Sarkozy, ascesa e declino di una promessa

– Il Presidente francese Nicolas Sarkozy era stato salutato come il più autorevole esponente di un nuovo centrodestra all’europea: pragmatico, poco legato ai vecchi schemi, capace di una visione prospettica più ampia, rispetto a quelle perseguite da decenni di dirigenze politiche di filiazione gaullista. Questo “nuovo” centrodestra tuttavia sarà rimasto, in Francia, una meteora, non pervenuta ai rilevatori delle politiche reali.

Passi per essersi presentato chiamando “feccia” i banlieuesards che sconvolsero per settimane Parigi, Marsiglia e, in misura minore, anche la più quieta Lione. In quel caso, poteva dirsi che, per irrorare la sua fama decisionistica, il futuro Presidente stesse dando risposte dure a questioni percepite come urgenti e allarmanti. È nel prosieguo che Sarkozy si è sempre più distaccato dalle promesse che aveva fatto e da alcuni entusiasmi che aveva suscitato, anche in Italia, anche a Sinistra.
La sua teorizzazione del concetto di “laicità inclusiva” è parsa inadeguata negli esiti, per quanto potesse essere difendibile nelle etichette (già meno, nei principi teorici). In sostanza, rispetto alla copiosa minoranza islamica, Sarkozy ha fatto ben poco, anzi, ha forzato la mano a quelle misure che venivano sollecitate e solleticate dagli animi del suo partito, meno inclini all’inclusione e alla cooperazione. La “laicità inclusiva” ha funzionato più come presupposto ideologico per ricucire buoni rapporti con gli ambienti vaticani e segnalare la propria discontinuità rispetto alla tradizione repubblicana francese, sostenitrice di una laicità intransigente, ancor prima che “equidistante”.

Sarkozy ha letto male i primi sintomi della crisi economica, anche nel suo Paese: il fatto che questo e la Germania presentassero le migliori credenziali, prima e durante la crisi, è sembrato non più che il valore aggiunto per rinsaldare un legame politico, ma assolutamente non quella direzione strategica dell’eurozona che sarebbe stato sensato spostare in avanti, sul terreno di politiche economiche comunitarie meno provvisorie e più stabilmente coordinate.

Del Presidente che ad inizio mandato prendeva sotto la sua ala i cervelli migliori della Sinistra, senza imbarazzi ideologici, dichiarava tramontato l’assimilazionismo e si presentava come unico possibile artefice di durevoli riforme liberali, non è rimasto granché. Travolto dallo scandalismo mass-mediatico, che sempre più lo irrita, incapace di denudare i rituali di un Partito Socialista spesso ostaggio di vecchie formule e di scandalismi mass-mediatici ancor più torbidi (ma a che pro far decidere l’agenda politica ai notisti politici che si travestono da cronisti rosa?), Sarkozy non è più l’elemento nuovo della prossima competizione elettorale francese.

Chi scrive sostiene da tempo che l’operazione compiuta dal Partito Popolare spagnolo sia stata, alla lunga, più efficace: non vergognarsi di candidare il timido, più volte sconfitto, non esattamente traditional conservative Mariano Rajoy ha dato a quel partito una solida maggioranza, affidata ora alle mani di un reggitore solido, presenzialista il giusto, soprattutto gioiosamente incapace di quelle spettacolarizzazioni inseguite per tutto il decennio, parimenti, da PSOE e conservatori. Certo, in Francia non è elemento innovativo, né mai potrebbe esserlo, Hollande, ma il basso profilo del PS sembra frutto di un calcolo politico relativamente ovvio: cercare di non esporsi troppo e inutilmente, quando la massima parte dei sondaggi certifica ancora un buon vantaggio, conquistato senza troppi sforzi sugli aspetti politico-programmatici.

