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Celentano è una cosa molto seria. Sia per la politica che per la TV

– Hanno scritto tutto e il contrario di tutto, quindi sarebbe superfluo scriverne.  Ma comunque torniamo sul caso Celentano.

Prima, però, una premessa. Quando si analizza un programma televisivo, così come quando si analizza qualsiasi testo di comunicazione strutturata, bisogna tener presente diversi parametri:
Atto economico (le funzioni economico-produttive del testo).
Atto linguistico (i linguaggi adoperati).
Atto stilistico (gli stili di comunicazione adoperati mediante i linguaggi).
Atto sociale (i target psicografici, socio economici e generazionali che si vogliono raggiungere).
Atto di consumo (quali sono le funzioni di consumo del testo, quale tipo di consumo si vuole ottenere).
Atto estetico (la poetica formale del testo e le relazioni forma-contenuto).
Atto performativo (il come viene emessa la comunicazione).
Atto di contesto (il contesto dell’emissione e il contesto di ricevimento del testo da parte del pubblico – i due sono, ovviamente, contesti inversamente analizzabili e calcolabili).
Atto di personaggizzazione (come la comunicazione venga a fondersi con i temi e la connotazione del personaggio che agisce all’interno del testo).
Atto narrativo (come il testo –  e i suoi argomenti, temi e personaggi – si progetta e si compie mediante i codici della narrazione).
Atto psichico (come il testo organizza l’identificazione psichica del pubblico nei suoi propri temi e personaggi).
Atto ideologico (qual è – ce n’è sempre uno e non può non esserci – il punto di vista ideologico del testo).
Atto di genere (i codici di genere, condivisi, ai quali fa riferimento il testo in questione)

Dal mio punto di vista, e dal punto di vista di tutti coloro che si occupano di analisi della comunicazione, ogni riflessione su di un programma televisivo, o su di un discorso politico  o su di un romanzo … articolo … scarpe… manifesto (ecc.), che non utilizzi tutti i parametri di analisi su indicati … è una fetecchia.
E’ quindi illusorio, in poche righe, analizzare l’affaire Celentano. Come molti hanno fatto.

Limitiamoci, per cui, solo a sfatare alcune retoriche:

1) “Il Festival di San Remo è un festival della canzone ed è assurdo che ospiti il pippone di Celentano”.
Sbagliato. Il Festival di San Remo era un festival della canzone – ma adesso non lo è più e da anni ormai. Il Festival nella logica della televisione contemporanea appartiene ad un transgenere dello spettacolo che vive sulle logiche dell’ibridazione. Ha un’identità che metaforizza le identità dinamiche della contemporaneità, dove elementi apparentemente inconciliabili si fondono in un tutt’uno che potremmo definire olistico. Il Festival è, come tutti i grandi eventi televisivi, indice delle logiche sociali e ideologiche vigenti, ossia dell’indifferenziazione dinamica delle identità. Tutto e il contrario di tutto in un esperto ensemble.  Ecco che cosa è un grande evento della  tv generalistica. Un grande atto autoreferenziale nel quale la televisione riflette su sé stessa in quanto metafora di una intangibile società.

2) “Celentano è un deficiente”
Sbagliato. Celentano in quanto uomo potrà pure essere un deficiente, ma nella sua funzione di performance televisiva il ruolo sociale nel quale si compie è quello di sciamano testuale. Per capire il valore di ciò che dice uno sciamano non serve a nulla analizzare le sue parole e controbatterle, ma serve capire perché un gruppo sociale ha in sé istanze che gli permettono di identificarsi in quelle parole. Se un tiranno, un sacerdote, uno sciamano vengono ridotti ad una loro presunta  idiozia, li si perde di vista. Non ne si comprende la pervasività.  Essi sono l’interfaccia tra il mondo e il suo inconscio. Non esisterebbero se non esistesse quell’inconscio. Quindi la domanda da porsi è: perché lo stanno a sentire? Qual è la verità, e il desiderio del pubblico, alla quale Celentano  riesce a fare appello e a raccordarsi? Un’interfaccia tra l’Uomo ed il suo Sé può essere un deficiente nel senso che “non sa”, ma non nel senso da noi comunemente usato.

3) “E’ scappato di mano alla Rai”
Sbagliato, e pure ingenuo. Celentano assolve le progettualità economiche e di target del prodotto Festival di San Remo. Serve al prodotto ed alle sue logiche di consumo e di investimenti pubblicitari. Celentano serviva alla Rai, e la Rai se n’è servita. Punto. Anche la Rai serviva a Celentano. E il cerchio si è chiuso.

