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Gli studi di settore andrebbero aboliti, ma questo governo li incattivisce

- Se gli studi di settore erano uno strumento intollerabilmente vessatorio sotto Visco, Dini, Tremonti e Padoa Schioppa, continuano ad esserlo anche durante la reggenza di Mario Monti. Dovrebbe essere chiaro, ma il fatto è che fa sinceramente male vedere che il governo che dovrebbe Salvare l’Italia, Liberarla e farla Crescere ha introdotto significative modifiche peggiorative alla legislazione sugli studi di settore, illustrate in questo post di Manuel Seri su Chicago Blog.

Gli studi di settore non sono solo uno dei tanti strumenti che rendono complicata la vita dei lavoratori autonomi e delle imprese, e parlarne non significa solo parlare di quanto sia pesante e insostenibile la pressione fiscale in questo disgraziato paese. Ciò che rende intollerabili gli studi di settore è che obbligano chi guadagna poco a dichiarare di più, mentre consentono a chi guadagna tanto di dichiarare di meno. In questo senso si configurano, di fatto se non di diritto, come una sorta di condono fiscale permanente, e sarebbe stato legittimo aspettarsi, dal Presidente del Consiglio che ha più volte solennemente dichiarato “mai più condoni” un comportamento più coerente con le promesse.
Perché gli studi di settore, stabilendo a priori un ricavo “congruo” per ogni tipo di attività e inducendo ogni contribuente ad adeguare le dichiarazioni dei redditi a quella cifra, pena controlli fiscali induttivi in cui l’onere della prova è rovesciato, costringono giocoforza chi ha guadagnato meno a dichiarare di più. Al tempo stesso forniscono seduta stante l’assoluzione per chi, pur avendo guadagnato di più, dichiarando un reddito “congruo” alle stime dello studio di settore, si vede d’incanto escludere dalle liste dei contribuenti a controllo. Se gli studi di settore, da quando sono stati istituiti, hanno generato un aumento del gettito fiscale, questo è dovuto quindi a un sistema ferocemente regressivo (i poveri pagano più dei ricchi, gli onesti più dei disonesti, le nuove imprese più degli insider), tanto più regressivo in un periodo di crisi economica,in cui le consuete corse tardoprimaverili di artigiani e imprenditori alla ricerca di fatture fasulle da emettere per riuscire a risultare congrui hanno davvero il sapore di una beffa indigeribile.

E poi, magari, cominceremo anche a porci qualche domanda sulla strana accondiscendenza che le associazioni di categoria hanno verso gli studi di settore, laddove le critiche sono rivolte per lo più al sistema di calcolo e alle applicazioni (all’altezza dell’asticella, insomma) che allo strumento in sé. Forse, tra miracolati e tartassati dagli studi di settore, tra insider e outsider, coloro che dovrebbero tutelare gli interessi di imprenditori, commercianti ed artigiani hanno già scelto da tempo chi rappresentare.

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Twitter @LaValleDelSiele 


Autore: Giordano Masini

Agricoltore, papà e blogger, è titolare di una azienda agrituristica nell'Alto Viterbese e si interessa prevalentemente di mercato, agricoltura, scienze e sviluppo curando il blog lavalledelsiele.com. Prima di tutto ciò è nato a Roma nel 1971, ha studiato storia moderna e ha provato a fare politica qua e là, sempre con scarsa soddisfazione.

8 Responses to “Gli studi di settore andrebbero aboliti, ma questo governo li incattivisce”

  1. Massimo74 scrive:

    Pensa che quei buffoni di FLI quando erano all’opposizione fino a qualche mese fà avevano presentato in parlamento una proposta di legge per abolire gli studi di settore,mentre ora che fanno parte della maggioranza approvano senza batter ciglio tutte le leggi illiberali e da stato di polizia che questo governo abusivo e antidemocratico sta portando avanti(violazione della privacy con l’accesso ai conti bancari,limitazioni all’uso del contante,reintroduzione dell’elenco clienti-fornitori e appunto inasprimento degli studi di settore).Questo dovrebbe dare a tutti un idea su quanto cialtronesca e ipocrita (se non addirittura criminale) sia la nostra attuale classe politica.
    Woody Allen diceva che la moralità di un politico è di poco sotto quella di un pedofilo…mi sa che si sbagliava di grosso.
    La moralita di un politico E’ DI GRAN LUNGA sotto quella di un pedofilo…

  2. foscarini scrive:

    Ci sono solo due strade in un paese che tassa anche il risparmio delle persone:
    o te ne scappi all’estero sbattendo la porta e chi si è visto, si è visto;
    o inizi a mettere le bombe.

