di PIERCAMILLO FALASCA – Mario Monti ha quindi annunciato la revisione delle esenzioni ICI agli immobili di enti religiosi, ma anche di associazioni con finalità culturali, sociali, educative, assistenziali: le agevolazioni saranno riservate, negli intendimenti del premier, alle attività che abbiano esclusivamente natura non commerciale, a differenza di quanto previsto oggi da una legislazione fiscale a maglie troppo larghe (si legga  questo articolo di Vincenzo Pacillo per maggiore chiarezza). L’intervento del governo chiuderà peraltro una procedura aperta dalla Commissione europea, secondo la quale le esenzioni rappresenterebbero un aiuto di Stato a operatori economici che ne beneficiano, tale da falsare l’equilibrio concorrenziale tra costoro e i loro competitori.

Qualcuno pagherà più tasse, si dice. Aspettando che il governo chiarisca presto quanto vale l’archiviazione del privilegio in termini di gettito per l’erario, auspichiamo che le maggiori entrate possano essere usate per una contestuale riduzione di imposte: non saranno cifre stratosferiche, ma tradurle in sgravi fiscali orizzontali e indiscriminati aiuterebbe.

Ció che davvero importa é che si chiuderà – si spera – una questione da Italietta, in cui la difesa del privilegio fiscale veniva smerciata per tutela dei valori cristiani, con esponenti politici a volte più papisti del papa, mentre chi chiedeva una riforma era additato come pericoloso laicista.

Dove sono ora quelli che tuonavano contro l’attacco alla fede cattolica? È il cattolico Monti adesso il “laicista”? In realtà la vicenda dell’ICI della Chiesa (per usare la semplificazione giornalistica) evidenzia la cifra più autentica di questo esecutivo tecnico: la capacità di riportare le scelte pubbliche a quel che sono o dovrebbero essere, senza caricarle di retorica populista o distorsioni finto-ideologiche, provando il più possibile a caratterizzare il governo come attore terzo e neutrale rispetto ai grandi interessi particolari in campo, fossero pure quelli della potente Chiesa cattolica, degli influenti sindacati o dei molto rappresentati avvocati.

E’ un “miracolo” del professore bocconiano o del signor Spread? Di entrambi, probabilmente. Il meglio che possiamo augurarci ora è che, dopo Monti, un po’ di questa sana, sobria e laica terzietà resti in dote alla politica e alle istituzioni repubblicane.