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Saviano, da eroe a “venduto” per aver difeso Israele

– Beata l’Italia, se non avesse bisogno di eroi; perché smetterebbe così di cercare capri espiatori.

A questo proposito, la parabola di Roberto Saviano è esemplificativa, nella sua semplicità: il coraggioso giornalista e scrittore anticamorra che diventa sionista brutto, sporco e cattivo; il guru, l’illuminato, il senza macchia degradato a “bluff da smascherare”, al soldo di chissà quali inconfessabili e inconfessati interessi. Capro espiatorio perfetto dei fetidi miasmi che esala questa nostra Repubblica fondata sul livore dove l’esaltazione acritica troppo spesso trova il suo doppio speculare nel rifiuto aprioristico, nella condanna senz’appello, nell’ergastolo delle idee.

Il caso di Roberto Saviano è dunque da manuale, se vogliamo spiegare questa tendenza tutta italica. Ma a questo proposito, più che il rapporto tra Saviano e la camorra, è interessante scandagliare le sue prese di posizione filosioniste e le reazioni che queste hanno suscitato nel suo pubblico di riferimento.

Prendiamo spunto da un episodio avvenuto qualche giorno fa a Barcellona, dove lo scrittore napoletano era andato per presentare la traduzione in spagnolo e catalano del suo libro “Vieni Via con Me”. Una serata da tutto esaurito: sono state decine le persone che non sono riuscite a entrare nello spazio angusto della piccola libreria dove si svolgeva l’evento.

Alla fine dell’evento, come questo link documenta, si avvicinano a Saviano due ragazzi, muniti di una videocamera. Chiedono a Saviano un’opinione sulla lettera aperta che gli era stata indirizzata da Vittorio Arrigoni, l’italiano ucciso lo scorso anno in Palestina da oltranzisti arabi. Saviano dice di avere già risposto alla lettera aperta che gli inviò l’attivista italiano. I due sono allontanati dagli uomini della sicurezza che proteggono lo scrittore. Se ne vanno strepitando sconsolati, mentre un’esclamazione si staglia più in alto delle altre: “Roberto, ti abbiamo sempre seguito, avevamo tanto creduto in te!”.

Non staremo qui a giudicare, ora, quanto fatto dai due ragazzi, un attacco per quanto ci riguarda un po’ ingenuo e goffo. E alla ricerca del colpo a effetto, se è vero come è vero che presentarsi con una videocamera per filmare le proprie domande provocatorie a un personaggio famoso più che la predisposizione alla discussione ricorda quella al martirio. Ed è anche probabile che Saviano avrebbe potuto dire qualche parola in più sulla questione: anche se sulla questione lo stesso Saviano di cose ne ha dette fin troppe. Tuttavia, per un personaggio pubblico, uno sforzo di chiarezza non è mai abbastanza.

E però, ecco, a prescindere da tutte queste premesse, è davvero singolare come nella figura di Roberto Saviano si concentrino i vizi tricolori del cercare l’eroe a tutti i costi, e a tutti i costi cercare il capro espiatorio, l’ omm’e’mmerda che ci riscatta dai nostri mali.

Se l’Italia fosse un Paese normale, come invano invocò per anni Baffino nostro facendo spesso di tutto – vedi alla voce Bicamerale, ad esempio – perché non lo diventasse, Roberto Saviano non dovrebbe essere considerato un eroe: ma un bravo e coraggioso giornalista che fa con dignità e onestà il proprio lavoro, portandolo alle estreme conseguenze. Cercare la verità non dovrebbe significare infatti per un giornalista o uno scrittore mettere a repentaglio la propria vita e la propria esistenza: dovrebbe essere invece pane quotidiano, “normale” routine professionale, una forma mentis prima che una pratica di lavoro.

E invece in Italia, dove la criminalità organizzata è così forte, e così forte è anche la pavidità di molta parte del sistema dei media, Saviano è diventato via via un illuminato, un guru, un tuttologo. Buono non solo per commentare fatti e misfatti della camorra, ma per essere dalla parte delle buone cause che via via gli si proponevano davanti. Appelli per la “democrazia in pericolo”, soprattutto. E non solo in Italia, ma in tutto il mondo (è da poco che Saviano si è presentato ai manifestanti di Occupy Wall Street, benedicendoli).

Appelli di fronte ai quali una fetta dell’opinione pubblica, soprattutto quella antiberlusconiana più intransigente (e che per questo ricalcava dal berlusconismo gli stessi tic: insofferenza al pensiero critico, discorso pubblico guidato dalla bile e dal livore, la Costituzione usata come paravento e strumento di lotta politica), si sdilinquiva e portava Saviano a paradigma dell’intellettuale che un tempo si sarebbe chiamato organico.

Fino ad arrivare all’estremo paradosso: “la gente che piace alla gente che piace” guardava “Vieni Via con Me” su RaiTre come fosse l’ultima trincea di resistenza di fronte al potere berlusconiano già morente ma ancora insidioso e in grado di pericolosi colpi di coda: non sapendo, o fingendo di non sapere, che quel programma era prodotto da Endemol, società di proprietà di Mediaset. E quindi dell’odiato Silvio.

Fin qui, il Saviano “buono”. Ma è bastato che lo stesso Saviano si schierasse a favore di Israele, che incontrasse Shimon Peres, che partecipasse con un video a una manifestazione in favore dello Stato Ebraico svoltasi due anni fa a Roma, ecco, è bastato solo questo perché Saviano diventasse “cattivo”. E che il coraggioso difensore dei diritti umani, il fustigatore indefesso delle pratiche camorristiche, l’uomo di cultura pronto per le sue idee a mettere a repentaglio la sua stessa vita si trasformasse, in un solo colpo, un venduto al soldo del Mossad.

