La Germania è immune dai giudici italiani, non dal Governo

– Una decina di giorni fa, l’International Court of Justice dell’Aja ha emanato una sentenza di valore storico per lo sviluppo del diritto internazionale.
Contrariamente a quanto si è potuto leggere sulle prime pagine dei quotidiani, non si trattava di decidere se l’Italia e alcuni suoi cittadini avessero o meno diritto ad un risarcimento per i massacri perpetrati dalle truppe tedesche nel secondo conflitto mondiale. Più correttamente, si trattava di capire se la decisione della Corte di Cassazione italiana di non riconoscere l’immunità alla Germania in procedimenti aventi ad oggetto la responsabilità penale e civile di criminali di guerra fosse conforme al diritto internazionale.

La Corte, come d’altra parte la stragrande maggioranza dei tribunali nazionali ed internazionali investiti ad oggi di questioni simili, ha ribadito la necessità di applicare l’immunità statale, anche laddove siano stati commessi crimini di guerra o contro l’umanità. Le norme consuetudinarie che tutelano l’immunità degli Stati sono infatti di natura procedurale e non possono quindi confliggere con norme di carattere sostanziale (The two sets of rules address different matters). In altre parole, immunità non significa impunità. Risarcimenti e riparazioni di guerra non saranno quindi mai esigibili in sede giurisdizionale, bensì sempre e solo su un piano di trattativa interstatuale.

La domanda se la Germania debba o meno risarcire ancora le vittime per le violenze subite investe quindi un problema di altra natura – in particolare, se le riparazioni di guerra da parte tedesca siano state effettivamente corrisposte nella giusta misura. Il tentativo dell’Italia di includere anche questa domanda nel giudizio era peraltro già fallito nel luglio 2010 con un’ordinanza di rigetto della stessa Corte dell’Aja. Ecco perché ora il Governo italiano, che pure in passato con il Ministro Frattini aveva mantenuto una posizione ambigua, l’ha rilanciata, invitando il Governo tedesco ad intavolare un negoziato per risolvere i problemi ancora oggi sul tappeto, in particolar modo quelli attinenti al risarcimento dei cosiddetti IMI (Internati Militari Italiani).

E’ una sfida importante per i rapporti diplomatici tra i due paesi, che, tuttavia, già in occasione del vertice bilaterale di Trieste del novembre 2008, avevano mostrato di voler continuare “a conferire il loro convinto contributo all’avanzamento degli ideali di riconciliazione, solidarietà ed integrazione che sono alla base del processo di costruzione dell’Europa“. La commissione di storici italo-tedeschi insediatasi tre anni fa presso Villa Vigoni, il centro studi sul lago di Como che promuove gli scambi culturali tra Italia e Germania, ha segnato un primo passo in questa direzione.

E la stessa Corte dell’Aja ha voluto lasciare aperto uno spiraglio per l’avvio delle trattative:

“The Court considers that it is a matter of surprise ⎯ and regret ⎯ that Germany decided to deny compensation to a group of victims on the ground that they had been entitled to a status which, at the relevant time, Germany had refused to recognize, particularly since those victims had thereby been denied the legal protection to which that status entitled them”.

Da Berlino, nel frattempo, arriva però un brusco altolà, se è vero che, in un comunicato stampa, il Ministro degli Esteri Guido Westerwelle ha ripetuto che la Germania ha già onorato i suoi impegni in passato.


Autore: Giovanni Boggero

Nato nel 1987, si è laureato in giurisprudenza a Torino con una tesi in diritto internazionale. Ha studiato anche a Gottinga e Amburgo. Svolge un dottorato in diritto pubblico presso l'Università del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" e si occupa di Germania per il quotidiano Il Foglio, la rivista Aspenia e per FIRSTonline.

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