– Anime belle che condannate le ruvide esternazioni del governo sugli studenti fuori corso e sul posto fisso, attenzione. La vostra buona fede è, come sempre, palese e ammirevole: volete difendere i deboli, dar voce ai giovani senza opportunità, ricordare che un minimo di sicurezza economica è presupposto di una vita dignitosa. Però potreste finire involontariamente a salvare il soldato Paraculo, campione deteriore del carattere nazionale. Quello del lavoro a vita in una rivistina politica a circolazione zero tenuta in piedi con fondi pubblici. Quello che non va in ufficio se nevica perché è pericoloso, però poi esce per andare a una festa. Quello che fa cinque mutui appena eletto perché tanto c’è il vitalizio parlamentare. Non esattamente quattro gatti, nell’Italia di oggi.
La questione è antropologica, non politica, tant’è che la vostra indignazione si distribuisce lungo l’arco parlamentare. Se mio figlio non studia, voi dite, è probabile che abbia un problema: magari si trova a disagio con i modelli sociali che gli vengono proposti, magari soffre perché le compagne preferiscono i bravi calciatori ai secchioni. Se non vuole uscire di casa passata la trentina è perché non si può permettere un affitto; d’altronde non c’è lavoro, non ci sono prospettive. Occorre passargli un messaggio positivo, di impegno e di speranza, ma anche capire le sue difficoltà: mortificarlo con un linguaggio offensivo (sfigato, figlio di mammà, casomai coniglio esistenziale) non serve a niente.

Tutto vero, ci mancherebbe; e anzi è un segno di intelligenza e di sensibilità il tentare di vedere oltre gli stereotipi, di considerare ciascuna storia personale nelle sue caratteristiche particolari. E però vi dimenticate, come spesso vi accade, che non sono tutti buoni, anzi che non tutti sono sempre buoni. Ci sono dei momenti in cui vostro figlio non ha una crisi adolescenziale e non è vittima della congiuntura economica, ma vuole semplicemente giocare alla Playstation tutto il giorno perché è divertente. Se costruite giustificazioni sociologiche piuttosto che insegnargli ad accenderla solo dopo aver finito i compiti, finirete per trovarvi in un mondo dove regnano i furbi. Lo imparano presto, i furbi, che una buona teoria idealista li salva dalla fatica: oggi è la vostra, domani è quella di un sindacato o di un partito.

Questo è profondamente ingiusto, sia verso i non furbi a cui toccherà fare i compiti per tutti, sia verso gli stessi furbi, che finiscono per scivolare da una meschinità all’altra, da un’ambizione truffaldina piccola piccola all’altra, perdendo per strada quell’amor proprio vero che ha solo chi sa stare in piedi con le sue forze. E no, non ci sono persone che non ne sono capaci strutturalmente: al limite ci sono persone che perdono l’abilità a forza di fingersi storpi per mendicare. D’altronde, c’è anche l’avallo divino. Dal libro dei Proverbi, in una traduzione poetica: “Non risparmiare la correzione al fanciullo; se lo batti con la verga, non ne morrà; lo batterai con la verga, ma libererai l’anima sua dal soggiorno de’ morti.” Chiaro? Il soggiorno dei morti nell’anima, ovvero la rinuncia alla dignità.

Veniamo da una lunga stagione di messaggi di disimpegno. Fino a pochi mesi fa, il leitmotiv governativo era: vuoi avere successo? Sii compiacente con i potenti. Tu, giovane donna, offri prima di tutto il tuo corpo; tu, giovane uomo, apprendi come si entra nei locali notturni giusti e nelle cerchie giuste, casomai infrangendo la legge quando serve. La vacanza estiva con il barba fol, lo zio stravagante, divertente e dissoluto della tradizione piemontese, è finita; e per fortuna, stavamo passando dalla innocente gioia del convito all’abitudine di guidare ubriachi.

Si sa come finisce in questi casi. Saranno pure noiosi, questi nonni severi, questi genitori fissati con la pagella, questi fratelli maggiori saccenti; saranno pure goffi, sembreranno pure brutali quando ogni tanto ci danno uno schiaffo. Però ci stanno dando un’opportunità per diventare politicamente adulti. Mettono i furbetti dietro la lavagna? Applauso, anche se ogni tanto a essere troppo sbrigativi magari ci si manda anche uno studente volonteroso che per un motivo serio non ha avuto tempo di prepararsi. State tranquilli: non è un’evenienza frequente.