Come se l’adesione al sionismo non potesse essere frutto di una scelta volontaria e ponderata ma solo ed esclusivamente un segno di chissà che inconfessabili patti. E come se, “di default”, chi è contro la camorra dovesse essere contro Israele, perché così dice l’ideologia, un’ideologia che non spiega le idee in base alle esperienze ma le esperienze in base alle idee.

Saviano diventa così “bluff da smascherare”, i suoi libri (che parlano di tutt’altro) devono essere condannati all’oblio e il suo atteggiamento verso i due ragazzi che tentano di chiedergli conto della lettera di Arrigoni diventa addirittura “camorristico” (letto sul serio, in un commento su Youtube, proprio sotto il video di Saviano a Barcellona), come se la camorra, quella vera, non l’avesse condannato a morte. Come se per questo non fosse costretto a vivere sotto scorta ogni momento della sua vita.

Qui sta il problema di fondo, e uno dei più grandi macigni che il quasi ventennio berlusconiano ci lascia in dote, in un’Italia dove il senso critico sembra essersi smarrito, dove non si cercano le verità ma il Dogma: ed è quello di pensare che solo chi dice ciò che vogliamo e pensiamo noi può essere degno di essere ascoltato. Solo chi la pensa come noi parla in base a convincimenti personali, mentre chi a noi si contrappone diventa, a seconda delle volte e giusto per fare qualche esempio, “comunista” o “fascista”, “sionista” o “liberista”. Etichette per coprire l’unico, vero pensiero di fondo: quello che chi non la pensa come noi è un venduto. Eccolo qui, ritratto plasticamente, il vero retro pensiero che ci lascia questo quasi ventennio del nostro scontento.

A prescindere da come ci si possa collocare sul merito della questione Israele-Palestina, è sul metodo che secondo noi Saviano va difeso, e che va difeso anche oltre e a prescindere da se stesso e dalla sua tendenza a rappresentare sempre le giuste cause, spesso anche al di là delle sue reali competenze.

Saviano va difeso perché l’unica coerenza che chiediamo agli uomini di cultura, come scrivemmo in un articolo di qualche mese fa, è quella di essere fedeli a se stessi, alle proprie idee e alla propria coscienza: e perché se Saviano deve parlare sulla camorra lo deve fare a maggior ragione su Israele, senza timore che qualcuno pensi di zittirlo.

Questo non vuol dire che non si debba criticare, anche aspramente: fa parte delle regole del gioco, soprattutto per chi fa un mestiere basato sulla parola e sulle parole. Non idealizziamolo, non idolatriamolo, non strumentalizziamolo, non demonizziamolo. Prendiamolo per quello che è: un giornalista e uno scrittore coraggioso e di talento, che ha cose interessanti da dire e sulla quali è lecito e legittimo dissentire.

Certo, la sua parola non è il Verbo: ma non può neanche essere considerata “sterco del demonio”.


Autore: Simone Callisto Manca

Nato a Sassari nel 1982, è giornalista professionista. Ha avuto esperienze professionali all'Ansa (tra Madrid e Roma) e al Public Affairs dell'Ambasciata Usa in Italia. Attualmente vive a Barcellona, dove è Responsabile Comunicazione e Relazioni Pubbliche di un'importante associazione benefico-culturale di italiani all'estero.

23 Responses to “Saviano, da eroe a “venduto” per aver difeso Israele”

  1. Andrea77 scrive:

    Condivido il contenuto dell’articolo e in modo particolare il titolo.
    Ritengo infatti estremamente pericoloso per le nostre libertà di pensiero il tentativo operato da qualcuno di imporre a tutti i costi l’idea che , se si é contro la camorra, inevitabilmente si debba essere contro Israele e a favore degli arabi. Naturalmente a prescindere.
    Si tratta della stessa politica culturale manipolativa di un tempo, quando si sosteneva da parte di troppi che, per essere antifascisti, bisognava essere comunisti e che i non comunisti fossero in fondo dei fascisti mascherati( vedi il famoso ’68).
    Il lupo perede il pelo, ma non il vizio.
    E’ sempre necessario tenere alta la guardia contro questi manipolatori purtroppo sempre presenti a vari livelli. Ed esprimere nei loro confronti la più ferma condanna.
    Magari il giornalista non sarà del tutto d’accordo con quanto sto per dire, ma personalmente non credo che si tratti solo di gente che ” la pensa diversamente” in buona fede. E’ difficile attribuire la buona fede a delle assurdità, che , se diventassero patrimonio comune di idee e atteggiamenti, produrrebbero delle persecuzioni e delle ingiustizie evidenti, in quanto basate su delle correlazioni totalmente fasulle. Che razza di buona fede ci può mai essere nelle accuse lanciate contro Saviano?

  2. Simone Callisto Manca scrive:

    @Andrea77: non credo si tratti di buona fede ma di ideologia. Della peggiore.

  3. Matteo Manfredi scrive:

    Gentile sig. Simone Callisto, dietro quel video c’é una storia che é stata riportata su diverse web ma di cui lei non si é preso nemmeno la briga di leggere.prima di dare un interpretazione totalmente decontestualizzata e faziosa di quanto accaduto pregato di leggere questo breve resoconto.

