Pd, la vecchia Italia che avanza

di SIMONA BONFANTE – Milano, Napoli, Genova e ora Palermo. Palermo è un’altra cosa, ok, però Bersani – appoggiando Rita Borsellino che non è neanche del Pd – ha perso pure lì. Prima di Palermo, cioè dopo Milano, Napoli e Genova, si era detto che a perdere fossero stati gli establishment, ovvero che a vincere fossero gli outsider, gli extra-sistema, anzi: gli ‘alter-sistema’, dacché né Giuliano Pisapia (che fa politica da quando la tv aveva un solo canale), né Luigi De Magistris (che non ha vinto Napoli da privato cittadino ma da europarlamentare di un partito – l’Idv – con un suo ormai ventennale portfolio di occupazioni partitocratiche) sono mai stati estranei agli establishment. L’estraneità loro riconosciuta dagli elettori, semmai, riguarda la percezione delle tradizionali dimensioni dell’occupazione del potere. Così Marco Rossi Doria.

Non così, pare invece di capire, Fabrizio Ferrandelli, il vincitore delle primarie del centro-sinistra palermitano. Che è giovane, certo, ma non per questo necessariamente nuovo o, ancor meno, altro. Lui, anzi viene dall’anti-mafismo militante che, nel panorama politico isolano, è il ‘partito’ più longevo, più antico del Pd, del Pdl, dell’Mpa e di tutto quello che è venuto dopo la Rete, il movimento di Leoluca Orlando che, poi passato all’Idv, ha sostenuto cinque anni orsono la prima sconfitta della Borsellino.  Ecco, è da lì che Ferrandelli viene, e da lì – era il 2006 – con l’elezione in Consiglio comunale sotto le insegne della lista dell’Orlando furioso che il nostro traccia la strada alla vittoria del vecchio con una faccia nuova.

Ferrandelli è stato scelto dalla parte del Pd che fa capo a due sicul-democrat di peso, come Lumia e Cracolici, che nella geolocalizzazione politica isolana si trovano però più in feeling col governatore Lombardo che con i piddini filo-vastiani.  Solo loro sanno perché appoggiare l’ex dipietrista invece che il renziano Davide Faraone, quello che per stile e contenuti appariva la vera opzione innovativa della competizione. E chissà perché neanche Bersani ha inteso sostenerlo a Faraone, visto che il giovane (anche lui) leopoldino, attualmente deputato regionale, era l’unico candidato con una tessera del Pd in tasca.

In sostanza, se anche invece di Ferrandelli avesse vinto Borsellino (ipotesi possibile, dato il marginalissimo scarto di voti ed addirittura il sospetto di brogli), il Pd – cioè la nostalgica rivisitazione social-democratica interpretata da Pierluigi Bersani – avrebbe perso comunque. E questo non è affatto un bene. Non solo per loro – il Pd – e certo non solo per la Sicilia. Un Pd non-pervenuto significa un Pdl privato della motivazione a ripensare la qualità della propria offerta politica, e forze pseudo anti-sistemiche prosperare su – ed in gran parte favorire – la tenuta del sistema. Quel sistema che – è il caso di ricordarlo? – ci ha accompagnato ad un soffio dal default economico, alla sostanziale implosione della politica ed alla fattuale moratoria sulla democrazia per la quale, in fin dei conti, in molti tifiamo.

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Twitter @kuliscioff

 


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

One Response to “Pd, la vecchia Italia che avanza”

  1. Simone Callisto Manca scrive:

    La tua ultima frase mi trova molto d’accordo

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