L’Italia che ignora Dulbecco e poi si lamenta del declino

di MARIANNA MASCIOLETTI – Ieri, all’età di 98 anni, è morto il professor Renato Dulbecco, premio Nobel per la medicina nel 1975. 

Come avviene sempre in questi casi, i commenti in laude dell’illustre defunto si sprecano: quant’era bravo, quant’era intelligente, quant’era autoironico (cfr. la sua partecipazione a Sanremo), quanto prestigio ha dato all’Italia tutta (lasciando perdere il fatto che le sue ricerche si è dovuto spostare a farle in California, e che il suo tentativo di ritorno in patria fu abbastanza infruttuoso) eccetera eccetera.

Insomma, tutti piangono l’immane perdita: pochissimi, però, hanno il coraggio di ricordare non solo i riconoscimenti ricevuti da Dulbecco nella sua carriera, ma anche le sue prese di posizione, nette ed inequivocabili, contro l’antiscientismo che sempre di più si andava, e si va tuttora, diffondendo nella politica italiana.

Certo non dev’essere stato facile, per un luminare della scienza come lui, accettare che il c.d. “Rapporto Dulbecco“, ovvero il parere della commissione di studio sulla ricerca scientifica in Italia da lui guidata, sia stato accolto con freddezza da quelle stesse istituzioni che lo avevano commissionato, per poi essere ignorato, e anzi contraddetto interamente, dai successivi passi del Parlamento in materia.

La famigerata legge 40, che oltre a “regolamentare” (di fatto ostacolandola) la fecondazione assistita vieta anche la ricerca sulle cellule staminali embrionali, infatti, va proprio nella direzione contraria a quella auspicata nella relazione, e ha già portato, in meno di dieci anni, notevoli danni sia alle coppie in cerca di una soluzione alla loro infertilità (o alle loro malattie genetiche), sia alle persone afflitte da patologie come la SLA, di cui, esattamente sei anni fa, morì Luca Coscioni, sia in generale alla ricerca scientifica in Italia.

Ma, in fin dei conti, il nostro è il Paese dove il significato delle parole non conta, e forse non è mai contato niente, dove di regola le personalità più eminenti vengono ignorate in vita e poi ipocritamente “santificate” in morte, sempre senza tener conto della sostanza di quello che dicono, dove la scienza e la logica devono sempre soccombere sotto i colpi della superstizione e della paura.

Niente di strano, perciò, niente di anormale: finché Dulbecco è stato in vita si è preferito non ascoltarlo, non ascoltarne le parole ragionevoli, gli incoraggiamenti a proseguire sulla via della ricerca, la delusione nel vedere che i suoi moniti rimanevano lettera morta. Ora che non c’è più ce la si cava citando il Nobel e l’apparizione a Sanremo, guardandosi bene dal raccogliere il suo testimone di grande scienziato, e tutto continua come prima.

A noi i pomodori a Rosarno, agli altri, che hanno la fortuna di trovarsi più lontano dal Papa e dai suoi adoratori più papisti di lui, la ricerca sulle staminali embrionali. Tanto, poi, un complotto plutomassonicogiudaico, una banca, un potere forte qualsiasi a cui addossare la colpa del nostro declino lo troveremo sempre.

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Twitter: @Hatsumi10 


Autore: Marianna Mascioletti

Nata a L'Aquila nel 1983. E’ stata dirigente politica dell’Associazione Luca Coscioni e tra gli ideatori del giornale e web magazine Generazione Elle. Fa cose, vede gente, cura il sito.

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