4) “Celentano delira”.
Sbagliato. Il suo è un pensiero asistematico. Ma l’asistematicità non è frutto dell’ abbandono della logica (il delirio) ma è una logica a sè. Le logiche sono molte, ognuna con i suoi codici e le sue strutture. L’asistematicità è una di esse.

5) “Celentano è innovativo”
Non proprio. Anzi per nulla. Celentano è un archetipo. Quindi, per statuto, non innova ma si compie in corde di comunicazione che sono statuti psicologici del pubblico. All’inverso, quindi, non è Celentano ad essere innovativo, ma piuttosto molto di ciò che ci sembra innovativo spesso non coglie quelle corde del pubblico, che con Celentano si riattivano.

6) “Celentano è ingenuo”.
Per nulla. Celentano non è né ingenuo, né naif. La sua scrittura si rifà costantemente ai canoni del discorso profetico (che va dal mito, alla Bibbia, al capitano Akab, a Obama, a Jobs) e, allo stesso tempo, ai canoni di certo teatro dell’assurdo. Non tanto a Beckett, quanto piuttosto a Ionesco e Pinter. Quest’uomo è molto meno “un sempliciotto” di quanto possiate immaginare. O quantomeno frequenta gente culturalmente scaltra.

7)“Celentano è un populista”.
Forse sì, ma attenzione. Celentano adopera le strategie di comunicazione populistiche per riuscire a creare identificazione nei suoi confronti da parte del pubblico, ma molti dei suoi contenuti dialogici sono per certi versi anarchici. Usa i codici populistici per fare appello alle pulsioni sovversive e trasformative del pubblico. Riattiva le energie assopite e sclerotizzate degli spettatori. Così facendo spacca le loro ingessature mentali. Riattiva. E’ un populista ma non nel senso di conservatore (come spesso sono i populisti) ma nel senso  di “movimentatore”. Che poi nelle logiche del populismo la rottura serva a far casino, rompere l’esistente, per poi, in un modo o nell’altro, traghettare il sociale verso logiche reazionarie – questo è storicamente e socialmente assodato.

In poche parole direi di stare attenti a sottovalutare ideologicamente il fenomeno Celentano. Il molleggiato è indice di temi psicologici e sociali ben chiari nel nostro paese. Ad essi bisognerebbe trovare il modo di dare risposte che non siano … Celentano. Ecco perché questo articolo in una testata che si occupa di politica.  Queste risposte ipotetiche e potenziali, sono anche una questione politica, di immaginario e orizzonti culturali. La politica dovrebbe formulare immaginari culturali e non delegarli – o farli  delegare – a Celentano.

A questo cialtrone patentato di Celentano. Che indubbiamente in tv va a sparar cazzate. Nel suo pippone festivaliero ne ha sparate una valanga. Ma talvolta, talune, nella loro consapevole paradossalità, finiscono per essere o sembrare  cazzate di “buon senso”  e nella loro pervasività, vanno tenute in conto come indice di qualcosa … di enorme … che qui da noi … non va.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

2 Responses to “Celentano è una cosa molto seria. Sia per la politica che per la TV”

  1. Roberto scrive:

    Linguiti, mi permetta di apprezzare e condividere il suo parere e la sua analisi tanto scientifica e puntuale quanto comprensibile e assolutamente azzeccata. Io che sono uno del popolo che non guarda Sanremo – perchè, come dice giustamente lei, non è più il festival della canzone italiana da tempo – sono solo indignato dall’uso sconsiderato del denaro pubblico, visto che poi, da quel che leggo in giro, non mi pare che il Celentano abbia raccolto consensi ma, al contrario, soprattutto critiche e nemmeno troppo costruttive. E sono sinceramente spaventato da quel rischio reazionario che si nasconde dietro a personaggi come lui, che non dovrebbero avere la delega a proporre soluzioni o visioni politico-sociali che dovrebbero essere campo di chi è pagato apposta per questo compito.
    Grazie per la lezione di analisi. Davvero interessante.
    Cordiali saluti.
    Roberto

  2. Maria Letizia scrive:

    Parlare di Celentano,credo,lo si pu’ fare solo con persone come lei..Il sig.Celentano dovrebbe sapere,se e’ un vero credente,come sostiene di essere,che dei progetti di Dio nessun giornale puo’parlare perche’essi sono noti solo a Lui. Prof.Linguiti e’ stato per me un vero piacere leggere il suo scritto.

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