    Faccia a Faccia con Roberto Saviano – La storia dietro il video –

    “ … Caro Saviano, lascia la parte dei carnefici, scendi dal carro armato e vieni ad abbracciare le vittime. Restiamo Umani.” Così Vittorio Arrigoni, nell’ottobre del 2010, terminava il suo video-messaggio rivolto allo scrittore di Gomorra che, pochi giorni prima, aveva partecipato a una manifestazione di chiara matrice sionista chiamata: “Per la Verità, per Israele”.
    Durante il suo intervento, infatti, Saviano diede un’interpretazione molto soggettiva della realtà politica e sociale israeliana, definendo questo paese come una “democrazia sotto assedio” nonché “terra di grande accoglienza e tolleranza”. La questione palestinese, i massacri subiti dalla popolazione civile, i bombardamenti al fosforo bianco e quant’altro perpetrato da Israele nella Striscia di Gaza sono stati deliberatamente omessi dal suo discorso.
    Questi furono di fatto i principali motivi che spinsero Vittorio a realizzare il suo video-messaggio “Gaza risponde a Saviano”.
    Al video di Vittorio non ci fu mai una risposta seria e ponderata da parte dell’autore campano, semplicemente una nota molto generica nella quale non citava nemmeno nome di Vittorio.
    Poco tempo dopo, il 15 aprile scorso, quasi fosse l’epilogo di una morte annunciata, Vittorio venne barbaramente assassinato. É bene ricordare che, nonostante fosse minacciato di morte da anni, per lui non c’é mai stata una scorta che lo difendesse, nessun media aveva mai parlato di lui. Dall’Italia ben poche persone conoscevano, sostenevano e difendevano la lotta per i diritti umani che Vittorio portava avanti con coraggio e dignità. Nel nome dei suoi ideali di pacifismo attraverso il suo blog, i suoi articoli e i suoi video aveva aperto a noi tutti una finestra sulla realtà palestinese che fino a quel momento non avevamo mai visto così da vicino.
    All’indomani della morte di Vittorio noi, insieme a molte altre persone, mossi dalla necessità di voler continuare a credere che Saviano potesse dare finalmente una risposta degna, seppur postuma, abbiamo creato un evento su Facebook – che poi si sarebbe trasformato in gruppo: “Per la verità, Per Vittorio Arrigoni” (ci sembrava giusto che la parola “Verità” andasse affiancata al nome di Vittorio, piuttosto che a quello d’Israele).
    Per la prima volta dopo l’affermazione mediatica del personaggio Saviano, su Facebook diventammo “protagonisti” e testimoni di una frattura interna tra i suoi sostenitori. Infatti, molti di coloro i quali che, fino a quel momento lo sostenevano incondizionatamente, iniziarono a chiedere a gran voce una presa di posizione chiara, delle spiegazioni per il suo silenzio e una sopratutto una risposta per Vittorio. In seguito alle ripetute censure che si sono perpetrate nella sua area di discussione di Facebook abbiamo assistito a qualcosa di veramente inedito: da quel momento chi criticava Saviano non erano solo quelli che avevano già espresso dubbi sul suo modo di portare avanti la sua lotta contro le mafie, ma anche da chi fino a quel momento credeva in lui e nel potere della sua parola. C’é stato addirittura chi, ingenuamente, pensava che la voce di Saviano avrebbe potuto dare il giusto rilievo alla triste storia di un attivista pacifista come Vittorio.
    Ieri sera alla libreria “La Central” di C/Mallorca qui a Barcellona abbiamo assistito all’incontro con Roberto Saviano e Josep María Martí. Era da tempo che aspettavamo l’occasione di potergli finalmente domandare da vicino il perché del suo silenzio. Sfortunatamente il protocollo dell’atto non prevedeva nessuna sessione di domande. E così, il nostro intento di porgli pubblicamente la domanda su Vittorio veniva frustrato sul nascere. Avevamo preparato questo breve testo, la nostra intenzione era poterglielo leggere per avere finalmente un confronto sull’argomento:

    “C’era un ragazzo che come te – per difendere i valori di giustizia, quelli dello stato di diritto, della legalità – ha dovuto convivere per anni con minacce di morte. Come te, infatti, credeva nella necessità di non dover tacere difronte ai soprusi di cui era testimone. Pertanto aveva scelto di combattere la sua battaglia proprio come te, e cioè attraverso la parola scritta. Coraggiosamente denunciava ciò che vedeva in una terra martoriata da una lunga storia fatta di sangue e violenza, ma questa terra non é Napoli. Dico “c’era un ragazzo” perché, ahimè, questo ragazzo adesso non c’é più. Il suo nome era Vittorio Arrigoni e la terra martoriata di cui raccontava la storia é quella di Palestina. Vittorio, pochi mesi prima di essere barbaramente assassinato, ti aveva rivolto un appello. Ti invitava a conoscere da vicino la realtà del popolo palestinese prima di poter affermare che Israele é una terra di libertà, tolleranza e accoglienza così come hai fatto nell’ottobre del 2010. Sono passati circa 9 mesi dall’assassinio di Vittorio. In altre occasioni hai avuto modo di manifestare grande sensibilità per la morte di giovani ragazzi. Ricordo un tuo articolo dove esprimevi il tuo cordoglio per la morte di Pietro Taricone. Non pensi che anche Vittorio – nel nome dei suoi alti ideali di pacifismo – meriti una risposta seppur postuma? Grazie. Restiamo Umani.”

