Liberalizzazioni annacquate dai tassisti onorari

di PIERCAMILLO FALASCA – Qualche farmacia e qualche notaio in più, come se il problema degli italiani fosse quello di trovare una farmacia o un notaio, e non i prezzi dei loro beni e servizi. La separazione della rete del gas dall’Eni solo tra 18 mesi, cioè a rischio rinvio. Nessun obbligo di preventivo per i professionisti, peraltro liberi di continuare a sfruttare i praticanti. L’assegnazione delle licenze dei taxi resta nelle mani dei Comuni, vale a dire l’anello istituzionale più sensibile alle pressioni arroganti dei tassisti), l’obbligo di gara per i servizi pubblici locali sopra i duecentomila euro è cosa buona e giusta, ma può essere eluso dagli enti locali con non troppi ostacoli. Quella bella norma della prima bozza del decreto che sanciva la libertà assoluta di praticare sconti in ogni settore merceologico non ha mai visto la luce, così come la separazione della rete ferroviaria.

Nel lungo articolato del decreto liberalizzazioni troverete molte buone misure, che rendono il testo votabile, ma non parliamo più di “cresci-Italia”. Il provvedimento che approda in aula al Senato – dopo il lungo e travagliato percorso accidentato in commissione – è una ventata d’aria fresca, ma non è la cura da cavallo di cui l’Italia ha drammaticamente bisogno. Ricordate la famigerata lettera della BCE al governo italiano? Ecco, il parametro resta quella missiva, rispetto alla quale il decreto liberalizzazioni appare un testo sbiadito.

Consideriamolo un primo tempo sulle liberalizzazioni”, sostiene Benedetto Della Vedova. Un primo di tre o quattro tempi, aggiungiamo. Da qui ad agosto – ad esempio – si giocherà la partita della riforma delle professioni ordinistiche, secondo i principi e i tempi fissati nell’ultima manovra estiva del governo Berlusconi. Certo, il fuoco di fila di avvocati ed altri liberi professionisti ai recenti tentativi di modernizzazione, tutti sistematicamente abbattuti, non fa ben sperare, considerata soprattutto la particolare sensibilità dei parlamentari-professionisti (a proposito: ma non sarebbe il caso, passato il Cavaliere, di dotare le istituzioni di una legge rigorosa sul conflitto d’interessi?). Ma i sostenitori della libertà economica del paese non possono abbassare la guardia, non ora che – anche semanticamente – le “liberalizzazioni” sono entrate nelle buone corde dell’opinione pubblica italiana. Chi ha subito l’aumento repentino dell’età pensionabile e un grave inasprimento fiscale “per salvare” i conti pubblici dal rischio della bancarotta non accetta che la classe politica si mostri supina agli interessi organizzati di qualche migliaio di grassi titolari di rendite di posizione.

Badi bene, il professor Monti: il suo prezioso esecutivo tecnico è stato chiamato a realizzare le riforme difficili, non a mediare tra gli opposti conservatorismi delle forze politiche. Non è praticabile la via della continua e costante negoziazione al ribasso con i protettori di questa o quella lobby. Da ora in avanti, nel secondo, terzo e quarto tempo, è auspicabile che il governo presenti al Parlamento e al paese la cura da cavallo, senza remore e con l’apposizione della fiducia in Aula. Se è per le riforme che abbiamo il governo Monti, il voto su ogni riforma è una questione di fiducia. Avrebbero a quel punto il coraggio i partiti e i singoli parlamentari di votare finalmente come rappresentanti della nazione e non come “tassisti onorari”, titolo di merito appena assegnato a Maurizio Gasparri dal capetto dei tassinari romani Loreno Bittarelli?


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

One Response to “Liberalizzazioni annacquate dai tassisti onorari”

  1. Lo chiamerei decreto “corporativizzazioni”.

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