Al cospetto di due personaggi del genere, Marine Le Pen appare un soggetto incredibilmente più fresco. Il Fronte Nazionale presenta la curiosa aporia di essere il più radicato, il più votato e il più accetto (o il meno non accetto) dei partiti della galassia dell’ultradestra europea – sempre che questa definizione sia davvero indicativa di una specifica declinazione della destra europea o non sia piuttosto la classica semplificazione che fa comodo a tutti, dai semplificati ai semplificanti

Si aggiunga che i tempi sono cambiati e immaginare oggi la chiamata alle armi di tutta la Sinistra, a favore di Jacques Chirac contro il vecchio Le Pen, sarebbe davvero difficile (ovviamente, ciò non depone bene per la Destra quanto deponga male per la Sinistra, che, un po’ ovunque, perde anche la capacità di creare mobilitazione). Come già sostenuto da Libertiamo, il FN è ormai coerente rispetto alla minima mitologia politica presidenziale francese: “grandeur nazionale, centralizzazione, protezionismo, controllo pubblico sull’economia, ostilità alla globalizzazione e all’americanizzazione, critica del capitalismo e difesa dell’eccezione culturale francese”. A Sarkozy, cui è clamorosamente mancato di saperne proporre costitutivamente una nuova, non resta che pensare a come fare per tornare quantomeno alle origini.


Autore: Domenico Bilotti

Nato a Cosenza nel 1985, vive e lavora principalmente a Catanzaro (raro caso di mobilità professionale verso Sud). Dottorando di ricerca in Teoria del Diritto e Ordine Giuridico Europeo, si occupa di diritto ecclesiastico, relazioni tra Stati e Chiese, laicità e bioetica. Suoi saggi, tra gli altri, sono pubblicati su riviste e web-zine come: Euprogress, Diritto & Diritti, LiberalCafé, politicamentecorretto, Stato,Chiese e pluralismo confessionale.

2 Responses to “Sarkozy, ascesa e declino di una promessa”

  1. Andrea Verde scrive:

    Mi permetto di dissentire su diversi punti. Se c’é qualcuno che non sa cosa fare quello é François Hollande che dice tutto e il contrario di tutto e che ha siglato un folle accordo con i verdi per chiudere 24 reattori nucleari; una follia pura. Domenica scorsa a Marsiglia ho visto un grande Nicolas Sarkozy, capace ancora di mobilitare e di galvanizzare i francesi. D’altro canto l’uomo da il meglio di sé nei momenti difficili.Sarkozy ha rivendicato un bilancio che va giudicato positivamente se si tiene conto del contesto internazionale sfavorevole; é riuscito a portare a casa la riforma delle pensioni dopo oltre 25 anni di diatribe, ha rafforzato l’università, ha garantito il servizio minimo garantito. La Francia ha tenuto nella crisi; certo non é riuscito ad impedire tutte le delocalizzazioni, non ha salvato l’acciaieria Mittel a Gandrange come aveva promesso, ma giustamente ha ricordato che in politica bisogna assumere anche i propri insuccessi. La laicità positiva é stata un’innovazione; il nuovo patto repubblicano di cui ho scritto anche su Libertiamo, voluto da Nicolas Sarkozy e Jean François Copé, rilancia la validità del sistema di assimilazione francese che combatte senza se e senza ma tutte le derive comunitariste e supera i limiti della legislazione del 1905.In Francia non ci sono piscine separate, mense scolastiche halal e cacher, ospedali dove le donne possono rifiutare le cure mediche di un dottore di sesso maschile. Il burqa, segno di sottomissione e di avvilimento della donne é stato vietato; una grande vittoria di Copé. In compenso la République si é dimostrata attenta alle esigenze dei musulmani che rivendicavano i loro spazi per pregare. I finanziamenti concessi (a condizioni ben precise) e strumenti legislativi adottati come il bail emphytéotique dimostrano l’apertura verso le comunità musulmane. La forza di Sarkozy é di dire anche dei no e di non cedere a pressioni e alle mode del momento. Il lavoro é al centro del programma dell’Ump. In politica estera ricordo i suoi successi in Libia, in Costa d’Avorio, il suo asse con Obama, la sintonia con Merkel e Monti, la sua polemica contro la finanza speculativa. Grazie a sarkozy l’Eliseo é diventato il palazzo piu’ splendente del modo, scrisse un giornale americano. Marine Le Pen e Hollande sono il vuoto, l’inconsistenza politica, la protesta fine a sé stessa.

  2. Domenico scrive:

    La mia nota non voleva essere un requiem per Sarkò e una benedizione ad Hollande. Il “ma-anchismo” del PS é figlio del terrore di perdere anche stavolta… Poi, le praticate obbliganti di ogni fede mi avviliscono, però non sono troppo sicuro che il divieto del burqa abbia risolto grandi problemi. Sui temi economici condivido i tuoi spunti. Sulla politica europea mi tengo invece tutte le mie perplessità.

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