    Nell’impossibilità di potergli porre questo quesito, ci siamo avvicinati a lui e con il pretesto di farci autografare un suo libro abbiamo colto l’occasione per guardarlo finalmente negli occhi e parlagli di Vittorio Arrigoni, regalandogli il suo libro “Restiamo Umani”. Fino a pochi minuti prima Saviano parlava dell’importanza delle librerie come luoghi “pericolosi”. Aveva infatti affermato che chi fa veramente paura non sono gli autori dei libri ma i lettori. Perché chi legge ha il diritto di pensare e chi pensa diventa una persona libera. Ma, a ben guardare il video, risulta quantomeno strana la reazione di Roberto che alla domanda “Perché non rispondi ancora all’appello di Vittorio?” prima ci guarda con aria di sfida e poi dice: “ho già risposto e non ho niente da dire … polemiche!” e dopo pochi istanti incalzandomi dice: “Chi l’ha ucciso? Lo ha ucciso Israele?” quando fino a quel momento nessuno gli aveva parlato della questione tra Palestina e Israele, ma solo di Vittorio.
    Come é ben visibile nel video. Siamo stati gentilmente allontanati dalla sala. E il nostro faccia a faccia é finito lí.
    Chiudiamo questa nostra breve ricostruzione dei fatti con con le parole solidali di chi ha apprezzato il nostro gesto inviandoci questo messaggio: “Ecco, volevo solo dirvi che secondo me la mancata risposta di Saviano è stata vissuta male da tutti noi, proprio per l’assenza di un confronto che probabilmente avrebbe aperto qualche soluzione, di sicuro sarebbe stato esemplare, mentre questa chiusura di Saviano apre solo il divario e lo scontro tra due punti di vista diversi da troppo tempo. Rimane una forte delusione, credetemi.”

    Valentina Lamanna
    Matteo Manfredi

    BEATA L’ITALIETTA FATTA DI PERSONE CINICHE E ASSERVITE COME LEI!!!!!!

  4. aria scrive:

    sarebbe però interessante rimanere nel mezzo ossia in quell’equilibrata necessità di confronto a cui nessun giornalista dovrebbe sottrarsi. Innanzi tutti è lecito chiedere a un personaggio pubblico, di grande successo e amato da noi italiani (me per prima) perchè ha sempre difeso la libertà di parola e la verità, chiedere solo perchè non ha voluto rispondere al nostro fratello Vittorio Arrigoni, perchè bisogna attaccare i due giovani solo perchè con il cuore aperto le lacrime agli occhi e la delusione di non aver assistito a un dialogo che pure sarebbe stato interessante tra due grandi italiani su due posizioni diverse, perchè non il confronto? perchè non la fratellanza? perchè andare sulle difenzive invece di esprimere solidarietà per ogni popolo che soffre le pene della guerra e l’ombra della morte?…perchè chi difende la verità si schiera solo da una parte? queste non sono domande goffe e stupide ma sono l’espressione di un popolo che avrebbe voluto tanto e davvero pacificamente, una dialogo altrettanto aperto libero e pieno di speranza di pace per il futuro di ambe due i popoli, è così offensivo chiedere questo?

  5. Marisa scrive:

    Gentile sig. Callisto Manca
    Lei ha cercato di ridicolizzare l’intervento coraggioso di due ragazzi che a Barcellona chiedevano a Saviano le ragioni della sua mancata risposta a Vittorio Arrigoni. Non capisco le sue ragioni, sig. Callisto Manca, di difendere una persona che come Saviano non ha avuto rispetto verso un ragazzo che gli chiedeva come potesse definire lo Stato israeliano uno stato ospitale e tollerante, mentre in realtà continuava a uccidere bambini e innocenti palestinesi. La questione, dunque, non è essere tolleranti e rispettosi verso chi la pensa diversamente da noi, la questione è come si possano giustificare le persone che tollerano le ingiustizie.
    Marisa

  6. Marina scrive:

    non condivido nemmeno una parola di quello che hai scritto?
    pubblicherai il mio dissenso?

  7. paola scrive:

    Caro Simone,
    grazie per il bellissimo articolo, come molti altri tuoi che ho avuto occasione di leggere in questi anni.
    Vorrei commentare solo una cosa: nel momento in cui diventi personaggio pubblico e accetti di esserlo (con tutti i BENEFICI che comporta, e anche con tutti i rischi ovviamnete), hai una responsabilita’ GRANDE e MAGGIORE rispetto agli opinionisti e ai tuttologi. Se vai un po’ a fondo sulla questione Arrigoni (E credo che tu non l’abbia fatto, anche tu hai una RESPONSABILITA’ come giornalista “professionista” quale ti definisci)vedrai tante incongruenze nel discorso di Saviano. Cosi’ come, se leggi questo articolo: http://www.noncipossocredere.com/2012/02/22/saviano-accusa-luomo-sbagliato-avevo-fretta-non-ho-potuto-verificare/
    ti renderai conto che certe battaglie sono state affrontate in modo superficiale. Un personaggio pubblico, con cosi’ tanti fan, con cosi’ tanta influenza sui mezzi di comunicazione NON SI PUO’ PERMETTERE di comunicare con leggerezza o di essere ambivalente (vorrei essere elegante, ma non ci riesco fino alla fine: direi VOLTAGABBANA puttosto che ambivalente…).
    Quello che i ragazzi del video (hai notato quante visite su youtube!) hanno voluto provocare e’ stato un po’ di rumore luminoso su fatti che sono ormai considerati “passati” e che invece meritano RISPOSTE coraggiose da parte di chi come Saviano ha voluto prendere una posizione, putroppo, ipocrita.

  8. Simone Callisto Manca scrive:

    “Io non ho offeso nessuno. É sicuro che io e te non abbiamo niente da spartire. La cosa certa é che non sai fare il tuo lavoro. Lecchi il culo meglio di Emilio fede a Berlusconi. Complimenti. Ma non sei nessuno.
    Bastava vedere la bandiera d’Israele che tieni tra le tue immagini di profilo per sapere che sei un sionista dalla parte degli assassini come Saviano.”

    Questo è il grado di democrazia del signor Matteo Manfredi, autore del video, che mi ha personalmente contattato su Facebook per commentare il mio articolo. Credo si commenti da solo.

