Anche negli USA ci sono enti inutili. L’EPA, per esempio…

– Dal voto della scorsa estate per l’innalzamento del debt ceiling, l’America sembra aver compreso che una spesa pubblica così elevata non è più sostenibile. Obama e i candidati del GOP sanno che il dibattito su debito e tagli alla spesa gioca un ruolo importante nella corsa alla Casa Bianca. Tra le ricette per mettere a dieta Washington, quella che piace di più ai repubblicani prevede lo smantellamento di alcuni enti e uffici federali che, oltre a costare una fortuna ai contribuenti, fungono da freno all’economia di un paese che mai come ora necessita buoni tassi di crescita.

Tra gli enti pubblici presi di mira figura l’EPA, l’agenzia preposta alla protezione ambientale. A rendere invisa l’EPA ai cittadini non sono soltanto questioni economiche, benché il suo budget annuo di più di 10 miliardi di dollari basterebbe a farli adirare. Sempre più americani, infatti, credono che l’ente abbia smesso di assolvere alla mansione per cui fu istituito nel 1970 e che oggi sia poco più che un parco giochi per ambientalisti a spese dei contribuenti.

Lo scorso 28 febbraio, ad esempio, la corte distrettuale di Tallahassee, Florida, ha definito illegittimi i nuovi e più rigidi standard sulla qualità dell’acqua fissati dall’agenzia in quanto privi di fondamenti scientifici. Il bureau, inoltre, ha agito in materia di competenza dello stato della Florida, pretendendo di scavalcarne l’autorità e le prerogative. Il caso della Florida non è isolato: negli ultimi anni, anche per via delle istanze ecologiste di cui Obama è portatore, le accuse di agire su basi ideologiche anziché scientifiche si sono moltiplicate. Come evidenziato su Forbes da Patrick Michaels, senior fellow del CATO Institute, in tema di CO2 la letteratura scientifica presa in considerazione dall’EPA per imporre limiti alle emissioni di gas serra rappresenta meno del 50% della ricerca esistente. I documenti di riferimento per le politiche dell’ente sono stati prodotti con 10 miliardi di dollari di finanziamenti pubblici dallo U.S. Global Change Research Program, il cui unico interesse è confermare le paure di una catastrofe ambientale per continuare a percepire finanziamenti e mantenere burocrati e accademici a spese degli americani.

Il caso EPA mostra ancora una volta l’incoerenza e l’ipocrisia di chi strumentalizza la questione ambientale per farne mezzo di consenso politico. Se davvero – come ama dire Al Gore – la scienza è esatta, perché mai certo ambientalismo vicino al potere dovrebbe accuratamente evitare di citare la letteratura di avviso differente, pretendere di imporre restrizioni al di sopra delle proprie competenze o falsificare interi grafici, come nel caso del climategate?

Visto il modo di operare, smantellare un carrozzone come l’EPA avrebbe non soltanto valore economico ma anche etico. Tuttavia, con un Mitt Romney che vince ma non convince e un Obama sempre più vicino alla rielezione grazie a rivali inadeguati e segnali incoraggianti dell’economia, è probabile che la chiusura dell’ufficio pubblico più amato dagli ambientalisti non sarà in programma almeno per i prossimi quattro anni.


Autore: Daniele Venanzi

Romano, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza. Contributor di Libertiamo, Linkiesta, l'Occidentale e The Front Page; autore del blog Mercato & Libertà. È redattore di Disarming the Greens, blog che si occupa di questioni ambientali e green economy da una prospettiva di mercato. Nel 2011 ha tradotto l'appendice all'Autobiografia di Friedrich Von Hayek, edita da Rubbettino. È vincitore della Scuola di Liberalismo 2013 di Roma organizzata dalla Fondazione Einaudi, con tesina sulla public choice e la crisi del welfare state.

2 Responses to “Anche negli USA ci sono enti inutili. L’EPA, per esempio…”

  1. Vincenzo scrive:

    Magari avessimo l’EPA in Europa. Le restrizioni “ambientaliste”, che non sono solo quelle legali ma anche quelle culturali, americane fanno ridere rispetto a quelle europee. Ha mai confrontato la scheda di sicurezza europea di un prodotto chimico e quella americana?
    Dice niente REACH? Dice niente il fatto, che se il solvente utilizzato per preparare un prodotto anticorrosivo usato in una raffineria di petrolio, contiene più dello (0.5 o 1 % non ricordo bene) di naftalina, bisogna dichiarare tutto il prodotto come cancerogeno scatenando la paura degli operai, che non lo toccano nè lo respirano neanche)? Chissa le nostre nonne come facevano a proteggere gli indumenti di lana dalle tarme, forse usavano la polvere di pirimpimpina. Che poi, il bello, è che la raffineria di quel prodotto anticorrosivo ne usa 10 tonnellate all’anno mentre lavora 10 milioni di tonnellate all’anno di petrolio che la naftalina la contiene eccome (visto che il solvente è un derivato del petrolio). Ma quello non conta.
    Magari per l’autore, studente in Scienze Politiche, queste osservazioni potranno risultare comprensibili come il cinese, ma può anche essere che da queste parti transiti un addetto ai lavori.

Trackbacks/Pingbacks