Complottismo e leggende metropolitane, strategie di resistenza

di CLAUDIA BIANCOTTI – Donne e uomini di buona volontà, ascoltate: l’ora è grave. In tanti siamo disposti a sostenere la coalizione del buon senso di cui già più volte abbiamo parlato su queste pagine, ma il nemico è alle porte. Come ci insegna il Vangelo, egli è una moltitudine (giova ricordare che “Io sono Legione” è un proclama del diavolo prima che di Anonymous). Non ha un nome solo, si annida nelle pieghe di molti partiti, e gioca a favore di tutti coloro a cui interessa poco la maturità civile della popolazione e molto l’esercizio arbitrario del potere.

La sua essenza peggiore è l’irrazionalismo. Perché è così pericoloso? Perché in tempi di crisi quella fascia di cittadinanza che non ha avuto occasione di formarsi su temi tecnici è purtroppo esposta alla manipolazione di coloro che, creando capri espiatori, vogliono di fatto guadagnare consenso personale da sfruttare per i propri interessi.

Gettano in pasto a chi li ascolta soluzioni facili, caratterizzate da dimensioni mitiche non verificabili, per costruire intorno a sé un alone di eroismo a costo zero e riscuoterne un dividendo prima psicologico, poi elettorale. È doveroso salvare anime (e così la Patria) laddove possibile, sforzandosi di rispondere in modo adeguato agli strilli dei santoni.

Qui sotto proponiamo tre vignette illustrative di cosa ci toccherà contrastare in campagna elettorale, offrendo un minimo manuale di sopravvivenza in battaglia. Non si pretende di rappresentare in modo esaustivo la Bestia; vogliamo solo puntare i riflettori nella giusta direzione.

1. Il movimento signoraggista.
Testimonial: Domenico Scilipoti, Alfonso Luigi Marra, Sara Tommasi. C’è un manipolo di individui pronto a sostenere che le banche centrali stampano denaro in modo incontrollato e misterioso, visto che “la quantità è nota solo a loro, perché i numeri di serie non sono progressivi, e non se ne conosce il significato” (sic). La differenza tra il valore facciale delle banconote e il costo di produzione delle stesse costituirebbe reddito per tali istituzioni, che distribuirebbero ai propri dipendenti cifre folli come prebende (ma volesse il cielo! NdA), e sarebbero in combutta con le banche private per defraudare gli innocenti. Complottisti ne sono sempre esistiti, ma costoro oggi hanno una visibilità istituzionale che rischia di renderli più credibili agli occhi dell’osservatore distratto.

Strategia di resistenza: quello che dicono i signoraggisti è falso dalla prima parola all’ultima, e se il vostro interlocutore non è ancora un convertito fanatico basta un pacato ragionamento dati alla mano per portarlo lontano dalle acque limacciose del complottismo. Se volete fermarvi su un livello divulgativo, potete fargli leggere questo articoletto di debunking, o questo, o i molti simili che si trovano in giro per la rete. Se desiderate un approfondimento tecnico, c’è lo statuto della Banca Centrale Europea, quelli delle banche centrali nazionali, e svariati manuali di economia monetaria. Se preferite l’ironia, segnalate al novello adepto che tra i suoi guru di riferimento c’è anche Ruby Rubacuori, e proponetegli l’illuminante commento di Luciana Littizzetto, dal minuto 9 del video in poi.

2. Il culto della razza padana, misto a conservatorismo sociale becero.
Testimonial: il vostro leghista di fiducia, purché preso tra i ranghi dei predicatori esaltati o finti tali. Un valido candidato è Giancarlo Gentilini: potete vederlo qui mentre invoca la “pulizia etnica” contro gli omosessuali (gli segnaliamo, comunque, che non è molto probabile che esista un’etnia gay, per ovvie ragioni), qui mentre suggerisce di uccidere i bambini zingari, e qui mentre addirittura sostiene che è cosa altamente esecrabile avere cani stranieri, perché occorre rispettare (sic) “l’economia floreale”.

Strategia di resistenza:
con il male non si discute, quindi se incontrate qualcuno che davvero sembra intenzionato ad uccidere bambini, bruciare immigrati o massacrare di botte chiunque altro, rivolgetevi alle forze dell’ordine. Per fortuna, non tutti coloro che credono nell’esistenza della Padania sono sociopatici dal grilletto facile. La grande maggioranza esprime desideri democraticamente legittimi, che si parli di responsabilità fiscale delle regioni o di maggiore sicurezza pubblica; cede alle suggestioni del pensiero magico-etnicista un po’ per il peso delle correnti difficoltà economiche, un po’ per pigrizia intellettuale e desiderio d’appartenenza. Con queste persone si può ragionare, ad esempio presentando evidenze sul contributo dei lavoratori migranti all’economia italiana o smontando l’equazione per cui straniero uguale delinquente.