  3. Angelo scrive:

    Unitevi al gruppo su facebook “Aboliamo gli studi di settore” http://www.facebook.com/groups/nostudidisettore/

  4. Massimo74 scrive:

    @Angelo

    Meglio ancora, aboliamo le imposte(o portiamole al massimo al 10% – 15% del PIL).I servizi possono essere forniti meglio e a costi più bassi da un sistema di libero mercato in libera concorrenza,non abbiamo alcun bisogno di una banda di delinquenti in parlamento che ci mettono le mani nelle tasche con la scusa di fare il nostro bene con i nostri soldi.
    Cari politici: grazie,ma siamo adulti e vaccinati abbastanza per sapere come spendere il nostro denaro senza bisogno della presenza di uno stato paternalista che ci dica cosa è bene o male per noi.

  5. creonte scrive:

    quando si chiede la stima del valore del prezzo di mercato di una casa, si intende il prezzo più probaile a cui la medesima potrebbe esser venduta.

    incredibile ma vero, se poi la casa si vende a un prezzo leggermente diverso nesusno di può lamentare della stima e della sua procedura.

    affermare però che gli studi di settore siano solo un modo per tassare di meno i più ricchi è abbastanza fuori luogo, soprattutto in un paese come il nostro in cui la sfacciataggine nei confronti dell’evasione non conosce ritegno.

    e se davvero una guadgan molto di più di quello che lo studio di settondica, esiste sempre la possibilità di fare studi sui consumi in relazioen ai redditi dichiarati.

    l’estimo rimane l’unica prodecura di uno stato moderno. Altrimenti finiremo come la grecia che non ha un veor catasto (e son pieni di ville di dottori…)

  6. Piccolapatria scrive:

    Messaggio ai cari giovani a cui è stato offerto di lanciarsi in un’attività in proprio con solo 1 euro. Passato qualche mese d’illusione e magari avete faticato ma portato a casa ben poco o anche un bel niente, vi aspettano al varco inesorabili: i costi “fissi” quali, tra gli altri, i contributi previdenziali Inps, infortunistici Inail, poi la congruità degli studi di settore e il redditometro, le tasse e il loro anticipo per l’anno che verrà. Insomma il fisco non ammette che uno lavori e non guadagni e sfido chiunque a essere in grado di produrre una prova riconosciuta di questa sacrosanta evenienza. Il guadagno è una variabile indipendente! La rapina fiscale è una certezza assoluta garantita da questo stato patrigno!
    Con questi sistemi si muore e sbandierare “salva/cresci Italia” è solo uno slogan di effetto per chi ancora ci crede.

  7. Marco scrive:

    Chi ha scritto l’articolo ha pienamente ragione, chi invece leggendolo non condivide quanto scritto, dovrebbe provare sulla propria pelle cosa significa risultare congrui e coerenti in uno studio di settore con la crisi attuale. Se ragioniamo bene sullo studio di settore, ci viene facile capire che non permette nemmeno di essere elastici sui prezzi di vendita. Supponiamo che un elettricista acquisti 10.000 euro di materiale, lo studio di settore ad esempio calcola che deve avere un ricavo di 25.000 euro. Se l’elettricista ha ottenuto un ricavo di 20.000, non sarà congruo con lo studio di settore e non potrà dimostrare in alcun modo che ha ricavato di meno e verrà considerato un evasore. Dovrà dimostrare lui stesso che ha realmente ricavato di meno, ma non esiste un modo per farlo in quanto il fisco supporrà che il resto dei soldi li ha avuti in nero. Una grande impresa non avrà lo stesso problema perchè su grandi cifre il rapporto ricavi/spese è minore ed anche di molto. Allora chi favoriscono gli studi di settore ? Le grandi imprese o le piccole !!

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