  9. Simone Callisto Manca scrive:

    Questo commento, che si descrive, e commenta, da solo, dimostra ancora una volta la tesi che ho esposto nel mio pezzo: e cioè che certa gente, accecata dal livore e dall’odio della propria bieca ideologia, non prende neanche lontanamente in considerazione l’idea che un individuo libero e informato possa decidere, in piena coscienza, di pensarla in un modo invece che in un altro. Il mio pezzo nasceva proprio dopo aver visto il video e il pezzo vittimista che ne seguiva, ospitato tra l’altro in un blog di amici.

    Per quanto riguarda gli altri commenti, io ponevo una questione di metodo e non di merito. Difendevo il diritto di Saviano a pensarla in un certo modo invece che in un altro. Quindi, mi piacerebbe che la questione fosse portata sul piano del metodo e non del merito.

  10. Marisa scrive:

    sig. Callisto Manca, ho visto che uno dei ragazzi di cui lei parla nell’articolo è proprio Matteo Manfredi. Credo che se lui l’ha contattata su fb sia stato esclusivamente per il fatto che lei non si decideva a rispondergli,visto e considerato che era uno dei ragazzi ridicolizzati da lei nell’articolo. E’ troppo facile cercare di screditare persone in un articolo pubblico come il suo qui sopra e poi non rispondere ai diretti interessati. Mi sembra che se c’è qualcuno che non ha bene chiaro in mente il concetto di democrazia sia proprio lei!

  11. Simone Callisto Manca scrive:

    Gentile Marisa,

    si dà il caso che la domenica ci si riposi e si faccia altro, e che se non si risponde qui su Libertiamo la questione sia per quello.

    Io non ho ridicolizzato nessuno: ho espresso legittimamente le mie opinioni, chiamando l’attacco dei due ragazzi “ingenuo e goffo”. Fatto, quello sì, per screditare Saviano.

    La persona in questione, tra l’altro, ha minacciato di denunciarmi per avere diffuso il messaggio in questione, che mi ha inviato in privato (e non in pubblico), dopo che l’ho diffidato a smettere di inviarmi messaggi privati su Fb.

  12. Redazione_staff_2012 scrive:

    Un paio di precisazioni della redazione relative all’articolo di Manca e alla discussione che ne è seguita.
    1. Il bell’articolo di Simone Callisto Manca non è offensivo nei confronti di nessuno, altrimenti nemmeno l’avremmo pubblicato. Ed essendo l’autore tra i nostri collaboratori più esperti, sa benissimo dove finisce il diritto d’opinione e dove inizia la diffamazione. Cosa a cui non si è neppure avvicinato;
    2. Per due ragioni, una formale e una sostanziale, avremmo tranquillamente potuto cestinare il commento del sig. Manfredi: troppo lungo e con offesa finale. Varrebbe per lui quel che vale per Manca. Su Libertiamo.it non si offende nessuno, nè terzi, nè gli autori. Ma non lo abbiamo fatto.
    3. Ci farà molto piacere se vorrete continuare a dibattere, civilmente e nel rispetto di tutti, su questo sito;
    4. Vi avvisiamo fin d’ora però che, anche per tutelarci da eventuali responsabilità legali, non tollereremo scarti rispetto alla regola dell’educazione e del buon senso. Chi se ne allontana, finisce nel cestino. E no, non è tecnicamente censura perchè Libertiamo.it non è uno spazio pubblico su cui chiunque possa accampare diritto di tribuna. Qui comandiamo noi.

    Last but not least, il povero Arrigoni è stato trucidato da una squadriglia di fanatici islamici. Fatevene una ragione, Israele non c’entra. Buon dibattito.

  13. paola scrive:

    Vedo che la discussione sta uscendo un po’ dai binari sui quali era quando e’ iniziata.
    Simone, io aspetto la tua risposta in merito al mio intervento, ci tengo propio tanto.
    Rispetto al tema dei messaggi privati, mi sembra una mossa un po’ di basso livello passarle sul piano pubblico, ma non essendoci regole rispetto a cio’ che e’ pubblico e cio’ che e’ privato … tutti usano le “carte” che vogiono per “giocare”.
    Rispetto agli insulti, suppongo siano una risposta emotiva all’articolo che punta il dito senza una vera analisi dei fatti.

    Simone, aspetto la tua risposta.
    Grazie!

  14. Marisa scrive:

    Sono d’accordo con Paola. Inoltre vorrei dire che trovo strano quello che tine a ribadire la Redazione, cioè che “NOI” dovremmo farcene una ragione che Arrigoni sia stato ucciso non da Israele, ma da un gruppo di fanatici islamici. Questo mi porta a ritenere che nessuno di “voi” pare abbia capito le motivazioni vere della delusione che Saviano ha provocato in moltissimi che avevano creduto in lui. E torno a ribadirlo: non per diversità di opinioni, ma perchè una persona come lui ha tollerato (col suo silenzio) le ingiustizie sociali di cui parlava Arrigoni…

  15. Simone Callisto Manca scrive:

    Cara Paola (ti ringrazio per le belle parole.. ci conosciamo personalmente? ;-) ), non posso rispondere alle tue domande, semplicemente perché non ti posso dare le risposte che vuoi sentirti dare.

    Io non credo che Saviano sia stato ambivalente: ha dato sul tema del sionismo una risposta molto chiara. E certamente non la pensa come la pensava il povero Arrigoni.

    Ripeto, facevo un ragionamento di metodo e non di merito: le argomentazioni di Saviano contro la camorra non devono perdere di vigore solo perchè ha dichiarato di essere a favore di Israele. Questa è la mia opinione, liberissimi di pensarla in altro modo. Ma criticavo questa moda italica di costruire eroi e costruire bestie nere. Moda esemplificata alla perfezione dalla figura di Roberto Saviano.

