Nel PD ogni ‘comunista’ che vince dà ragione a Veltroni

di LUCIO SCUDIERO – Dovunque faccia una primaria, il PD perde. Chiunque sia il candidato ufficiale del partito, alle primarie questi perde. Ogni volta da sinistra. L’esperienza di questi anni ci dice che quasi sempre, poi, la coalizione di centro sinistra riesce a portare a casa il risultato finale vincendo il governo dell’istituzione sottoposta al voto. E’ stato il caso della Regione Puglia, eppoi dei comuni di Napoli, Milano, molto probabilmente Genova. Eppure tutto questo non è avvenuto mai senza che dentro il partito erede della tradizione politica della sinistra italiana si fosse consumata una qualche lacerazione, ulcerante e dolorosa, tra l’apparato e il suo “popolo”.

Non saprei dire se la sindrome da “buoni a nulla” di cui è preda il Partito Democratico sia più responsabilità del primo, l’apparato, o del secondo, il popolo. Probabilmente l’uno e l’altro condividono eguali porzioni di torto.

Le strutture di partito in questi primi quattro anni scarsi di vita hanno da un lato dimostrato la propria inadeguatezza a coltivare quell’idea di sinistra che era all’origine dell’intuizione veltroniana, tendente a costruire il partito blairiano in Italia, dieci anni dopo; dall’altro, l’incapacità a sostituire quel progetto con qualcosa non tanto di alternativo e radicale, quanto proprio con qualcosa che assomigliasse vagamente a un progetto. Un abbecedario politico di un partito che aveva il dovere, oserei dire morale, di immaginarsi vivo e leader dopo e oltre Berlusconi, e che invece dalla dipartita politica dell’odiato nemico non ha saputo trarre altro che il perpetuarsi di piccoli opportunismi, mediazioni conservative quando non reazionarie su tutte le grandi questioni politiche dirimenti per il Paese, e la promozione di “mezze tacche” a ruoli di primo piano.

In questo sfogo twittato ieri da Marta Vincenzi c’è tutta il dramma di un partito che vive la propria definitiva separazione dalla modernità: “Basta con sta fissa delle infrastrutture, di Smart cities. Vuoi mettere come è meglio parlare di beni comuni? Specie se benedisce Don Gallo”.

E’ che ai militanti della sinistra italiana di mollare le categorie di pensiero del vetero socialismo, soprattutto se impastate di buona, onirica e inconcludente retorica, non gli va per niente. Il PD di Veltroni, absit iniuria verbis, era troppo avanti per quell’elettorato che aspetta costantemente qualcuno che gli dica “qualcosa di sinistra”. Perciò Vendola passa, incassa e ringrazia. E andrà così finché il partito guidato da Bersani non finirà completamente cannibalizzato dall’ “alleato” leftist.

In un commento pubblicato su Linkiesta, Peppino Caldarola ha parlato di sconfitta del “finto nuovo” a proposito delle due candidature democratiche alle primarie di Genova. La verità purtroppo è più amara. Sotto la Lanterna più che perdere i “finti nuovi” hanno vinto i “veri vecchi”. Quelli che “l’articolo 18 non si tocca”; quelli che “l’acqua è un bene comune”; quelli che la crisi dei debiti sovrani “è colpa del liberismo”.

Al PD, ma vale un po’ per tutti i partiti italiani, non basterà reinventarsi l’organigramma per sopravvivere. Deve proprio reinventarsi l’elettorato.

Twitter: @Antigrazioso


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

3 Responses to “Nel PD ogni ‘comunista’ che vince dà ragione a Veltroni”

  1. enzo51 scrive:

    Siamo già al cupio dissolvi dei “finti moderni” di sinistra?

  2. fabrizio scrive:

    Ottimo articolo… concordo, é il vecchio che avanza; ma se il PD non fa un repulisti di tutte le vecchie (ed inutili) cariatidi che lo governano dando spazio ad una nuova generazione politica, quella dei Renzi, per intenderci, é destinato a soccombere ancora ed a scomparire in prospettiva.

  3. Gianfranco Nitti scrive:

    VELTRONI S’ISCRIVE NELL’ALBO DEI REVISIONISTI DELL’ART. 18

    E bravo Veltroni! Anche lui s’iscrive al club dei revisionisti dell’articolo 18 (intervista a Repubblica 19.2.2012).Quell’articolo costituisce una vittoria dei lavoratori, conseguita nel 1970, occorrerebbe quindi progredire ulteriormente, magari estenderlo anche alle imprese sotto i 15 dipendenti e non regredire a prima di 42 anni fa…
    Ma i revisionisti dell’articolo 18 sono in genere coloro che non ne hanno avuto e non ne avranno mai bisogno perché vivono di rendite parassitarie o di politica o di benefici sicuri, per cui per loro è facile cercare di smantellare una tutela che non gli serve.
    In ogni caso, Veltroni prese un PD al 33% e si dimise quando il PD crollò al 25% (elezioni sarde, 2009): valutate voi che valore abbiano i suoi interventi…

    Gianfranco Nitti

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