare chirurgicamente.

  3. Redazione_staff_2012 scrive:

    Parnaso, vediamo di finirla con le forzature. Non mischiare nel medesimo calderone l’aborto con la pillola del giorno dopo, che l’Oms ha dichiarato inequivocabilmente come contraccettivo. Se permetti, è un pelino più autorevole di te. http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs244/en/ L.S.

  4. Andrea B. scrive:

    Applaudo all’ osservazione iniziale: la libertà femminile sta venendo accerchiata da fronti contropposti politicamente … paradossale, ma è così.
    Da un punto di vista conservatore tutta roba vecchia, solo che, al pari dei veli tra le universitarie egiziane in quel famoso confronto fotografico che mostrava come negli anni ’60 non ve ne fossero o quasi, per poi aumentare decennio dopo decennio, anche di qua sta tornando in auge il bigottismo benpensante: sarà che viviamo anni diffcili e la tentazione di trovare (ed imporre ad altri) una rassicurante “bussola”, data da valori non negoziabili, è forte.
    Quello che stupisce invece è un certo femminismo di sinistra che vorrebbe mortificare e stigmatizzare anch’ esso la donna, quando questa non segua i dettami di un certo “politically correct” … liberata si, ma guai ad usare un po’ troppo il proprio corpo, anche se per libera scelta !

    Noto che parecchi commentatori sono, o dovrebbero essere, quantomeno di idee liberali, ma poi, a quanto vedo, quando si parla delle “fimmine” ritorna subito il buon maschietto (con il diminutivo e non per caso),

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