    Per quanto mi riguarda ho nei confronti dei personaggi pubblici una visione molto più misurata. Non li innalzo su un piedistalo, neanche quando la pensano come me; così come non sono solito denigrare nessuno. Credo nel potere della parola e della discussione, contro ogni prevaricazione.

    Per quanto riguarda l’eleganza di pubblicare messaggi privati: beh, io quello che ho da dire lo dico pubblicamente e non ho bisogno di trincerarmi dietro la privacy per dire come la penso. Soprattutto nei confronti di persone che non conosco, che non vado a insultare cercandole su Fb.

  16. Valentina scrive:

    Se mi è permesso replico anche io. Mi perdonerete se sarò un po’ lunga, ma è bene chiarire un paio di punti essenziali.
    Ovviamente non condivido una sola parola di quanto scritto nell’articolo qui pubblicato.
    Intanto noto con piacere che l’intento di ricordare il nostro pacifista Vittorio Arrigoni (che, ebbene ricordarlo: con saviano non ha mai avuto nulla da spartire quanto ad Umanità e Coraggio!), non solo è passato immediatamente in secondo piano, ma è stato abilmente trasformato in modo subdolo e meschino in un ennesimo elogio allo scrittore di Gomorra, tanto per cambiare!
    Nel presente articoletto qui pubblicato, leggo una quantità smisurata di retorica inutile espressa con le solite parole ripetitive di vittimismo per descrivere la “povera vita di saviano”, minacciata dalla mafia…Sinceramente penso a un Giancarlo Siani e a tutti coloro che sono rimasti a combattere coraggiosamente nella propria terra per denunciare la mafia attraverso il proprio giornalismo, senza voler mai scappare …poi guardo tutto quello che fa saviano, ascolto il suo vittimismo ben costruito… e mi fa solo ridere!
    Trovo che questo articoletto qui pubblicato sia stato scritto (che il “giornalista” non me ne voglia) in modo decisamente poco chiaro, palesemente di parte, affatto veritiero e per nulla “professionale”. Ne spiego i motivi.
    La prima cosa che salta all’occhio è il titolo stesso: “Saviano, da eroe a venduto per aver difeso Israele”: quanto di più lontano dalla verità dei fatti! Se solo il giornalista si fosse preoccupato di investigare meglio forse non avrebbe scritto un titolo del genere. Per onor di cronaca, diciamolo noi senza temere nulla: saviano non ha mai difeso Israele ma ne ha solo elogiato il governo (per chissà quale ragione) attraverso la descrizione irreale di un Paese tollerante e democratico quale EVIDENTEMENTE non è. Ed ecco perché Vittorio Arrigoni lo invitava a visitare la Palestina e un popolo sottomesso, prima di difendere acriticamente ed aprioristicamente Israele.
    In questo articolo non c’è alcuna traccia di una ricostruzione attendibile dei fatti, solo un’interpretazione libera di quanto è stato visto nel video, e qualche commento banale. Eppure si poteva fare di più, parlare con i diretti interessati per esempio, o almeno bastava leggere l’articolo “Faccia a faccia con roberto saviano. La storia dietro il video” che spiega e contestualizza l’accaduto, ma di tutto ciò non vi è traccia. Se poi proprio non si voleva sprecare il “giornalista” poteva almeno riascoltare meglio il video: nessuno è andato a rinfacciare a Saviano il fatto che prima fosse per loro “un eroe” e dopo un “venduto per aver difeso Israele”. La questione Israele Palestina la tira fuori lo scrittore stesso quando dice parlando di Vittorio: ”E chi lo ha ucciso? Lo ha ucciso Israele?”. Ecco: questo è il cinismo del vostro amato saviano.
    E questi sono i fatti reali, fatti che non ho assolutamente letto in questo articoletto. Non dovrei essere io a dirlo ma ebbene ricordarlo: essere giornalista, averne titolo ed esperienza, saper scrivere, non basta né serve a nulla se non si sa e non si vuole raccontare la VERITÀ! Ecco perché non reputo offensive nemmeno le parole che Matteo ha scritto, in una mail PRIVATA al giornalista, qui incautamente rese PUBBLICHE.
    Resta chiaro che, cara redazione, qui non è stato affatto rispettato un principio che dovrebbe essere ben chiaro a tutti i “giornalisti”: (cito testualmente)
    “Il giornalista deve sempre verificare le informazioni ottenute dalle sue fonti, per accertarne l’attendibilità e per controllare l’origine di quanto viene diffuso all’opinione pubblica, salvaguardando sempre la verità sostanziale dei fatti.”
    Stimata redazione, non condivido ma posso anche comprendere che il vostro intervento in questa bacheca sia unicamente per difendere il vostro dipendente, tra i vostri “collaboratori più esperti”… sarà, ma c’è da dire che non ha dimostrato in nessun modo di essere il “giornalista professionista” di cui parlate. Non è una offesa ma semplice constatazione dei fatti.
    Quanto alla pubblicazione di una mail PERSONALE, PRIVATA su una bacheca PUBBLICA come questa, non solo è un atto irrispettoso e poco professionale, ma non credo proprio che legalmente si possa fare! Anche perchè dovreste saperlo:(cito ancora testualmente)
    ”Il giornalista ha il dovere fondamentale di rispettare la persona, la sua dignità e il suo diritto alla riservatezza (…)”
    Ma per fortuna è anche vero che:
    “Il giornalista corregge tempestivamente e accuratamente i suoi errori o le inesattezze, in conformità con il dovere di rettifica nei modi stabiliti dalla legge, e favorisce la possibilità di replica”
    Spero che sia così. Spero di cuore che il mio intervento venga pubblicato (nel pieno rispetto di replica di cui sopra)
    Per quanto mi riguarda è la prima e l’ultima volta che leggo e scrivo in “Libertiamo.it”
    distinti saluti
    Valentina

