Al ceto medio riflessivo Monti non piace. C’entra anche l’articolo 18

di CARMELO PALMA – L’appello “Dipende da noi: dissociarsi per riconciliarsi” diffuso dall’associazione Libertà e Giustizia con la prima firma del presidente emerito della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky è un documento politicamente importante. Non tanto per capire che aria tira nella cosiddetta società civile, di cui Libertà e Giustizia rappresenta un’elite del tutto “specifica” e non i ceti e gli interessi più generali e diffusi, quanto per comprendere come la classe dirigente anti-berlusconiana faccia oggi i conti con il trapasso della Seconda Repubblica.

L’impressione è che Libertà e Giustizia continui a giudicare il berlusconismo come una malattia da cui l’Italia deve guarire, non un esercizio di rimozione psico-politica delle ragioni (innanzitutto culturali) del male, da cui non ci si può liberare semplicemente sacrificando lo sciamano. Chi pensa che il berlusconismo sia stato per un diciassettennio – e senza grandi differenze tra il prima e il dopo – una sorta di fascismo democratico, ora giustamente pretende la restaurazione dell’ordine costituzionale e politico “legittimo”.

Ma siamo così sicuri che quest’ordine formale e materiale “originario” che Berlusconi ha disordinato, ma non riformato, non c’entri nulla con i problemi di efficienza e di equità – anzi diciamo pure di libertà e di giustizia – a cui oggi occorre porre mano con le buone e con le cattive, con la persuasione onesta di un governo perbene e con la medicina amara delle soluzioni d’emergenza? E siamo sicuri che il fallimento storico di Berlusconi non derivi proprio dall’avere tradito – nei fatti e perfino nelle parole – l’impegno a fare per il guadagno facile del non fare o del fare finta?

E’ significativo che il ruolo che Libertà e Giustizia riconosce al governo Monti sia quello della parentesi onesta dentro la parentesi disonesta, della (temporanea) soluzione extrapolitica alla (definitiva) frana antipolitica della politica italiana. Ma è un giudizio, alla fine, più preoccupato che lusinghiero (“La dobbiamo accettare come pharmakon. Ma la medicina che guarisce può diventare il veleno che uccide… Che si tratti di medicina o di veleno, non sappiamo“), come se non fosse invece un esecutivo eccezionale ad avere ripristinato una discussione politicamente normale, in cui tornano a contare le idee e le loro conseguenze.

Nelle due pagine del documento, non trovano alcuno spazio i temi economico-sociali che più dividono l’opinione pubblica e qualificano l’azione di governo, dalla riforma delle pensioni a quella del mercato del lavoro. Perché? Perché nella logica (ci si passi il termine) legittimista già appaiono compromessi con la cultura rivoluzionaria. Perché, detto in altri termini, sono troppo berlusconiani per essere legittimi, ma troppo reali per essere rottamati con l’incantesimo “liberista” del Caimano.

C’è un filo che lega il tradizionalismo costituzionale al bigottismo politico, anche sui temi economici. Libertà e Giustizia non lo può spezzare, se non rinnegando parte essenziale dell’ordine che vorrebbe restaurare. Allora finisce per inciamparci. Il silenzio sul punto si vede benissimo e si sente fortissimo. Ma, anche qui, non c’è qualcosa da cui è urgente dissociarsi – il conformismo economicamente corretto – e con cui occorre conciliarsi – un’idea più responsabile, sostenibile e efficiente dell’equità sociale?

Per salvare l’Italia, insomma, basta la lotta (sacrosanta) alla corruzione e al furbettismo politico dei “cattivi” o serve anche battere il pregiudizio ostinato dei “buoni”?

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Twitter @carmelopalma


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

One Response to “Al ceto medio riflessivo Monti non piace. C’entra anche l’articolo 18”

  1. Zamax scrive:

    Finita la prima parte della commedia, i montagnardi cominciano a muoversi. Libertà e Giustizia, ovviamente, è la sussiegoso cupola dell’antipolitica italiana.

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