Organizzare o no i Giochi è una scelta razionale, Monti lo è stato

– Mettiamola così. Lo Stato, una volta tanto, dà il buon esempio e non si lancia nella speculazione finanziaria. Sì, perché dare garanzie finanziarie per una spesa pubblica di 4,7 miliardi di euro, necessaria al finanziamento dei Giochi Olimpici nel 2020, quando la situazione economica del paese è in bilico e a fronte di ritorni economici incerti e volubili, si chiama azzardo.

I governi precedenti sarebbero stati probabilmente più inclini ad accettare il rischio. D’altra parte, agli occhi del politico medio, può sembrare un buon affare: oggi raccogli consenso e prestigio, lanciando la candidatura di Roma, domani approvi progetti faraonici e assegni appalti e commesse assicurandoti l’appoggio dei costruttori e solo tra dieci anni, salutati gli atleti, lascerai ai tuoi successori una voragine nelle casse erariali. Secondo Monti, si tratta di un’operazione “che potrebbe mettere a rischio i denari dei contribuenti, proprio mentre siamo sottoposti nei prossimi vent’anni ad un’operazione di rientro dal debito, operazione condivisa e accettata in sede europea dal precedente governo”.

Si stima che i costi per l’organizzazione dell’evento ammontino a 2,5 miliardi, a cui vanno sommati i 2,8 miliardi per realizzare il villaggio olimpico e adeguare gli impianti sportivi. Se i calcoli sono corretti, i Giochi sarebbero costati a ciascun italiano circa 100 euro. L’incertezza è però elevata.

A Londra, che ospiterà le Olimpiadi quest’anno, i costi sembrano lievitati in questi anni. Un’indagine condotta da Sky mostra come i 2,4 miliardi di sterline preventivate siano largamente superari dalle cifre realmente spese o che dovranno essere spese per l’evento. Secondo il ministro Hugh Robertson la cifra va corretta a 9,3 miliardi di sterline. I calcoli di Sky arrivano a parlare di circa 12 miliardi di sterline (senza contare i maggiori costi per la sicurezza e il trasporto pubblico locale), ossia sei volte la spesa presunta nel 2005, quando i giochi sono stati assegnati alla City. Se questo fosse stato la scarto tra preventivo e spese reali, in Italia ci saremmo trovati a pagare non 100, ma 600 euro a testa. Un conto di 30 miliardi di euro, l’equivalente dell’ICI per tre anni.

In Grecia si punta il dito sui Giochi del 2004 come causa primigenia dei mali che Atene sta attraversando. Sono costate al paese ellenico 13 miliardi di euro, a fronte di un budget iniziale di 4,6 miliardi di euro. Nel 2005 il rapporto deficit/pil della Grecia è schizzato al 6,1%.

In Italia non abbiamo una tradizione gloriosa di stime dei costi infrastrutturali. I costi della Tav nelle tratte Roma-Napoli e Bologna-Firenze sono raddoppiati, se non quadruplicati, rispetto alle previsioni. A Roma si attende da 12 anni la terza linea della metro. Il progetto è partito nel 1990 e la sua realizzazione era originariamente prevista per il 2000. I ritardi vanno di pari passo con l’aumento dei costi preventivati: +163,5%. Una capitale europea con due sole linee della metro lunghe 36 km ha altre priorità rispetto alla costruzione del villaggio olimpico.

Senza contare che la maggior parte delle dispendiose infrastrutture realizzate in occasione di questi eventi sono destinate ad essere sottoutilizzate dopo l’evento. Ecomostri e consumo spropositato di suolo sono quello che spesso lascia in eredità un grande evento. Milano lo ha provato sulla sua pelle. Trovandosi ancora 240 mila metri quadri occupati da un hotel costruito in vista dei mondiali del 1990 e mai utilizzato. Milano rischia di sperimentarlo sulla sua pelle di nuovo con l’Expo 2015, che porterà ad una colata di cemento per la realizzazione di 400 mila metri quadri di spazio fieristico in un’area oggi verde e che dal 2016 dovrà trovare necessariamente un nuovo utilizzo.

I grandi eventi danno alla classe politica le chiavi di una città. Grandi opere, poteri d’urgenza, grossi appalti. Se ben concepiti, possono essere anche motore di sviluppo. Una cosa però è chiara: a fronte di benefici incerti, i costi sono a carico del contribuente e dei cittadini. Questi non vanno sottovalutati. Il Governo aveva il compito di valutare un progetto elaborato sotto l’egida del precedente esecutivo. Non ha convinto. Troppi punti di domanda. L’aggiudicazione di un grande evento non è la vittoria al lotto. È un affare di cui vanno soppesati costi e benefici. Se i primi superano i secondi, il capitolo è chiuso.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

2 Responses to “Organizzare o no i Giochi è una scelta razionale, Monti lo è stato”

  1. Massimiliano Melley scrive:

    Senza dimenticare che l’assegnazione delle Olimpiadi non è certa, e alcuni investimenti vanno fatti prima dell’assegnazione…

  2. creonte scrive:

    nota unpo’ OTrrei uno stato emno fissato col lotto e più col pagare le tasse in modo normale

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