  17. Paolè scrive:

    Sig. Callisto,

    forse nella sua analisi sull’atteggiamento che la società ha nei confronti di Saviano, è caduto nell’errore di credere che i ragazzi di Barcellona la pensino diversamente da lei. Il suo articolo sembra schierarsi contro l’Italia del “bastion contrario”, contro quindi quell’Italia che ha portato in fallimento l’Italia. A mio avviso,invece i ragazzi non mi sembrano mossi da quell’insieme di valori antagonisti/distruttivi che animano centri sociali (di destra e sinistra) e bar qualunquisti. Il loro gesto,suppongo,che derivi non solo dalla necessità e desiderio di avere una risposta per chi non ha più voce, ma anche dalla delusione della trasformazione del giornalista Saviano in “taumaturgo” ( trasformazione a cui hanno contribuito i mass media-cfr.Che tempo che fa e/o La Repubblica). Affermo questo-e so che con ciò potrei aprire un lungo e irto dibattito-in quanto l’origine della delusione (almeno personale) verso Saviano, deriva dalla poca concretezza di quest’ultimo. Fare il censore strumentalizzando i problemi di una città (sono napoletana), per poi dimenticarsi di quest’ultima e trasformarsi in un’opinionista “buono”, ed infine schierarsi verso uno Stato che compie quotidiane violazioni di diritti umani, mi sembra incoerente con l’etica iniziale del giornalista di denuncia.Arringoni è stato concreto, Siani è stato concreto. Ma non perchè sono morti. Perchè si sono compromessi, sono scesi in campo,e non hanno fatto dei loro problemi di vita, la loro bandiera.Saviano ha,invece, dimenticato Napoli. Perchè non investe il suo tempo nel recupero di quegli adolescenti di cui parla nel libro “Gomorrra”? O perchè non aiuta ed appoggia (con le mani, con i soldi, con le parole) tutte quelle associazioni/cooperative/volontari che senza scrivere libri,e senza comparire in televisione, lottano concretamente per quella Napoli che voleva ( almeno inizialmente) anche Roberto?

  18. Simone Callisto Manca scrive:

    La signorina Valentina dovrebbe sapere, come già ho scritto più su, che il mio pezzo nasce proprio dopo la visione del video e dell’articolo vittimista che ne è seguito, dal titolo “Faccia a faccia con Roberto Saviano”.

    I giornalisti sono tenuti al dovere della riservatezza, è vero, ma il dovere della riservatezza – rispetto alle fonti, e nè il Signor Manfredi nè la Signorina Valentina lo erano – è secondario rispetto alle minacce e alle intimidazioni subite. E per me, signorina Valentina, ricevere dei messaggi privati di quel tono da una persona che non conosco è una minaccia e un’intimidazione alla quale devo rispondere.

    Fa strano che i difensori di ogni libertà, sempre e solo la loro, vogliano chiudere la bocca non solo agli scrittori quotati come Saviano ma anche a “giornalisti” (complimenti per le virgolette degne sì, queste, del miglior Emilio Fede) tutto sommato insignificanti come me.

    Vedo che non si è capito il senso del mio articolo, che incitava proprio al rispetto delle opinioni altrui e a considerare le idee degli altri come frutto di libero convincimento e non di chissà quale inconfessato e inconfessabile patto. Ma del resto, ognuno legge nelle parole degli altri ciò che vuole. E se non sa leggere, accecato dall’ideologia, la questione si complica ancora di più.

    La questione di Israele che EVIDENTEMENTE (come le piacciono le maiuscole) non sarebbe un Paese democratico, aperto e tollerante è una sua opinione. Vada a vedere gli indici di libertà per la comunità gay, ad esempio, a Tel Aviv. Chissà se gli stessi indici sono rispettati, ad esempio, a Gaza, Damasco, Teheran. Però siamo sicuri che lei sfili al Gay Pride insieme ai suoi amici omosessuali di qua, perchè le giuste cause si difendono solo quando ci interessano, specie se sono contro americani e israeliani.

    Mi piacerebbe che lo stesso fervore che lei dedica contro Israele venisse posto anche contro, ad esempio, la quotidiana violazione dei diritti umani del regime siriano, o di quello nord coreano, o delle ennesime elezioni farsa in Russia. Su questo, gli indefessi difensori dei diritti umani come voi, silezio assoluto. Tutti, ma proprio tutti, allineati e coperti.

    Un’ultima cosa: lei mi definisce “dipendente” di Libertiamo. Io dipendo solo ed esclusivamente dalla mia coscienza e dalla mia libertà. La libertà di esprimere le mie idee a testa alta e senza paura. Libertiamo, con cui non ho un rapporto di lavoro ma una consonanza intellettuale e morale (capisco che per lei sia complicato intendere concetti come questi, ma si sforzi un momento), mi permette di farlo, pur nelle differenze che spesso abbiamo. Ma preferisco la ricchezza delle differenze e dei dubbi piuttosto che i colori plumbei delle vostre granitiche convinzioni. Detto senza alcuna stima: tenetevele tutte.

  19. Simone Callisto Manca scrive:

    Un’ultima cosa: quel “professionista” che vede dopo “giornalista” (vedo che ha letto la mia biografia… a proposito lei sa chi sono io, signorina Valentina, io so chi è lei? Direi di no. Avrebbe almeno la creanza di presentarsi? Grazie) significa che dopo una pratica giornalistica di due anni e dopo un esame di Stato ho ricevuto la qualifica di “giornalista professionista”.