Ricordiamo loro che esistono molti luoghi dell’immaginario, dall’arte all’amore, ma la politica dovrebbe essere più questione di fatti. Segnaliamo ai concreti imprenditori del Nord che dietro l’incitamento alla secessione spesso si cela la moltiplicazione degli incarichi nelle amministrazioni locali, secondo la stessa logica che all’inizio la Lega contestava aspramente. Riproponiamo le esperienze aggregative del terzo settore, che da quelle parti hanno grande tradizione, per soddisfare il bisogno umano di avere una causa senza dover propagandare l’omicidio.

3. “Compra sano, compra italiano”.
Testimonial: La Destra, Casapound, svariate associazioni d’area, a tratti persino Giulio Tremonti. Secondo queste campagne d’opinione, le difficoltà dell’economia sono riconducibili alla globalizzazione: a seconda della versione, la soluzione sta nel chiudere le frontiere all’importazione dei prodotti fabbricati all’estero, nell’impedire agli immigrati di aprire esercizi commerciali, nel certificare opportunamente le merci la cui filiera produttiva si trova interamente entro i patri confini e agevolarne la diffusione con sussidi pubblici.

A questi argomenti, che si vorrebbe far passare come tecnici, spesso si giustappone – ed è questo il fattore attrattivo per alcuni – una simbologia che richiama il fascismo; alternativamente, li si condisce in salsa autonoma, sostituendo i leitmotiv nazionalisti con quelli no-global.

Strategia di resistenza:
informare, informare, informare, soprattutto sul piano delle conseguenze pratiche dell’apertura delle economie. Non è necessario essere professionisti del settore per capire che imprese protette dalla pressione concorrenziale, nazionale o internazionale che sia, tenderanno a mettere sul mercato prodotti di minore qualità e con prezzi più alti rispetto al caso in cui debbano competere. Sarà minore anche la tensione all’innovazione, quindi più lento lo sviluppo: per un appoggio accademico, si può ad esempio cominciare da qui, esplorando anche la bibliografia del lavoro. È anche piuttosto intuitivo il ragionamento secondo cui si possono facilmente creare malsane collusioni tra imprese che hanno interesse ad essere protette artificialmente e gli esponenti politici che hanno il potere di decidere chi proteggere.

Non tutte le preoccupazioni espresse nei volantini sono fuori luogo; il desiderio di veder eccellere le imprese del proprio Paese è comprensibile e condivisibile, così come è giusto adoperarsi per la simmetria delle normative doganali. È però opportuno segnalare che il protezionismo non risolve alcun problema, almeno nel contesto delle nostre economie avanzate; e che non c’è modo più efficace di migliorarsi che mettendo tutte le proprie energie nel vincere una gara sempre più difficile.


Autore: Claudia Biancotti

Nata a Moncalieri nel 1978, é economista presso la Banca d'Italia. Studia i metodi statistici per le indagini campionarie, ma anche la distribuzione del reddito, l'economia della felicitá e un po' di neuroeconomia. DISCLAIMER: Le opinioni qui espresse sono strettamente personali e non impegnano l'istituzione di appartenenza.

4 Responses to “Complottismo e leggende metropolitane, strategie di resistenza”

  1. Andrea de Liberato scrive:

    “Noi siamo legione…” si cantava nell’inno del Biancofiore degli anni ’40. Chissà se il riferimento demoniaco era voluto.

  2. Io sono Io scrive:

    Completamente d’accordo sul primo e sul secondo punto, meno sul terzo. Mi spiego meglio, è vero che il proibizionismo sia una piaga, ma è altrettanto vero che produrre in Italia è meno conveniente che produrre all’estero (soprattutto India e Cina ma anche est europeo e non solo) ciò si traduce con meno posti di lavoro in Italia. Inoltre vi sono molti prodotti (alimentari ma non solo) che sembrano completamente identici ai prodotti italiani, ma in realtà non rispettano gli standard produttivi (dalla sicurezza dei lavoratori, alle garanzie di qualità) previste per le produzioni italiane.

    L’autarchia non è una soluzione, ma neppure fingere che questi problemi serve a qualcosa. Mi piacerebbe che qualche partito prendesse una posizione a riguardo…

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