“Di Renato Dulbecco abbiamo il dovere di ricordare non solo gli straordinari successi che gli valsero il Premio Nobel, ma anche il monito a non subordinare la libertà di ricerca scientifica a criteri politici e ideologici”.
“Dulbecco ha così contribuito ad alimentare il dibattito civile con posizioni molto lontane da quelle che a partire dalla metà dello scorso decennio inaugurarono, anche nel nostro paese, un inedito e preoccupante proibizionismo scientifico. Oggi – prosegue Della Vedova – onorare la sua figura significa anche prendere sul serio i suoi giudizi (definì la legge 40 “umiliante per la medicina”) e la sua capacità di distinguere il rigore deontologico dal conformismo politico e la prudenza bioetica dal fanatismo antiscientifico”.