    L’esame verteva, tra le altre cose, sui temi dell’etica e della deontologia professionali, oltre che sul diritto penale e sui limiti anche giuridici della professione di giornalista. Per cui, signorina Valentina (a proposito, chi è lei?) non credo di dover ricevere lezioni sulla mia professione, tantomeno da lei, che non ha neanche il coraggio di presentarsi. Come lei, il signor Manfredi, quello che da patenti di schiena dritta a giornalisti e scrittori (basta che la pensino come lui).

  20. victoria scrive:

    …mi rendo conto che siamo in tanti a pensarla nello stesso modo (ma mi sa che sono rimasta l’unica a leggere questo dibattito, qui se la canta e se la suona solo il giornalista!)

    Forse l’esperienza negativa di saviano non ha proprio insegnato niente ai suoi ormai pochi sostenitori, incluso i suoi colleghi – a proposito, ma saviano alla fine è diventato anche giornalista? –
    : si perde solamente stima e credibilità se non non si è capaci di confrontarti mai con i propri lettori.
    tanto più se scrivi un articolo così, che tu sia saviano o callisto, devi anche aspettarti e accettare una valanga di critiche così come è successo qui, fatte tutte nel pieno del rispetto della tua sacrosanta libertà di scrivere tutto quello che ti pare.
    Ma quando si viene così tanto criticati bisognerebbe avere anche un po’ di umiltà nel saper ascoltare le motivazioni senza attaccare a prescindere, solo per difendersi. bisognerebbe riconoscere il valore di chi la pensa diversamente da te ed essere capaci di farsi un po’ di autocritica. bisognerebbe avere anche un po’ di buon senso e di rispetto nel replicare chi ti critica, ma chi comunque ti ha letto. bisognerebbe, certo. ma poi ognuno fa come gli pare, specialmente se hai dalla tua un mezzo di comunicazione potente come un giornale o la tv, e roberto saviano come buon esempio di democrazia, per quanto riguarda il confronto diretto con i propri lettori.

    “combatto la tua idea che è contraria alla mia, ma sono pronto a battermi sino al prezzo della mia vita perché tu la tua idea possa esprimerla sempre liberamente!”

    forse è quanto è sfuggito al signor simone callisto manca, dimenticando anche queste regole basilari di democrazia, se ancora difende saviano così come fa, ciecamente, senza pensare che ha davvero censurato centinaia e centinaia di suoi (ormai ex) sostenitori solo perchè hanno espresso un parere diverso dal suo ad esempio sulla faccenda di Vittrorio Arrigoni o sulla querela della famiglia Impastato, e anche io per questo motivo sono stata bannata e posso anche testimoniarne con che parole violente avvengano queste censure da un anno a questa parte. eppure si ha quasi paura di parlarne solo perchè chi censura è proprio saviano…. ma che vergogna!
    Infine, anche ricalcare le parole stesse di saviano per le replicare in questo contesto…insomma non siamo stupidi, si capisce, non ci fai una bella figura, non sei credibile!
    Ma forse il signor simone ha pensato: “ho solamente scritto un articolo per provocare e ci sono riuscito: parlarne parlarne, anche male purchè se ne parli….” non è affatto il miglior giornalismo secondo me, ma si può anche capire. quindi signor simone mi avvio alle mie conclusioni e ti lascerò libero di cantartela e di suonartela come già facevi.

    per me sono tutte ragionevoli le parole e le motivazioni delle contestazioni a questo articolo senza entrare nel merito di ognuno. magari è gente che ha anche letto altro: articoli un tantino differenti da questo, ad esempio:
    “saviano imbavaglia e querela chi lo critica”
    “saviano accusa l’uomo sbagliato: avevo fretta non ho potuto verificare”
    etc. etc. etc.
    insomma, articoli che andrebbero letti con attenzione, che fanno ben capire che giornalista sia questo roberto saviano….notizie che fanno veramente rabbrividire: o la pensi come lui o ti querela attivando quella stessa “macchina del fango” da lui inventata e di cui parla tanto.
    e dai! apriamo gli occhi e rendiamoci conto chi è saviano! pensiamo e scriviamo con la nostra testa, che forse è meglio.

    correttezza di cronaca e umiltà! sono d’accordissimo!
    e, come diceva Vittorio Arrigoni: RESTIAMO UMANI, sempre! con tutto ciò che comporta
    e me ne vado anche io da questo dibattito

  21. Simone Callisto Manca scrive:

    Vedo che c’è molta gente che legge, ma non capisce. Per questo articolo, cara Victoria, sono arrivate tante critiche, ma anche tanti complimenti e tante attestazioni di solidarietà. I primi che non hanno avuto umiltà sono gli stessi che hanno fatto il video per provocare Saviano.

    Non sapevo che esprimere le proprie opinioni fosse ancora così difficile, nell’Italia del 2012. Mi sbagliavo.

  22. victoria scrive:

    http://www.liberoquotidiano.it/news/954736/Il-prete-anti-camorra-accusa-Saviano-uguale-a-Schettino.html

    Saviano come Schettino. Non ha dubbi il prete anticamorra don Luigi Merola nel giudicare lo scrittore che ha abbandonato la sua terra dopo le minacce dei clan. Anche lui, ex parroco di Forcella sotto scorta da otto anni, di buoni motivi per andarsene dalla Campania, ma non lo ha fatto, perchè crede nella sua battaglia per la legalità. E così ieri, ad Aversa, epicentro della camorra casalese, ha tuonato pubblicamente contro Saviano: “Ci ha lasciati nella tempesta come il comandante quando va via dalla nave che affonda”. E ancora: “Ha avuto il grande merito di accendere un riflettore sulla camorra, ma non doveva andare via da Napoli e dalla Campania. Doveva restare qui, in mezzo a noi”.

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