Le Olimpiadi di Roma? Come l’aeroporto di Grazzanise. Un mezzo, non un fine

di CARMELO PALMA – Non c’era, a dire il vero, una sola ragione razionale per cui l’Italia avrebbe dovuto imbarcarsi nell’avventura olimpica. C’era, al contrario, una ragione molto “greca”. Le Olimpiadi come fiera della vanità, come tappeto sotto cui nascondere la polvere del declino. E ce n’era una terribilmente “romana”. Le Olimpiadi come prodotto di quella formidabile rete di produzione di amicizie politico-affaristiche che le grandi opere riempiono e la normalità invece svuota ed ammoscia. Le Olimpiadi della rivincita per la Roma e l’Italia di Bertolaso, che Alemanno non a caso vagheggia. Fare cose eccezionali, in modo eccezionale. Meglio del G8, dei mondiali di nuoto e, ovviamente, del terremoto.

Se c’era una città e una classe politica cui andava sottratto l’ennesimo piatto ricco in cui ficcarsi era questa Roma così interessata all’affare e disinteressata alla sua fattibilità da arrivare in ritardo non all’arrivo, ma perfino alla partenza, e comunque pretendendo di stare in corsa almeno fino al 2013 – quando il CIO assegnerà i Giochi del 2020 – e fino ad allora di trafficare, con la fideiussione politica e finanziaria di un esecutivo d’emergenza, per tentare, come al solito, il “miracolo”.

Le Olimpiadi come progetto e questione politica sarebbero state l’equivalente internazionale dell’aeroporto di Grazzanise, che la Regione Campania – ma forse non il presidente Caldoro – vorrebbe costruire nel casertano, a trentacinque chilometri da Capodichino, spendendo più di un miliardo (a preventivo, e chissà quanti a consuntivo). Un’opera che non può servire né rendere, ma che serve e rende costruire e poi magari smontare. E almeno “preparare”, perché anche quelli preparatori e preliminari sono lavori e, per così dire, piaceri. Le Olimpiadi e l’aeroporto come un mezzo e non come un fine.

Si sarebbe partiti per la missione olimpica stimando poco meno di quattro miliardi e mezzo di oneri pubblici – non che la stima non sia seria, non è serio però pensare che “il sistema” accetti il vincolo come un obiettivo e non come un ostacolo – e presumendo di incassarne almeno altrettanti. Si sarebbe rischiato di arrivare lontani, lontanissimi da questa, tutto sommato agevole, compatibilità e di dover coprire un debito, viste le premesse e i precedenti, molto meno accessibile e accettabile (di una, due o quante volte tanto?) Per questo le Olimpiadi, anzi il progetto olimpico a prescindere da tutto (anche dalla concreta possibilità di vedere assegnare i Giochi alla Città eterna) sarebbe stato un azzardo, non un programma, un rischio, non un’opportunità. Ci si è fermati in tempo.

Monti ha messo in fila una serie di considerazione razionali – di opportunità, di merito e di metodo – e ha liquidato l’impresa, prima che iniziasse seriamente a costare, come un puntiglio troppo ostinato ed incerto nei suoi esiti per essere preso sul serio. Apparirà nordista, anti-romano, “leghista”, “comunista”, ma Monti almeno spiega il perché dei suoi No e dei suoi Sì. Tra i tanti modi di sputtanare cinque miliardi ce ne sono di migliori che inseguire gli orizzonti di gloria di un sindaco piccolo piccolo e di una politica che confonde la grandezza con la grandeur.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

3 Responses to “Le Olimpiadi di Roma? Come l’aeroporto di Grazzanise. Un mezzo, non un fine”

  1. Biagio scrive:

    Carmelo Palma hai buttato 4/5 annio della tua vita (laurea) nella ….
    Grazzanise (CE) è immediatamente fuori all’area metropolitana di Napoli (la seconda area d’Italia dopo Milano e prima di Roma) e Capodichino è ormai saturo come aeroporto, inoltre, si trova al centro città. Napoli e la sua area necessita di un secondo … anzi di un primo aeroporto con possibilità di sviluppo come Grazzanise mentre Capodichino diventerebbe come Linate a Milano.

  2. Carmelo Palma scrive:

    Contro questa opera “essenziale” ci sono il Governo, il presidente perbene di una Regione (politicamente parlando) assai meno perbene, la società di gestione dello scalo di Napoli Capodichino, che il nuovo hub di Grazzanise in teoria dovrebbe gestire (guadagnandoci o perdendoci) e il Politecnico di Milano che ha bocciato senza appello l’opera e la sua sostenibilità. A favore c’è una classe politica a cui il nuovo aeroporto serve solo farlo, mica anche che funzioni. Io che non sono un esperto di economia dei trasporti – ma neppure Cosentino lo è – tendo razionalmente a fidarmi più di chi dice no che di chi dice sì, esattamente come sulle Olimpiadi.

  3. stento a credere che si sostenga Monti sino allo Spegni Italia!
    mn

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