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Macaluso fa il Marchese del Grillo con il giovane collega

– Antefatto. Sul Foglio di giovedì 1 marzo appare un lungo articolo dal titolo “Monti-Cav., viste parallele” a firma Marco Valerio Lo Prete. Pur con un pizzico di eccessiva benevolenza per l’ex premier, il giornalista prova a individuare lungo l’epopea politica berlusconiana un filo rosso che leghi il Cavaliere e Mario Monti, raccontando il loro mai interrotto dialogo (spesso a distanza), le affinità e le diversità dei due personaggi. Un articolo da leggere, per condividerlo o per criticarlo.

Fatto. Due giorni dopo, sabato 3 marzo, Emanuele Macaluso è autore di un editoriale sul Riformista in cui attacca il pezzo del Foglio, considerandolo alla stregua di un pizzino inviato dal Cavaliere a Giuliano Ferrara perché distorcesse la realtà e desse al lettore l’idea che il padre putativo del governo Monti fosse in qualche modo Silvio Berlusconi e non il presidente Giorgio Napolitano. Nel suo commento Macaluso avverte l’esigenza di corroborare la sua tesi sottolineando la scarsa notorietà del giovane autore dell’articolo fogliante: “chi è?, scrive il direttore del Riformista, questo sconosciuto Marco Valerio Lo Prete.

Se non conoscessi personalmente Lo Prete, non avrei probabilmente prestato attenzione alla vicenda. E invece chissà quante volte è accaduto che un affermato professionista abbia usato toni tanto altezzosi nei confronti di un giovane e meno noto collega! Vien da chiedersi: se Lo Prete si fosse chiamato, mettiamo caso, “Marco Valerio Mieli” o “Marco Valerio Scalfari”, figlio d’arte di note penne del giornalismo italiano, Macaluso avrebbe aggiunto la velenosa domandina al suo editoriale? Non lo avrebbe fatto, con ogni probabilità. Il cognome avrebbe fornito una risposta immediata: “è il figlio di Paolo“, “è il nipote di Eugenio“, “il rampollo si fa le ossa con quel filibustiere di Ferrara“, “si diverte, il discolo“. Anzi, se Marco Valerio avesse avuto nobili natali editoriali, il suo nome non sarebbe nemmeno apparso nell’articolo di Macaluso, quasi un favore a papà o a zio.

Per sua fortuna o sfortuna, Lo Prete si chiama Lo Prete ed è un homo novus nel giornalismo nostrano. Non per questo – a noi pare – un esperto e attempato giornalista ha il diritto di dire di lui ciò che Alberto Sordi, nei panni del Marchese del Grillo, disse ai poveri avventori dell’osteria nel celebre film di Mario Monicelli: “Io so’ io e voi n’siete un cazzo“. Anche perché, tra moltissimi anni, qualcuno potrebbe dire manzonianamente: “Macaluso, chi era costui?“.

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Twitter @piercamillo 


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

2 Responses to “Macaluso fa il Marchese del Grillo con il giovane collega”

  1. bel pezzo.
    macaluso ha il vizio di denigrare chi non è d’accordo con lui.
    non si rende conto che a rimediare la figuraccia non è l’insultato ma lui che sembra uno di quei vecchi che non sopportano niente e nessuno.

  2. enzo51 scrive:

    Appunto!!

    Chi è costui!

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