Se Libero e il Giornale vanno alla “guerra” dei No Tav

– “Questione morale”.
Questo è un titolo a otto colonne pubblicato martedì da La Repubblica. Non si riferisce a memorie berlingueriane, e nemmeno a malaffari, illeciti e malversazioni. Si riferisce al portiere della Juventus: avrebbe dovuto, o no, andare dall’arbitro e dirgli: “guardi, hanno ragione i colleghi del Milan … la palla è entrata di mezzo metro”?

Le questioni morali sono una cosa seria. Quando noi italiani le poniamo mettiamo sempre faccia a faccia due convitati di pietra. Da un lato la razionalità del concetto di giustizia, da un altro la nostra dialetticità in tema – ossia la nostra peculiare capacità di sfuggire alla rigidità delle norme, rendendole fluide, pastose, passandoci in mezzo, rendendole analogiche alla nostra forma mentis, quella del tutto e il contrario di tutto. Qui da noi ha ragione chi ha ragione, ha ragione chi ha torto, ha ragione chi non ha né torto né ragione. La verità da noi è un gas. Come in filosofia.
Poi c’è chi è convinto di avere la verità dalla parte del manico. Chi esprime le proprie idee con infallibile certezza. Con sprezzo linguistico. Con sicumera e disattenzione.
Chi è convinto di essere nel giusto spesso è disattento. Non coglie le complessità delle idee altrui. Non capisce come funzionano le idee. Le sottovaluta, le scansa a spallate, detto in slang le scaga. E così facendo… le rafforza.

Questo è il caso della questione No Tav, e per certi versi Abbà.
André Deed era un bravo attore e regista francese. Quando, nei primi anni del cinema muto, Torino era insieme a Napoli la capitale del cinema italiano Deed, da Torino, divenne famoso in tutto il mondo dando faccia e corpo al personaggio di “Cretinetti”. Una sorta di piccolo Buster Keaton europeo. Cretinetti era un personaggio tanto sfigato quanto tenero, un fallitello.
Questo è l’appellativo che il direttore de Il Giornale affibbia a Luca Abbà.

Luca Abbà è un contadino, un anarchico, un attivista, un sempliciotto, non lo so. Ma certo non è un “Cretinetti”. E’ uno che si invera nell’azione. Fa ciò che sente. Se sale sul traliccio sa che se la sfanga è un eroe, e se non se la cava è un eroe due volte. Non so se  ne ha consapevolezza, probabilmente no, non è un intellettuale, è uno che fa ciò che è. Corpo, pensiero e azione sono un tutt’uno. Per chi è un eroe (una o due volte) Luca Abbà? Per chi la pensa come lui. Luca Abbà ha fatto ciò che era utile fare per la sua causa. Non è un “Cretinetti”, è un pulsionale.

I “Cretinetti” sono gli altri. Sono i suoi nemici. Sono quelli che lo disprezzano in nome della loro presunta e certificata superiorità intellettuale e culturale, ma che così facendo organizzano la sua funzione eroica. Lo rendono ciò che non è. Lo monumentalizzano. Il “Cretinetti” è il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti.

Sallusti non è uno stupido. Nel suo pezzo sull’incidente di Abbà, se lo prendiamo alla lettera, non scrive cose irricevibili. Ha una posizione netta e intransigente, ma che coglie le convinzioni di una grande fetta del paese. Ma poi che fa Sallusti? Fa mettere al suo articolo un titolo offensivo, tira giù nel pezzo due o tre frasi che sembrano scritte da Curzio Malaparte – quando pur avendo ragione voleva affermare la sua ragione in modo talmente netto e violento e cazzone da voler sempre farsi sfidare a duello da chicchessia.

Sallusti vuole fare il figo. Ama scrivere senza pietas. Lui è un uomo vero. Crea un contesto per il suo articolo che immediatamente si prende il podio, schianta il testo, e si butta nell’immaginario mediatico. E’ il contesto del disprezzo.

Così facendo il direttore de Il Giornale compie una meravigliosa operazione. Non rafforza le proprie idee, né quelle della sua fetta di paese, ma rafforza le idee dei No Tav. Sallusti perde il suo duello. Invece di rendere pervasive le convinzioni di chi è favorevole alla Tav, le delegittima. Le fa precipitare nella rovinosa rupe dell’irricevibilità.

