di LUCIO SCUDIERO – Siamo passati dai proclami di grandi riforme sistemiche, sistematicamente disattese, alla manutenzione, seria e reale, del sistema fiscale. Se Tremonti quadrava i conti delle manovre finanziarie iscrivendo a preventivo un recupero di gettito da evasione fiscale che puntualmente non sarebbe tornato a consuntivo, Mario Monti si tiene alla larga dal fare promesse che potrebbe non mantenere, oppure che solleticherebbero gli appetiti dell’unico partito in salute del sistema politico italiano, quello della spesa.

Dalla parte fiscale del decreto semplificazioni approvato dal Governo è sparito il Fondo dove sarebbero confluiti i proventi della lotta all’evasione fiscale, che in molti avevano già impegnato e “speso” , ma non è una cattiva notizia. E’, al contrario, la garanzia che se quei soldi effettivamente entreranno nelle sue casse, lo Stato, se a guidarlo dovesse esserci ancora uno come l’attuale ministro delle Finanze, li restituirà ai cittadini italiani.

Nel frattempo, da una parte il Governo ha dichiarato guerra all’evasione fiscale con una serie di misure burocratico formali a ciò congegnate, dall’altro ha cominciato ad arrotondare le punte degli strumenti coercitivi di Equitalia, che quella “canaglia di un liberista” del divino Giulio aveva affilato con troppa premura, a scapito e dolore dei contribuenti italiani.

Non espropriare né ipotecare beni dei contribuenti se il credito tributario è inferiore a ventimila euro,  pignorare di meno (il dieci per cento) lo stipendio del  contribuente che guadagna fino a duemila euro, riconoscere la rateizzazione del debito fiscale per temporanea difficoltà economica, sarebbero inezie marginali, tecnicalità di poco momento se non inaugurassero il sentiero finora scarsamente battuto del favor debitoris fisci, se non indicassero la direzione del ripristino di un rapporto civile e sostenibile tra lo Stato e chi lo mantiene coi propri soldi, se non fossero il primo pizzino da molto tempo in qua inviato a quel mostro onnivoro che è Equitalia, così dipinta e apparecchiata per scelta e indirizzo del precedente inquilino di via XX settembre.

Non ci sono i fuochi di artificio, dunque, ma comincia a vedersi la luce in fondo al tunnel del procedimento tributario, che molti ne uccise più della crisi economica.

Fra qualche mese, speriamo non troppi, forse potremo riparlare, provvedimento normativo alla mano, mica per sport come avvenuto nei passati anni, di riforma complessiva del sistema fiscale italiano; di quante aliquote Irpef e quali agevolazioni, di quozienti e imposte indirette, di abrogazione del solve et repete e nuova e lunga vita allo statuto del contribuente, nato per tutelare il cittadino e le sue tasche dalla rapacità impositiva dello Stato come il codice penale la sua libertà dalla pretesa punitiva pubblica.

Di tutto questo dovremo tornare a parlare. Presto, anzi prestissimo. Le tasse non sono bellissime, e non vediamo l’ora di poterci sbarazzare di qualcuna, ovviamente per intervenuta riduzione di spesa pubblica. In assenza di ciò, ci accontenteremmo di essere trattati, dallo Stato che chiede i nostri soldi, col rispetto che si deve a chi i soldi li dà, e una forma di questo rispetto è anche, ma non solo, il contrasto dell’evasione fiscale.  Chiedere permesso e per favore, prima di riscuotere, sarebbe già molto.

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