Di corruzione un paese muore. La Grecia, ad esempio

di SIMONA BONFANTE – Allora, la corruzione prolifera. L’evasione fiscale pure. Aumenta il divario tra noi e il mondo normale, quello dove denaro pubblico vuol dire inviolabile proprietà del contribuente. La corruzione, da noi, è variamente declinata – rileva la Corte dei Conti – “dall’esercizio dell’attività sanitaria, all’errata gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti all’illecita percezione di contributi pubblici o comunitari; dal gravemente colposo utilizzo di strumenti derivati o simili prodotti finanziari, ai danni connessi alla costituzione e gestione di società a partecipazione pubblica; dalla responsabilità per danni connessi alla stipula di contratti pubblici di lavori, servizi e forniture ai pregiudizi erariali conseguenti ad errori nella gestione del servizio di riscossione dei tributi.”

Cioè rubiamo in tanti, rubiamo ovunque, cogliamo qualunque occasione ci si presenti per, appunto, rubare – denaro ‘pubblico’, cioé privatissimo, essendo il pubblico proprietà di alcun altro, se non del contribuente onesto. Più che deficit di cultura della legalità diffusa – come tragicamente si ostina ancora a definirlo la Corte – parlerei di sostanziale estraneità. Capirai, la relazione dello scorso anno, come quella dell’anno prima e degli anni prima ancora, non sono altro che la reiterazione del medesimo inno alla vergogna, cifra più cifra meno. Inni identici nel portato in-culturale; sempre più allarmanti per le implicazioni economico-stistemiche che dalla strutturalità del fenomeno derivano. La Grecia, tanto per essere espliciti, non è senza prospettive perché le mancano le materie prime (neanche in Irlanda abbondano, eppure). È che l’economia greca, come una indicibilmente elevata parte di quella italiana, gioca sporco e male.

Sempre ieri arriva la notizia del rinvio (dal 27 febbraio ai primi di marzo) richiesto dal Ministro della giustizia, Paola Severino, per la discussione in Aula del ddl anti-corruzione, quello che, a sentire l’allora Premier Berlusconi e a credere al suo allora uomo in via Arenula, Angelino Alfano, era cosa già fatta due anni precisi fa. Non lo era per niente, come noto. È il governo Monti che ha ripreso in mano il dossier, altrimenti obliato.

La cosa comunque cade a vent’anni esatti (oggi) dalla ‘piazza pulita’ che dello zozzo corruttivo fece Tangentopoli e che pure, evidentemente, di pulizia ne fece poca. L’allora spazzino-capo della moralità pubblica, oggi leader della più diversamente legalitaria tra le forze politiche presenti in Parlamento – il nome non lo faccio – si agitava ieri con la stampa per pretendere dall’attuale esecutivo di non fare come il predecessore, cioè rifiutare la discussione e respingere le proposte emendative – le loro, tipo. Bizzarro: il Ministro Severino, mentre il capogruppo dell’Idv esternava in libertà, aveva appena finito di spiegare di aver rinviato il ddl proprio per aver modo di valutare meglio i molteplici emendamenti presentati.

Questi vent’anni, dunque, non ci hanno insegnato proprio nulla. Nulla all’Idv e nulla ai loro mediatici o para-anti-politici succedanei: insistono ancora, gli uni e gli altri, con l’assumere il ‘fare giustizia’, con il ‘raccontare giustizia’. Intanto il paese corrompe e si lascia corrompere, e non pare in fondo turbarsene più di tanto, ché le incongruenti idiozie auto-assolutorie spacciate a 15 milioni di italiani dalla guest star di Sanremo, se le raccontano in tanti, nei nostri diversi entourage. Un medico o commerciante o libero professionista che fa filippiche anti-castali mentre vi fornisce una prestazione senza fattura, lo conosciamo tutti.

Twitter: @kuliscioff

Ps – Nella relazione della Corte dei Conti, comunque, ci sono anche cose positive, ad esempio il dato sul tasso di smaltimento del contenzioso pendente, in particolare per quanto attiene il settore pensionistico. Gli agée litigano meno. Ed è un gran buon segno visto che di giovani nel nostro paese ce ne son sempre meno.

 


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

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