Se prendi per il culo uno che è in fin di vita, perdi il consenso – quello vero. Non quello di chi si trincera dietro le inossidabili identità della certezza, ma quello della stragrande maggioranza delle persone pensanti – di quelli che il dubbio possono anche rimuoverlo… ma continuano ad averlo. Un direttore di un quotidiano queste cosette non può non saperle. Se le sa e non le applica, oppure se non le sa… è un problema.

“Cretinetti” era uno che falliva. Abbà non fallisce. E’ Sallusti a fallire l’operazione e la strategia. Mette in mano ai No Tav la più straordinaria delle pistole fumanti. Quella vecchia come il cucco. Quella che ha fatto la storia di tutte le storie politiche. Quella del: “ridono sui nostri morti”. Le vittime derise diventeranno gli eroi del nemico.

Ma in Italia il concetto di nemico non dovrebbe né essere né esistere. Le frange intellettualmente disagiate che vivono e fondano tutta la loro vita sulla sterile poetica del “nemico esterno e interno” non vanno rafforzate nelle loro idee, ma vanno coinvolte nel dialogo, o fatte sbollire per consunzione. Sono gli articoli alla Sallusti che rafforzano la logica del “nemico”. Quella che piaceva tanto a Berlusconi. Il bene contro il male. E il demenziale sondaggio di Libero fa il resto.

Qui si spiega meglio perché l’articolo inizia col calcio. Libero lancia un sondaggio (Abbà se l’è cercata? Si? No?) che fa il verso ai sondaggi dei quotidiani sportivi. A quelle minchiate di sondaggi su allenatori e giocatori fuori squadra.

Questo tipo di operazione giornalistica, di solito, si fa su temi di grande audience ma di scarso valore morale. Cosette da poco, ma che fanno divertire e appassionare. Farlo su Abbà vuol dire negargli qualsiasi valenza morale sia come uomo, sia come sistema d’ idee (che poi è la stessa cosa).

E questo modo di far comunicazione, che fa leva sulla pancia del lettore, finisce sempre per rafforzare le idee e l’identità degli antagonisti. Li esclude dalla possibilità del dialogo. Li sclerotizza nella loro certezza di non esser capiti. Li esaspera nei toni – dà il la alle azioni di forza. In poche parole se ne esasperano le convinzioni giuste o sbagliate che siano. Se i No Tav – sia quelli “veri”, sia tutti quelli che stanno lì per ben altre ragioni psicologiche – avevano qualche dubbio, ora il dubbio l’hanno fugato. Sono in guerra. Nemico contro nemico.

Libero e Il Giornale vogliono alzare il livello dello scontro, e lo fanno ad arte.
E se gli italiani incerti sul da farsi in Val di Susa – e che vivevano nel dubbio o avevano scelto di sentirsi favorevoli alla Tav ma con il beneficio d’ inventario – prima degli articoli di Libero e de Il Giornale avevano qualche perplessità, adesso hanno una sola e imprescindibile certezza: molti dei nemici dei No Tav sono veri incorreggibili cretinetti. E magari, proprio per questo, gli incerti cambieranno idea.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

2 Responses to “Se Libero e il Giornale vanno alla “guerra” dei No Tav”

  1. Piercamillo Falasca scrive:

    Tutto ciò detto, caro Francesco, Luca Abbà è un irresponsabile: uno che sale deliberatamente su un traliccio, minaccia di toccare i cavi e poi in un modo e nell’altro lo fa, non ha dignità di interlocutore politico in una vicenda del genere. Quella di questi No-Tav è una battaglia nichilista… Abbà non sarà un cretinetti, ma è certamente uno sfascista…

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  1. […] Regime, praticamente tutti i pennivendoli prezzolati che hanno il coraggio di definirsi giornalisti http://www.libertiamo.it/2012/03/01/se-libero-e-il-giornale-vanno-alla-guerra-dei-no-tav/,  si sono resi responsabili in questi giorni di un crimine contro la convivenza civile degli […]