Il girone infernale del fiscal compact

– Trattato nuovo, storia vecchia. Anche l’ormai famoso, e probabilmente insufficiente, fiscal compact è entrato ufficialmente nel girone infernale di ratifica degli stati membri, passaggio fondamentale per la sua entrata in vigore, ma i primi ostacoli sono alle porte. Le prime incertezze arrivano, come già avvenuto in passato, da Irlanda e Germania, ma non portare a termine la ratifica potrebbe avere conseguenze serie per l’Unione.

Il fiscal compact non ha certo le caratteristiche ideali per guadagnare il sostegno di popoli e governi degli stati membri, ma parafrasando le parole di Churchill vien da dire che questo nuovo trattato è il peggiore possibile, esclusi tutti gli altri. I sostenitori del rigore finanziario hanno dettato la linea europea e sono riusciti a far passare il principio che prima di mettere mano al portafogli per sostenere i paesi in difficoltà bisogna risolvere due problemi strutturali. Da un lato c’è bisogno di creare budget di spesa sostenibili negli anni ed evitare che classi dirigenti spendaccione distribuiscano i costi della malagestione su altri stati dell’Unione Europea. Dall’altro bisogna evitare di recuperare competitività svalutando la moneta, ma puntare su innovazione e produttività. Benché esista una logica in questo passaggio e molte critiche siano arrivate da chi chiedeva più coraggio per la crescita, sono soprattutto i popoli che dovendo sostenere i costi potrebbero non capirlo.

Prima di tutto in Irlanda, dove il primo ministro Enda Kenny ha annunciato a sorpresa che gli irlandesi dovranno pronunciarsi sulla ratifica del trattato. Come noto, la costituzione irlandese prevede l’istituto referendario per cambiare la costituzione. Il Trattato di Lisbona fu approvato in una seconda consultazione dopo essere stato respinto in un primo referendum popolare. L’avvocatura generale dello stato aveva sostenuto che il referendum non fosse obbligatorio nel caso del fiscal compact, per questa ragione ha destato allarme l’annuncio di Kenny a tre giorni dalla cerimonia ufficiale per la firma del nuovo trattato, visto e considerato che le difficili condizioni economiche potrebbero aver ulteriormente ridotto la volontà degli irlandesi di concedere maggiori poteri a Bruxelles. Anche se l’entrata in vigore del nuovo trattato richiede la ratifica di soli 12 stati dei 17 che comprendono l’eurozona, appare evidente come un’eventuale bocciatura da parte dell’Irlanda non gioverebbe al processo di ratifica.

Problemi arrivano anche dalla Germania, dove la Corte Suprema ha giudicato incostituzionale un meccanismo di funzionamento del Fondo di Stabilità.La democrazia non dovrebbe essere sacrificata per salvare l’euro” dice la Corte, secondo la quale il comitato segreto di nove componenti che potrebbe avere il potere di decidere, senza consultare il parlamento, come e quando utilizzare le risorse del Fondo di Stabilità sia un organo che sfugge al controllo popolare, e per questo andrà rivisto. La questione risale allo scorso settembre, quando un parlamentare della SPD decise di consultare la Corte in merito ad un depotenziamento del Parlamento in materia economica.

I primi ostacoli alla ratifica del fiscal compact rischiano però di compromettere l’intero processo. Defezioni all’ultimo minuto potrebbero portare altri paesi a chiedere ulteriori modifiche, riaprire così il tavolo dei negoziati e ritardare ulteriormente la risposta europea alla crisi dell’euro iniziata più di due anni fa. D’altro canto, l’ostinazione con la quale certi paesi continuano a rifiutare la supremazia della legislazione comunitaria potrebbe contagiare altri stati membri e rendere il percorso di ratifica pericolosamente accidentato e dagli esiti imprevedibili. Ritardi e poche certezze, proprio quello di cui l’Europa non ha bisogno.


Autore: Francesco Giumelli

32 anni, insegna Relazioni Internazionali e Studi Europei alla Metropolitan University Prague. Studia e si occupa di conflitti, politica estera e sanzioni internazionali. Autore di "Coercing, Constraining and Signalling. Explaining UN and EU Sanctions after the Cold War" con ECPR Press e curatore del blog Tucidide (tucidide.giumelli.org).

2 Responses to “Il girone infernale del fiscal compact”

  1. IO scrive:

    Il FISCAL COMPACT è una cosa ABOMINEVOLE. Impone agli Stati di avere il bilancio in PAREGGIO o in SURPLUS. Ciò significa che MATEMATICAMENTE lo Stato è OBBLIGATO a IMPOVERIRCI in una maniera ancora più PESANTE di come lo ha fatto finora. EURO=SCHIAVITU’ FINANZIARIA.

  2. baddy scrive:

    come italia abbiamo circa 1890 miliardi di euro. Facendo 2 calcoli se richiedono un rientro almeno della meta in 34 anni( da come ho capito quelli saranno i tempi) vorra dire manovre finanziarie da circa 250 miliardi di euro all’anno tradotto un bagno di sangue. Le prime manovre aumento accise carburanti cvon tutta la ricaduta suio trasporti, irpef aumentata a tutti i lavoratori dipendenti che a quel punto saremo anche precari visto l’enorme fretta di rendere libero e snello il mercato del lavoro tenendo i bassi stipendi. Ergo non converra piu andare a lavorare perche tutto il nostro lavoro andra in tasse per ripagare un debito fittizio.
    Ecco che la germania e i poteri forti che la spalleggiano abbattono le economie di tutto il sud europa a vantaggio della sua che e la prima esportatrice nei paeisi asiatici e con aziende che non delocalizzano a iosa come le nostre!!!

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