Bilanciare la Germania per rilanciare l’Europa

– Sono in pochi a credere che la modifica al patto di stabilità decisa a dicembre e perfezionata a gennaio per salvare l’eurozona sia sufficiente ad evitare il tracollo dell’euro.

Il fiscal compact, così è chiamato il testo dell’accordo, non crea un meccanismo di redistribuzione fiscale che è tipico di ogni sistema economico e all’Europa sembra mancare una leadership in grado di portare l’euro fuori dal guado. In questo pericoloso stallo, l’Italia dovrebbe iniziare a tessere la tela per un nuovo equilibrio di forze all’interno dell’Unione che permetta all’Europa di proseguire il percorso verso l’integrazione avviato con il trattato di Roma nel 1957.

La classe politica dell’Unione Europea non si è mostrata all’altezza del compito. Sono circa venti gli eurovertici dall’inizio della crisi greca che si sono conclusi con un nulla di fatto. La matrice di lettura comune che tiene uniti tutti questi incontri è certamente il tentativo franco-tedesco di guidare questa complicata crisi. Tuttavia, il presidente francesce Sarkozy e la cancelliera tedesca Merkel sono intrappolati nelle dinamiche elettorali interne che impediscono loro di prendere quelle decisioni necessarie alla sopravvivenza dell’euro e dell’UE.

L’Europa ha bisogno di una leadership che, se non viene da Parigi e Berlino, allora dovrà venire da Roma. L’arrivo di Mario Monti a Palazzo Chigi ha già mutato alcune delle dinamiche che avevano arenato il processo decisionale di Bruxelles, ma il premier italiano manca ancora del peso politico per guidare i 17 membri plus (ndr. formula che indica la volontà di includere quanti più paesi possibile nel fiscal compact dopo le defezioni di Regno Unito e, almeno per il momento, Repubblica Ceca). Come Francia e Germania hanno formato il direttorio dell’Europa negli ultimi mesi, anche l’Italia dovrebbe muoversi per sviluppare partnership strategiche che darebbero peso politico all’autorevolezza personale di cui gode il Premier italiano.

I principali partner in tale azione dovrebbero essere gli stati maggiormente in difficoltà: Irlanda, Spagna, Portogallo e Grecia. Se da un lato questi paesi hanno il difetto di non poter affrontare la Germania e gli altri partner europei sul piano delle risorse economiche e del rigore finanziario, dall’altro essi detengono nelle loro mani il futuro dell’Europa. L’uscita dall’euro di uno o più di questi paesi potrebbe sancire la fine dell’Europa aprendo la strada a scenari difficili da immaginare. La Germania e la Francia conoscono benissimo i benefici portati loro dal mercato comune e questa consapevolezza rafforzerebbe la posizione dell’Italia e degli altri paesi più in difficoltà dai quali dipende la sopravvivenza dell’UE.

Non c’è solo la crisi a tenere uniti Italia, Portogallo e Spagna, bensì anche la consapevolezza che il divario di produttività con la Germania non è sostenibile se non bilanciato da una politica redistributiva a livello europeo. Non tutti possono essere come la Germania ed i popoli hanno bisogno di ossigeno per convincersi che i sacrifici fatti fino ad oggi serviranno a qualcosa. La lista dei paesi è lunga e potrebbe facilmente comprendere Ungheria e paesi del Baltico, ma in fondo nessuno in Europa tiene il passo della Germania e molti potrebbero sostenere questa iniziativa.

La costruzione di un’alleanza che bilanci il peso della Germania darebbe non solo la possibilità all’Italia di inserire in agenda temi essenziali alla sopravvivenza dell’eurozona, quali la redistribuzione fiscale e la liberalizzazione del mercato dei servizi, ma permetterebbe anche a paesi più piccoli di venire ascoltati e non essere oscurati dalla potenza economica della Germania.

L’attuale leadership europea non pare in grado di far fare all’Europa quel salto in avanti di cui c’è estremamente bisogno. In questo contesto, l’Italia di Mario Monti potrebbe giocare un ruolo centrale. Dopo aver fatto i ‘compiti a casa’ e messo i conti in ordine, Monti potrebbe dialogare con altri stati membri per creare una piattaforma comune sulla quale confrontarsi sul tipo di Europa che si intende costruire.

Il Rinascimento ha creato le condizioni affinché l’Europa si lasciasse alle spalle il Medioevo grazie al dinamismo dei comuni e delle città italiane, chissà che non sia destino dell’Italia salvare di nuovo l’Europa dall’inesorabile declino che seguirebbe il crollo dell’euro.


Autore: Francesco Giumelli

32 anni, insegna Relazioni Internazionali e Studi Europei alla Metropolitan University Prague. Studia e si occupa di conflitti, politica estera e sanzioni internazionali. Autore di "Coercing, Constraining and Signalling. Explaining UN and EU Sanctions after the Cold War" con ECPR Press e curatore del blog Tucidide (tucidide.giumelli.org).

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