Wulff, le dimissioni e una lezione sulla fiducia

di MARIANNA MASCIOLETTI – Non ha maledetto i giudici comunisti, non ha denunciato complotti plutomassonicogiudaici dei poteri forti: Christian Wulff, presidente della Repubblica Federale Tedesca, di fronte all’apertura di un’inchiesta su di lui da parte della procura di Hannover, e soprattutto alla richiesta di revocargli l’immunità che gli spetta secondo la sua carica, ha rassegnato le dimissioni.

Per carità, lui ci aveva provato a far rientrare lo scandalo, a cercare di evitare la pubblicazione delle notizie compromettenti: capito che la situazione non era recuperabile, però, ha preferito dimettersi, affermando di non poter continuare nel suo incarico istituzionale quando sapeva che gli era venuta meno la fiducia di una buona parte dei tedeschi.

La cancelliera Merkel, che lo aveva molto sostenuto nella sua candidatura a presidente, ha espresso “rispetto e rammarico” per le sue dimissioni; Wulff dal canto suo precisa di essere sicuro che quelli che gli si contestano non siano illeciti, ma ammette di aver commesso degli errori, sia pure “in buona fede” (non ha detto, però, “A mia insaputa”: si vede che i suoi consulenti della comunicazione sono rimasti indietro).

Ma di che errori si parla? Cosa è successo di tanto grave da spingere il capo di stato di una delle nazioni più importanti del mondo a dimettersi? Che cosa avrà mai fatto quest’uomo di tanto grave da far colare a picco, in appena un paio di mesi, la sua credibilità politica?

Uno s’immagina furti di miliardi, stupri di infanti, condimento di pastasciutta col ketchup; e invece no, niente di tutto questo. Wulff si dimette per delle questioni che, se in Italia non ci sei passato attraverso, manco ti si considera un vero politico.

Nella fattispecie, semplificando: un consistente prestito ottenuto da un amico banchiere a condizioni molto favorevoli, qualche soggiorno offerto da un amico imprenditore in un hotel di lusso (nemmeno troppo, ché 260 euro a notte non è proprio un prezzo fuori misura), forse un SUV in leasing a prezzi troppo favorevoli, forse qualche vestito firmato regalato a sua moglie da altri imprenditori compiacenti.

Roba, insomma, che da queste parti ti guarda con compatimento pure il mendicante vicino a piazza Montecitorio, se in qualche anno che fai politica non sei mai stato capace di procurartela.
Roba che qui da noi, dove signora mia sì che siamo uomini di mondo, non sarebbe nemmeno considerata un tentativo di corruzione, ma piuttosto un semplice corollario della vita politica, anzi, il minimo indispensabile per sopravvivere alle dure privazioni della vita da parlamentari.

Le domande da farsi, a questo punto, sarebbero tante. Cosa è corruzione, cosa no? E’ un’esagerazione che il presidente della Germania si dimetta al solo annuncio di un’indagine su di lui, su dei fatti che probabilmente non rappresentano nemmeno degli illeciti? E, soprattutto, avrebbe senso una decisione analoga in un Paese come l’Italia, dove, al netto dei piagnucolii pidiellini, lo strapotere dei giudici è una realtà e non un’opinione?

Risposte definitive sarebbe difficile, se non impossibile, trovarne: quella che però bisognerebbe saper trarre dalla vicenda di Wulff è una lezione di comportamento. E’ anche, forse, una lezione sul valore della fiducia, di quella fiducia che il Bundespräsident ha riconosciuto di aver tradito.

Quella fiducia che in Germania gli elettori considerano normale nutrire nei confronti dei loro rappresentanti, ma anche l’uno nei confronti dell’altro; quella fiducia che in Italia, lungi dall’essere una precondizione indispensabile della vita sociale e della politica, è un lusso che non ci possiamo permettere, pena il ritrovarci, come con espressione colorita ma efficace si dice spesso, cornuti e mazziati. Dai nostri pari e da chi ci comanda.


Autore: Marianna Mascioletti

Nata a L'Aquila nel 1983. E’ stata dirigente politica dell’Associazione Luca Coscioni e tra gli ideatori del giornale e web magazine Generazione Elle. Fa cose, vede gente, cura il sito.

One Response to “Wulff, le dimissioni e una lezione sulla fiducia”

  1. lodovico scrive:

    Basterebbe leggere le due costituzioni per comprendere la diversità tra italiani e tedeschi. Noi la fondiamo sul lavoro e sull’art.18 che ne è il corollario gli altri sui valori.

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