– Siamo alle solite. Non si finisce neppure di reagire all’ennesima bacchettata omofobica dell’inesauribile Carlo Giovanardi, che subito spunta un nuovo moralista, uno che pontifica su come sia e debba essere la famiglia “naturale” italiana e su quanto siano “egoisti” gli omosessuali. E spunta da dove meno te lo aspetti. Si tratta del capogruppo in Consiglio comunale a Napoli per Futuro e Libertà, Andrea Santoro.

L’occasione per questa nuova “lezione di famiglia” è stata la discussione sull’istituzione del cosiddetto registro delle unioni civili, approvato lo scorso 13 febbraio nella città partenopea. Il tema e l’oggetto – un registro simbolico, che ricorda da vicino le mozioni per la pace e la fratellanza tra gli uomini e i popoli, approvati nell’era della guerra fredda da migliaia di comuni italiani – non era tale, mi rendo conto, da suscitare l’entusiasmo. Ma Santoro per l’occasione ha sfoderato un voto, quello di astensione, che è la via più comoda per tenersi lontani dai guai e dalle responsabilità.

Se Santoro, che ha giustamente contestato la vaghezza del termine “unioni civili” che “mette sullo stesso piano la coppia gay con l’anziano accudito da una badante”avesse votato contro sulla base di queste ragioni, non gli si sarebbe potuto dar torto. Non è omofobia contrastare l’omofilia a buon mercato. Per risolvere la discriminazione giuridica delle coppie gay occorre cambiare le leggi, non intonare le messe cantate nei consigli comunali. L’astensione invece di “futurista” ha ben poco.

Ma è la motivazione dell’astensione ad essere sfrontatamente passatista. “Nel merito della questione – ha spiegato l’esponente di FLI – se è vero che l’omosessualità è una inclinazione naturale, è vero anche che essa si manifesta in concreto nell’ambito della libertà individuale e questa libertà individuale non deve diventare egoismo”. E ancora: “Alla base vi sarà sempre la famiglia naturale, un uomo ed una donna uniti dalla finalità della procreazione e della crescita della prole. E che nel nostro Stato è istituita attraverso il matrimonio. La sfida più grande è questa: riuscire a non mettere in competizione il matrimonio con le altre forme di aggregazioni sociali che noi vogliamo andare a riconoscere e tutelare”.

Gli argomenti sono quelli triti e ritriti di sempre: la natura altruistica e naturalmente positiva della famiglia naturale, l’egoismo sociale e individuale dei gay, il matrimonio come suggello della vera famiglia, contrapposto a forme di unione meno vere, meno giuste, meno buone…E pensiero tipico dell’omofobia della vetero-destra italiana, che ha iniziato a tollerare gli omosessuali da soli, ma non li tollera quando sono in due, e mettono su casa e famiglia e fanno il mutuo e assistono insieme i propri vecchi, proprio come una famiglia “normale”, e pretendono di non essere trattati dalla legge e dalla politica come semplici coinquilini. Non è cosa da Futuro e Libertà mettersi a cavillare così, forse da Pdl in miniatura.

La parte del pensiero di Santoro più fragile è proprio quella sul matrimonio “finalizzato” alla procreazione, sulla famiglia che è unita “dalla finalità della crescita della prole”. Il matrimonio non serve affatto alla procreazione, ma a dare un ordine civile ai rapporti tra i coniugi e con i figli e a prevenire il disordine “naturale” della procreazione eslege. Il matrimonio è un contratto tra parti che scelgono di condividere la vita e (anche) la scelta di fare o di non fare figli. Se il requisito del matrimonio fosse la capacità procreativa occorrerebbe privare di questo diritto le donne ultra cinquantenni, dal momento che non possono più procreare. O procedere al divorzio forzato di quelle coppie che non possono o non vogliono aver figli. Sostenere che il matrimonio (civile: stiamo parlando di quello!) è finalizzato alla procreazione è storicamente e giuridicamente falso, visto che è un contratto fra le parti di mutua assistenza e di solidarietà, in un equilibrio di diritti e di doveri.

Poi, se le coppie procreano, è perché lo vuole la natura  (è ovvio!) e soprattutto il desiderio di genitorialità e di amore, che nessuno vuole scardinare. Ma non venga Santoro a parlare di gay, perché se le coppie eterosessuali italiane non fanno figli non è perché si sentono minacciate dalle famiglie gay, ma perché sono preoccupate dal costo di questa scelta. Nei Paesi in cui esistono il matrimonio gay o istituti simili ai Pacs, ci sono più famiglie eterosessuali e fanno più figli. A fare la differenza è un welfare familiare più giusto e generoso.

Un po’ più difficile da smontare è il concetto di ‘egoismo’ dei gay –  per essere altruisti dovrebbero, a quanto pare, darsi ai rapporti eterosessuali perché non si capisce bene a quale “egoismo” Santoro si riferisca. Alla promiscuità, alla lussuria? Eppure, si contano ormai a bizzeffe i machi integerrimi, posati, sposati e risposati di ‘destra’, i cattoliconi in prima fila al Family Day, beccati con le mani nella marmellata. Ma uno solo, per passare da altruista, si è messo a raccontare che “quella” era la nipote di Mubarak.

Forse è arrivato il momento che anche in Futuro e Libertà si apra una riflessione sul tema dei diritti delle coppie omoaffettive. Non sulla tolleranza umana verso gli omosessuali, ma sulla necessità politica di riconoscere la realtà delle loro famiglie “non naturali”. Le libertà, che interessano milioni di persone e che dimostrano la modernità di un partito, non vanno lasciate a parole ed a concetti controversi, imprecisi, stupidi e bacchettoni.