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Se non sei qualunquista, sei servo del potere

– Da qualche giorno, ovviamente, non si parla più della Costa Concordia. Invero se ne parla, ma gerarchicamente il suo posizionamento è sceso più in basso, non è più tra gli argomenti dominanti. L’argomento si è sclerotizzato. Risalirà in alto nella visibilità dei titoli, probabilmente, tra qualche tempo – quando servirà ad attivare nuovi temi nell’immaginario del lettore.

Ogni argomento serve ad attivare un tema. L’affondamento della nave ne attiva uno fondamentale: il rapporto tra uomo e tecnologia nella sua accezione di affidabilità/inaffidabilità della relazione tra uomo e tecnologia, tra uomo e macchina. E’ un tema, come tutti i temi, presenti nella cultura e nell’inconscio umano fin dai nostri primordi – fin dal mito (Prometeo, Icaro, ecc.).

Martedì 21 febbraio, mentre scrivo, nella parte alta della visibilità degli argomenti italiani troviamo il ritrovamento della donna in coma sulla barella nel pronto soccorso del policlinico Umberto I di Roma.
E’ un argomento scottante – che attiva nella mente del lettore il tema della presenza/assenza di rispetto della dignità umana.

Inutile dire che è un nostro tema fondativo. Ed è inutile dire che quando si identifica un tema (un bravo giornalista lo fa a naso, in modo quasi istintivo, sorta di rabdomante tematico-narrativo) la forma della trattazione dell’argomento viene messa a punto per far sì che la sua valenza tematica sia quanto più efficace possibile. In poche parole, si truccano le carte. Questo tipo di operazione non la fanno solo i media, ma tutti gli emittenti di comunicazione – uomini della strada, politici ecc. ecc.

La paziente sulla barella non è in coma, ma il dubbio che possa essere in coma narrativamente tematizza meglio… quindi si dirà che è in coma. La paziente è malata di Alzheimer… ma il particolare si omette perché leverebbe di drammaticità all’effetto presunto coma. Il figlio della donna ha autorizzato i medici a legare la donna alla barella, per non farla cascare, ma si omette – farebbe venir meno il tema cui ci rimanda il concetto di legare qualcuno… ossia la sopraffazione e la lesione della dignità. Il fatto che la donna abbia una flebo al braccio per idratarla non viene raccontato nei termini di terapeuticità della flebo, ma nei termini di: “se ha una flebo al braccio, vuol dire che nessuno la sta curando”.

Il problema è il rapporto tra fonte e trattamento. La fonte è il primo livello di conoscenza del fatto. Il trattamento è il come la fonte viene adoperata per costruire e raccontare la notizia. Siamo nella cultura della sincronicità. Nel momento in cui si trova una fonte circa un fatto, in tempo brevissimo si deve costruire la notizia, trattarla, raccontarla, quindi e mandarla in onda, scriverla o stamparla.

Ma questo è un alibi. Il giornalismo campa sull’alibi della sincronicità. Sull’alibi del “non c’è tempo per approfondire” e sull’alibi del “non è colpa nostra se ce l’hanno detta così”.

Spesso le fonti sono sbagliate. Questo è l’alibi del cattivo giornalismo. Ma una fonte sbagliata non deve esistere. Giornalismo vuol (dovrebbe voler) dire vagliare e considerare la veridicità o meno delle fonti. Se qualcuno per lanciare polpette avvelenate a qualcun altro ha fatto circolare dati sbagliati circa la donna sulla barella al pronto soccorso, bene, questa eventualità andava presa in considerazione ancor prima di scrivere il pezzo. Se no è cattiva fede, o incapacità, o scaltrissimo cinismo professionale.

Tematicamente fa più comodo parlare di una paziente in coma legata ad una barella senza cure, e quindi si scriverà così, pur immaginando che forse si sta scrivendo qualcosa che modifica la realtà fino a reinventarla. Poi si darà la colpa alle fonti.

Poi ci sono i qualunquismi culturali. Il vero unico regime vigente nel nostro paese è quello dell’indistinzione del giudizio. Tutti sappiamo che la sanità funziona male. Tutti abbiamo letto della donna legata alla barella. Ma se uno si alza e dice “secondo me nessuno le stava facendo violenza, è stato il frutto di un equivoco”, gli verrà dato dello sprovveduto. E se lo stesso, poi, dice “vi dimostro che avevo ragione io”, allora verrà tacciato di essere in cattiva fede, di far finta di non sapere che la sanità in Italia funziona male, e di essere al servizio del sistema, e dei poteri forti. Un servo.

In questo paese chi non si uniforma al qualunquismo interpretativo, ossia, chi si non si piega alla logica per la quale la prima interpretazione, quella più facile ed emotiva, è sempre quella valida non può che essere un “servo” di qualcosa o di qualcuno.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

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