di SIMONA BONFANTE – Cresciamo meno del previsto, meno dello sperato: infinitamente meno del necessario. Non cresciamo, anzi: recediamo – dell’1,3% preventiva la Commissione Ue. In sostanza ci impoveriamo. Le ragioni non risiedono nella crisi. La crisi, semmai, ne avrebbe potuto rappresentare la soluzione. La soluzione, sì, per rimuovere le cause alla nostra sostanzialmente cronica stagnazione – ché noi stagnavamo anche quando gli altri crescevano; la crisi, a noi, sarebbe servita per neutralizzare veti, ipocrisie e prendere atto che no, del vecchio non c’è proprio nulla di desiderabile da salvare.

E dunque, liberalizzare, semplificare, legalizzare il paese. Il governo Monti che dio lo benedica quella mission ha, non altre. E tra le mission che non ha c’è quella di atterrare, lui ed il suo così autorevole consesso co-governante, serenamente ma inutilmente, alla meta di fine legislatura. Ecco – detto tra noi – se era per quello, tirare a campare fino alla primavera 2013 e intanto soccombendo alla ineluttabilità del reale, ebbene, se era per quello, potevamo tenerci pure il parassitario condottiero di prima.

E dunque il governo – questo governo – non può proprio permetterselo di non fare più le liberalizzazioni, le riforme: di fare ‘marcia indietro’ su quelle misure che egli stesso ci ha invece con così partecipe convinzione spiegato essere non opzionali, di essere anzi decisive. Decisive – sia chiaro – non a vincere le prossime elezioni, ma ad accompagnare il paese a tirarsi dalle secche della recessione.

Parli, Monti, con Bersani e Berlusconi, con i sindacati e i taxisti. Ma non ceda. Non ceda di una virgola perché anche solo un apparentemente marginale retrocessione dalle proprie convinzioni è un passo avanti verso la fossa della credibilità – sua e quella del paese. E non è di questo che abbiamo bisogno. Abbiamo, al contrario, bisogno di mostrarci capaci di riformarci. Capaci di rigenerarci: capaci di riscattarci dei nostri stessi atavici geneticamente immodificabili cleavages. Ecco, riformi il paese ché  altro senso, questo governo, non ce l’ha.

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